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Vaccino anti-Covid, c’è un piano per la distribuzione in Italia? I nodi sulla conservazione

Di Anna Ditta
Pubblicato il 10 Nov. 2020 alle 15:20 Aggiornato il 11 Nov. 2020 alle 14:36
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La società farmaceutica statunitense Pfizer ha fatto sapere che il vaccino anti-Covid cui sta lavorando insieme alla tedesca  BioNTech e che si trova alla fase 3 di sperimentazione  è “efficace al 90 per cento”. La notizia, che ha fatto il giro del mondo, riaccende le speranze della lotta contro il virus, in un momento in cui la curva dei contagi da Coronavirus in Italia e in Europa è tornata a livelli preoccupanti e si fa sempre più concreta la possibilità di un nuovo lockdown generalizzato del paese.

Tuttavia, l’uso del vaccino come arma contro il Covid-19 non dipende soltanto dai risultati sperimentali che dovranno essere confermati nelle prossime settimane. Molto si giocherà infatti sulla concreta capacità dei paesi di conservarlo e distribuirlo nel modo adeguato e in tempi celeri. L’Unione europea, titolare dei contratti stipulati con le diverse case farmaceutiche per il vaccino (tra cui Pfizer e Oxford/AstraZeneca), ha chiesto a ogni paese di organizzare un piano di distribuzione delle dosi, individuando le fasce di popolazione da sottoporre a profilassi in via prioritaria e la rete di centri per la somministrazione. Ma a che punto è l’Italia?

La questione della catena del freddo

Un punto fondamentale del piano dovrà riguardare la conservazione dei vaccini. Tutti i vaccini per altre malattie, ad esempio l’influenza, vengono infatti conservati a -2/-8 gradi, ma per quelli anti Covid la temperatura è ancora più bassa e arriva sotto lo zero. Si tratta di temperature che “rappresenteranno sicuramente una sfida per molti paesi”. Il vaccino di Moderna, ad esempio, richiede una temperatura di conservazione di -20 gradi centigradi. Mentre per conservare in maniera ottimale il vaccino avviato in sperimentazione da Pfizer serve addirittura una temperatura di meno 75 gradi.

La catena del freddo deve essere assicurata dal momento in cui il farmaco esce dal sito produttivo a quando la dose viene somministrata. Come riporta il Corriere della Sera, in Italia gli unici due aeroporti certificati per ricevere farmaci sono Fiumicino e Malpensa, che tuttavia non sono attrezzati con frigo a così basse temperature. Saranno le autorità statali che stanno predisponendo il piano, dunque, a dover schiogliere il nodo.

“Sul tema della distribuzione del vaccino, legato anche alla catena del freddo necessaria alla sua conservazione”, ha dichiarato oggi il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, “voglio dire in modo molto chiaro che con il ministro della Salute, Aifa, Spallanzani, Iss si è già iniziato largamente a ragionare sulla problematica ed elaborare una strategia per affrontare compiutamente distribuzione e somministrazione del vaccino senza impatti negativi sulla catena di distribuzione, che ha bisogno di temperature particolarmente basse”.

Il piano per la distribuzione

Alla stesura del piano per la vaccinazione, che Bruxelles pretende di ricevere il prima possibile dai governi, sta lavorando in modo riservato un’apposita commissione istituita al ministero della Salute. Spetta alla commissione risolvere i problemi logistici legati a questa imponente campagna di vaccinazione. Bisognerà capire, ad esempio, dove e come conservare milioni di vaccini, come trasportarli in sicurezza, dove effettuare le punture.

Secondo quanto riporta oggi Repubblica, dovrebbe entrare in campo anche la sanità militare, con l’esercito che si occuperà del trasporto e forse di allestire alcune delle strutture necessarie a somministrare il vaccino. Sarà inoltre coinvolto il commissario all’emergenza Domenico Arcuri. Con le prime dosi il governo potrebbe partire già nella seconda metà di gennaio con l’immunizzazione di tutti gli operatori sanitari e di buona parte degli ospiti delle Rsa. Una fase per cui occorreranno “alcune settimane”. A quel punto, l’Italia potrebbe davvero iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel in cui è piombata con lo scoppio della pandemia.

Vaccino anti-Covid, Garattini: “Presto per festeggiare”

A sottolineare le criticità ancora irrisolte sulla questione dei vaccini anti Covid è oggi in un’intervista a Repubblica il presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, Silvio Garattini. “Siamo tutti in attesa del vaccino. Ma prima di fare festa servono dati e risposte precise se vogliamo conquistare la fiducia della popolazione”, ha dichiarato Garattini.

“Partiamo da un presupposto: in questo momento c’è una gara tra le industrie farmaceutiche. Una corsa a chi arriva primo sotto gli occhi di tutti”, spiega. “Parlano di una percentuale di protezione molto alta, addirittura del 90 per cento. Se fosse così saremmo contentissimi. Ma sono dati definitivi o parziali? E poi, chi è stato esattamente trattato? La popolazione era giovane e sana?”, si chiede lo scienziato. “E quanti sono gli anziani testati e quelli con patologie gravi? Non lo sappiamo. Ed è noto che i vaccini hanno meno efficacia in questa categoria di persone perché con meno risposte immunitarie rispetto ai giovani”.

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