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Garattini a TPI: “Il vaccino antinfluenzale può essere utile anche contro il Covid, ma non c’è per tutti”

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TPI ha lanciato una campagna di vaccinazione antinfluenzale di massa. A questa iniziativa hanno aderito medici e scienziati illustri come l’epidemiologo Andrea Crisanti, il virologo Fabrizio Pregliasco (qui l’intervista) e il presidente della Fondazione Gibe, Nino Cartabellotta (qui il suo articolo per TPI). Portarla a compimento potrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’attività di contrasto al Covid-19 (qui il link per firmare la nostra petizione su Change.org) che nei giorni scorsi ha superato un milione di morti nel mondo (oltre 35 mila in Italia). Ne abbiamo parlato con Silvio Angelo Garattini, scienziato e farmacologo italiano, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”.

Professore, il vaccino antinfluenzale può essere importante nella lotta al Covid-19?
“Sicuramente farlo sarebbe cosa utile. Va detto però che il vaccino dell’influenza non è che sia altamente protettivo. Protegge intorno al 40-50 per cento. Però, certo, se c’è un numero sufficiente di persone che si vaccinano… Bisogna comunque dire che l’influenza non è una malattia innocua: fa 6000 morti all’anno. Certamente molte di queste morti sono dovute ai soggetti anziani che hanno vari problemi di salute. Bisogna distinguere la validità della vaccinazione influenzale agli anziani, soprattutto in quelli con fattore di rischio, rispetto alla popolazione generale sana. Ci può essere una discussione… Grande sforzo per ottenere in realtà tra il 40 e il 50 per cento di persone protette? Quindi sostanzialmente l’idea è quella che ci sia una maggiore facilità di diagnosi. Se molti sono protetti dall’influenza è chiaro che c’è un minor numero di persone che si recherà dal medico in caso di sintomi simili a quelli del Covid”.

Da alcuni studi scientifici è emerso che il vaccino contro l’influenza può ridurre il rischio di contagio e di mortalità da Covid-19. Ritiene queste pubblicazioni affidabili?
“Sì, c’è questa discussione se valga la pena oppure no. Certamente un dato positivo è quello che ci sono almeno tre studi: uno in Brasile, uno in America e uno recentissimo della fondazione Monzino di Milano che dicono che chi ha fatto la vaccinazione antinfluenzale ha minori probabilità di essere infettato dal Covid. E questo sarebbe un vantaggio”.

Quindi rendere il vaccino antinfluenzale obbligatorio potrebbe essere utile?
“Impossibile, non c’è per tutti. Non è stato ordinato. Non è che le industrie preparano tanto vaccino. Per quest’anno avranno preparato il quantitativo dello scorso anno o poco di più. Non dimentichiamoci che gli italiani che si vaccinano contro l’influenza sono il 17 per cento e la metà di questi è rappresentata dai soggetti anziani”.

Ma lei consiglia di farlo?
“Io lo faccio sempre, da parecchi anni. Potrebbe essere utile aggiungere anche la vaccinazione antipneumococcica perché molte poi delle infezioni sono quelle che derivano dal pneumococco che è un batterio non un virus. Certo è che l’uso della mascherina e gli accorgimenti presi per il Covid quest’anno saranno molto utili per prevenire anche l’influenza”.

Quale categoria dovrebbe avere la precedenza nella somministrazione?
“Certamente c’è una priorità per i soggetti anziani o con fattori di rischio e anche per chi ha più di 65 anni. Poi anche se ci sono dei soggetti anche con età minore, con diabete, malattie cardiovascolari o renali. Anche per loro vale indipendentemente dall’età”.
Il vaccino lo possono fare tutti?
“No, ci sono delle eccezioni come, ad esempio, i soggetti immunodepressi. La stragrande maggioranza delle gente però lo può fare e sarebbe cosa utile”.

Leggi anche: 1. Governo e Regioni promuovano una vaccinazione antinfluenzale di massa: la campagna di TPI / 2. Vaccino antinfluenzale, boom di richieste: corsa contro il tempo per produrre le dosi. “Ce la faremo ma serviva più programmazione”

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