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Tamponi Covid falsi Campania, la reazione di de Magistris all’inchiesta di TPI: “Fatto gravissimo, ora massimo rigore e severità”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 23 Ott. 2020 alle 08:50 Aggiornato il 23 Ott. 2020 alle 17:46
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Tamponi Covid falsi Campania, la reazione di de Magistris all’inchiesta di TPI

In Campania, dove il Coronavirus galoppa con 1541 casi in un giorno e 94 posti di terapia intensiva occupati su 227 e dove per fare un tampone Covid presso le Asl pubbliche si aspetta in fila anche 8-9 ore, esiste un’organizzazione che da mesi sta facendo test falsi, mettendo così in pericolo la salute di migliaia di cittadini. Un’inchiesta di TPI rivela con intercettazioni e testimonianze il sistema di questo business, sul quale i Nas stanno attualmente indagando. Si tratta di una organizzazione privata di 17 persone coordinata da M.S. (nome di fantasia), un famoso e accreditato medico del 118 campano che si è servito della sua fama nella sanità pubblica per ingannare migliaia di pazienti. Infatti, il laboratorio al quale si appoggiavano era privo di certificati, il macchinario utilizzato non era adatto (serve in realtà per diagnosticare la brucellosi nelle vacche), chi ha ripetuto il tampone Covid alla Asl ha poi avuto sempre esito diverso. Addirittura uno dei 17 indagati è un infermiere chefaceva l’esame sempre con striscette già usate e negative e nelle intercettazioni dice: “E che me ne fotte a me!”. I tamponi sono stati fatti a migliaia di persone che quindi sono diventate una bomba epidemiologica perché non hanno mai saputo la verità sulla loro positività.

L’INCHIESTA COMPLETA DI TPI SUI TAMPONI FALSI IN CAMPANIA

Sul business dei falsi tamponi Covid abbiamo chiesto un commento al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: “L’organizzazione che ha fatto migliaia di tamponi Covid falsi è un fatto di una gravità inaudita e mi auguro che la magistratura farà il suo corso e il suo lavoro, insieme alle Forze dell’Ordine. Con il massimo rigore e la massima severità perché è inqualificabile e indegno”.

“Bisogna partire – ha detto il primo cittadino – dal contesto in cui questa organizzazione si è potuta inserire. Noi abbiamo innanzitutto una situazione che io da tempo vado dicendo che è fuori controllo. Non si ha più notizia di un tracciamento puntuale e costante dei positivi e dei contatti diretti. Secondo: le persone vengono lasciate per troppo tempo in balia della tempesta, ovvero non riescono ad avere il risultato del tampone. E questo li mette in una condizione di disperazione perché la Asl ritarda. E le persone hanno la tosse che aumenta, la febbre che aumenta e sono spaventate. Ed è proprio in quel momento che cercano il tampone Covid, che si rivolgono a chiunque pur di farlo”.

Secondo de Magistris, “manca quindi una rete e una capacità organizzativa di tenere in rete tutto ciò che serve per monitorare tra pubblico e privato lo stato di salute della nostra popolazione. E questo sarebbe competenza della Regione e delle Asl. E questo che le ho fatto è il quadro delle abitazioni, cioè di chi sta male a domicilio. Poi c’è anche chi fa 8 o 9 ore di fila davanti al Frullone, la sede che la Asl ha messo a disposizione per i tamponi. C’è gente che per evitare questo strazio, poi magari va da un’altra parte”.

In Campania poi c’è un’altra anomalia: “Il presidente della Regione ha ritenuto che il sindaco di Napoli non dovesse partecipare all’Unità di crisi regionale. Ha messo anche per iscritto che io, in quanto sindaco di Napoli, non posso partecipare. Dice che è sufficiente la presenza del delegato regionale Anci. Quando invece Napoli ha molte criticità in questo periodo di pandemia”.

Altro grande problema: “Il rapporto tra contagiati – ha continuato Luigi de Magistris – presunti contagiati e mondo del lavoro. Perché le persone in un momento di disperazione, anche sociale e economica, hanno la preoccupazione se si trovano a dover sottolineare sintomi o addirittura nel caso in cui il tampone dovesse risultare positivo. Pensiamo all’enorme marea di lavoro nero che in questi mesi è aumentata, poi il lavoro a giornata, a cottimo. Stiamo parlando di un mondo sommerso, ma che esiste. E quelle persone se sono positive perdono il lavoro, perdono i soldi. La tentazione di dimostrare di essere negativi, soprattutto se asintomatici, c’è eccome”.

Poi il sindaco di Napoli ha concluso: “Sono molto preoccupato per questa situazione. Con i numeri pericolosi che abbiamo in Campania, bisogna stare molto attenti ai positivi occulti. E voglio dire una cosa: cosa ha fatto la Regione in questi mesi che hanno preceduto la seconda ondata? Con un buon “esercito sanitario” le organizzazioni come quella dei tamponi Covid falsi non avrebbero né spazio né modo di esistere”.

L’INCHIESTA DI TPI SUI TAMPONI FALSI IN CAMPANIA

  1. Le intercettazioni
  2. Chi sono i membri dell’organizzazione
  3. La testimonianza
  4. La storia di una delle persone truffate
  5. L’intervista a De Magistris
  6. Il documento che smaschera la banda

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