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Sì alle unioni civili: la (mezza) rivoluzione di Papa Francesco

Di Alessio Arena
Pubblicato il 22 Ott. 2020 alle 14:01 Aggiornato il 22 Ott. 2020 alle 14:08
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Immagine di copertina

Papa Francesco, la (mezza) rivoluzione sulle unioni civili

Capita a molti, soprattutto da giovani, di sognare, senza troppa convinzione, di cambiare il mondo. Qualcuno, però, si imbatte in quella buona idea così semplice e ovvia – almeno in apparenza – che lo convince che vale la pena di tentare, di provare davvero a fare la rivoluzione. Comincia così, per gioco, talvolta. Ho sognato anch’io un mondo nuovo, partendo da idee che sapevo essere giuste, tra le quali la certezza che dovesse essere data a tutti la possibilità di vivere la propria natura senza il peso gravoso dell’opinione di chi non comprende e, per tale ragione, talvolta odia, mortifica e attacca. Chi non ha i mezzi per capire e per costruire si adopera per distruggere. Talvolta, però, la Storia agisce in maniera inaspettata. Oggi sui giornali di tutto il mondo dilaga una notizia: Papa Francesco si è dichiarato favorevole alle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Lo ha dichiarato la Catholic News Agency in seguito alla proiezione del documentario “Francesco”, diretto dal regista russo Evgeny Afineevsky, presentato alla Festa del Cinema di Roma.

“Le persone omosessuali – ha dichiarato il Papa, intervistato da Valentina Alazraki – hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo.” Le parole di Francesco non aprono al matrimonio, che resta, nell’idea del pontefice, un sacramento esclusivo delle coppie eterosessuali. In un’intervista a TV 2000 anche Padre Antonio Spadaro ha chiarito che il pontefice si è espresso “senza in nessun modo intaccare la Dottrina”. L’apertura del Papa, però, ha comunque una portata storica senza precedenti.

Le dichiarazioni del pontefice avviano un’inevitabile rivoluzione culturale all’interno della Chiesa cattolica, poiché il Papa, innanzitutto, non può certo parlare a titolo personale. In ogni caso, si fa consapevolmente portavoce della Chiesa, senza bisogno di appellarsi all’infallibilità papale. Francesco si è espresso esplicitamente a favore di un riconoscimento legale delle coppie omosessuali, al fine di tutelarle da tale punto di vista, sottolineando che questa possibilità è un “diritto”. Proprio tale aspetto legale era stato messo aspramente in discussione da Giovanni Paolo II, in seguito all’approvazione della “Risoluzione sulle parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità” del Parlamento Europeo (1994). Wojtyla infatti dichiarò: “[…] non si sono semplicemente prese le difese delle persone con tendenze omosessuali, rifiutando ingiuste discriminazioni nei loro confronti. Su questo anche la Chiesa è d’accordo, anzi lo approva, lo fa suo […] Ciò che non è moralmente ammissibile è l’approvazione giuridica della pratica omosessuale. […] Il Parlamento ha conferito indebitamente un valore istituzionale a comportamenti devianti […]”.

Inoltre, certamente non a caso, Francesco ha fatto leva anche sull’immagine della famiglia in modo nuovo. Questa infatti viene spesso chiamata in causa, anche in ambienti cattolici, in opposizione alla legittima lotta per i diritti civili delle coppie omosessuali. È importante, inoltre, il riferimento del pontefice alla felicità come ulteriore diritto inalienabile e la conseguente esplicita ammissione che l’infelicità che deriva dall’estromissione degli omosessuali dalla famiglia sia inaccettabile. Le parole di Francesco possono sorprendere, considerando anche che lo stesso Bergoglio, come riporta Agi, si era opposto al riconoscimento legale dei matrimoni omosessuali, quando era Vescovo di Buenos Aires. Ma, come abbiamo già chiarito, la contraddizione è soltanto apparente, poiché il matrimonio continua a non essere un’opzione.

Durante il suo pontificato Francesco ha pronunciato in più occasioni parole di apertura nei confronti degli omosessuali. Nel 2013 ha detto la storica frase: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. Nel 2018 Juan Carlos Cruz, vittima di un parroco pedofilo, ha dichiarato che Francesco, in occasione di un incontro privato, gli avrebbe detto: “Che tu sia gay non importa. Dio ti ha fatto così e ti ama così e non mi interessa. […] Devi essere felice di ciò che sei”. Nello stesso anno, c’è stata anche una nota gaffe del pontefice, quando ha dichiarato: “In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio? Una cosa è quando si manifesta da bambino, che ci sono tante cose da fare con la psichiatria, per vedere come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta dopo vent’anni o cose del genere”.

Le parole di Francesco, in tale occasione, hanno suscitato molte polemiche, forse perché sembrano allinearsi, in parte, con quelle di alcuni suoi predecessori, quali Paolo VI, che dichiarò nel 1975: “[…] le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile. Esse sono condannate nella Sacra Scrittura come gravi depravazioni e presentate, anzi, come la funesta conseguenza di un rifiuto di Dio. Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione”.

In ogni caso, si spera che le parole di apertura di Francesco non stimolino una concezione subordinata delle unioni civili rispetto al matrimonio, anche in ambito non religioso, considerando che tale discriminazione è tuttora una realtà, dato che, in Italia, per esempio, alle coppie omosessuali non è consentito unirsi in matrimonio, ma soltanto “unirsi civilmente”. D’altro canto, si auspica soprattutto che tale rivoluzione possa progressivamente portare al riconoscimento del valore specifico delle relazioni omosessuali, stimolando la riscoperta dell’unicità di ogni relazione umana. Probabilmente tanti tra i non credenti tenderanno a minimizzare l’importanza delle posizioni del pontefice, ritenendo che l’opinione della Chiesa non debba avere alcuna rilevanza all’interno dello Stato laico. Non bisogna, però, dimenticare che nella comunità cattolica vi sono numerosi omosessuali che pretendono legittimamente di partecipare, in quanto credenti, alla vita della Chiesa, senza rinunciare a vivere serenamente la propria identità. Pertanto, le parole del Papa costituiscono, in ogni caso, una conquista importante – ma non decisiva – sul fronte della lotta per i diritti civili. E non solo per gli omosessuali.

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