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Vaccinarsi per la comunità? Macché, per andare al ristorante: ecco “l’effetto Macron”

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Vaccinarsi per salvare vite? No, grazie: meglio vaccinarsi per andare al ristorante. È questo il messaggio che arriva da Oltralpe dove, dopo la stretta decisa da Macron, si è innescata una vera e propria corsa al vaccino anti-Covid.

In un discorso alla nazione, infatti, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato una serie di restrizioni volte a vaccinare quante più persone possibile ed evitare così una nuova ondata di Covid, sempre più alle porte a causa della variante Delta.

L’inquilino dell’Eliseo, dunque, ha annunciato non solo l’obbligo di vaccinazione per tutto il personale sanitario, ma anche e soprattutto l’obbligo del pass sanitario europeo, che viene rilasciato ai vaccinati o a chi ha effettuato un tampone negativo nelle 48 ore precedenti, per tutti coloro che, a partire da agosto, vorranno accedere a bar, ristoranti, centri commerciali, mezzi di trasporto, teatri e cinema, o partecipare a grandi eventi, sportivi o culturali che siano.

Il risultato? Più di un milione di persone in meno di 24 ore si è prenotato per il vaccino anti-Covid. La decisione di Macron, infatti, di fatto obbliga le persone a vaccinarsi. Questo perché se ipoteticamente una persona volesse prendere ogni giorno il caffè al bar dovrebbe ogni volta fare un tampone, che risulti negativo, nelle 48 ore precedenti.

Mentre nel resto d’Europa, Italia inclusa, si discute se importare il modello francese, appare incredibile che, l’esercito dei no vax o, peggio ancora, quello degli indecisi, decida di vaccinarsi senza esitazione non per senso civico o per il bene della comunità, ma per poter cenare al ristorante.

“Non possiamo fare portare il peso dei disagi a chi ha avuto il senso civico di vaccinarsi” ha sottolineato il presidente francese aggiungendo: “Le restrizioni peseranno sugli altri, quelli che per ragioni incomprensibili nel Paese di Louis Pasteur, della scienza e dell’Illuminismo ancora esitano a usare l’unica arma a disposizione contro la pandemia, il vaccino”.

Una delle tesi sostenuta da chi non vuole fare il vaccino anti-Covid è il diritto di poter rifiutare la somministrazione perché ognuno è libero di scegliere per la propria salute.

Non si può affermare certamente il contrario, ma è bene ricordare che i non vaccinati non sono un pericolo per loro stessi, ma per l’intera comunità.

Un non vaccinato, infatti, a meno che non decida di effettuare un lockdown personale senza uscire mai più di casa, è un potenziale veicolo di contagio e, di conseguenza, un pericolo per gli altri, inclusi quei vaccinati che, magari per motivi di salute, potrebbero non avere una risposta immunitaria così efficace contro il virus e quindi essere maggiormente a rischio.

È giusto, quindi, continuare a difendere la propria libertà personale quando si è potenzialmente un pericolo per l’intera comunità? No, per il semplice motivo che la libertà d’azione termina quando lede la libertà degli altri. Non è questo, in fondo, il concetto puro e semplice su cui si basa la democrazia? Altrimenti sarebbe un’anarchia.

Ed è davvero triste constatare che, improvvisamente, chi fino all’altro ieri nutriva dubbi sul vaccino o, peggio ancora, cianciava di complotti, di campi magnetici o 5g, ora li abbia superati in un batter d’occhio nel momento in cui è stato negato loro un caffè al bar, un film al cinema o una serata a teatro.

Come se la vita di una persona, che sia un parente, un amico o anche un semplice sconosciuto, non fosse così importante quanto una cena al ristorante.

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