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Roma, l’altra Torre Maura: anche i residenti di Casal Bruciato protestano contro l’arrivo dei rom

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 8 Apr. 2019 alle 13:32 Aggiornato il 8 Apr. 2019 alle 19:18
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Immagine di copertina

A Roma l’effetto Torre Maura non ha tardato ad arrivare. Dopo le proteste, settimana scorsa, dei cittadini del quartiere alla periferia est della Capitale contro l’arrivo di 70 persone di etnia rom e sinti destinate a un centro d’accoglienza del posto, domenica 7 aprile si sono ripetute scene del genere anche a Casal Bruciato.

Verso le 18 del pomeriggio, infatti, un gruppo di residenti del quartiere (anch’esso nel quadrante est della Capitale) è sceso in strada per protestare contro l’assegnazione di una casa popolare a una famiglia rom.

Urla, minacce e cassonetti rovesciati. Via Cipiano Faccinetti, intorno al civico 90, sembrava una nuova via dei Codirossoni (quella di Torre Maura). E ancora una volta la violenza e la rabbia degli abitanti hanno avuto la meglio: dopo l’intervento dei carabinieri della stazione Roma Prenestina, la famiglia è stata costretta a lasciare l’alloggio popolare che aveva appena ottenuto.

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La protesta dei cittadini di Casal Bruciato è stata appoggiata anche dagli esponenti di Fratelli d’Italia all’interno del VI Municipio, che hanno definito la decisione di assegnare la casa popolare alla famiglia rom “una prassi che conferma come la sindaca Raggi preferisca occuparsi dei nomadi anziché delle famiglie romane in difficoltà”.

In serata, poi, il vicepremier Luigi Di Maio, ospite in tv da Fabio Fazio, ha sottolineato l’urgenza di “chiudere i campi rom“, affermando come la questione sia di competenza del ministero dell’Interno e quindi di Matteo Salvini.

Nella mattina di lunedì 8 aprile, però, i residenti sono nuovamente tornati in strada, dandosi appuntamento davanti alla palazzina sgomberata il giorno prima. “Non li vogliamo, via i rom da qui”, hanno urlato i cittadini di Casal Bruciato.

Alla fine, la casa che era destinata alla famiglia rom è stata occupata da una ragazza con un bimbo di sei mesi. “Meglio un’italiana che i rom”, hanno confermato i cittadini del quartiere. Ma la donna è stata sgomberata poco dopo.

Le assegnazioni delle case popolari alle famiglie rom che sono in linea con i parametri di legge rientra nel piano di superamento dei villaggi attrezzati di La Barbuta e La Monachina, che saranno chiusi entro il 2021.

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