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L’occupazione di CasaPound all’Esquilino ha causato un danno allo Stato di oltre 4 milioni di euro

Di Marta Facchini
Pubblicato il 17 Giu. 2019 alle 16:15 Aggiornato il 17 Giu. 2019 alle 16:17
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Sede CasaPound Corte dei Conti – Quattro milioni e seicentomila euro. Questo il danno al pubblico erario causato dall’occupazione abusiva del civico 8 di via Napoleone III da parte di CasaPound. A chiarire la cifra è stata la procura della Corte dei Conti del Lazio, che ha chiuso le indagini sul palazzo di sei piani del quartiere Esquilino, nel centro di Roma, occupato nel 2003 dal movimento politico di estrema destra presieduto da Gianluca Iannone.

Si tratta di un “caso di gravissima negligenza e scarsissima cura” dell’amministrazione pubblica, si legge nell’atto firmato dal viceprocuratore della Corte dei conti, Massimiliano Minerva.

“Non è tollerabile in uno Stato di diritto una sorta di ‘espropriazione al contrario’, che ha finito per sottrarre per oltre tre lustri un immobile di ben sei piani, sede storica di uffici pubblici, al patrimonio indisponibile dello Stato, causando in tal modo un danno certo e cospicuo all’erario”, si apprende dall’atto notificato dalla Guardia di finanza ai dirigenti del ministero dell’Istruzione e del Demanio che si sono succeduti negli anni mentre lo stabile continuava a essere occupato.

Saranno nove dirigenti dell’Agenzia del Demanio e del Miur, proprietario dell’edificio, a dovere risarcire il danno alle casse dello Stato.

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Sede Casapound danni erario – Nel registro degli indagati sono finite dodici persone, di cui tre sono decedute. L’immobile, di proprietà dello Stato, era stato concesso in uso governativo dal ministero delle Finanze al ministero della Pubblica Istruzione nel settembre del 1958. Poi, era stato occupato nel 2003 a seguito di un trasloco dei vecchi uffici.

“L’occupazione ‘sine titulo’ dell’immobile da parte di Casapound e degli altri occupanti ha determinato una perdita economica per le finanze pubbliche e comunque una lesione al patrimonio immobiliare pubblico, dato che il cespite non è stato proficuamente utilizzato per oltre 15 anni”, hanno sottolineato i magistrati contabili.

La procura regionale del Lazio della Corte dei Conti, guidata da Andrea Lupi, ha aggiunto: “Tale danno va imputato a titolo di responsabilità gravemente colposa, all’inerzia dei direttori ‘pro tempore’ della direzione Roma Capitale dell’Agenzia del Demanio e ai dirigenti competenti ‘pro tempore’ del Miur per non aver agito in via di autotutela amministrativa e per non aver coltivato le azioni civilistiche volte alla restituzione del bene e al risarcimento dei danni che, in via autonoma o nell’ambito di azioni penali o civili possessorie e petitorie mai intentate o mai coltivate, sarebbero stati liquidati in sede giudiziaria nonché per non aver richiesto l’indennità di occupazione sine titulo agli occupanti”.