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Di Maio da Fabio Fazio: “I campi rom vanno chiusi, lo deve fare Salvini”

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 8 Apr. 2019 alle 07:46 Aggiornato il 8 Apr. 2019 alle 07:46
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Immagine di copertina
Luigi Di Maio ospite di Fabio Fazio

“I campi rom vanno chiusi”. Lo dichiarano, praticamente all’unisono, i due vicepremier, ospiti nelle trasmissioni di punta della domenica sera.

A Non è l’arena, su La7, Matteo Salvini tiene il punto dopo i fatti di Torre Maura e ribadisce una posizione su cui la Lega ha sempre martellato: “Bisogna chiudere entro la fine del mandato tutti i campi rom in Italia”.

Incalzato da Massimo Giletti, il ministro dell’Interno spiega: “Se ci sono rom che si vogliono integrare sono benvenuti, per gli altri è finita la musica. Non capisco perché debba esserci qualcuno che vive al di fuori della legge”.

Salvini interviene anche in supporto dei cittadini di Torre Maura che hanno protestato per l’arrivo dei rom nel centro di accoglienza del quartiere: “Non sono tutti fascisti. Categorie come fascisti e comunisti non esistono più, si studiano sui libri di storia”.

Quasi in contemporanea, il ministro del Lavoro Luigi Di Maio esprime la stessa posizione del collega di governo a Che tempo che fa, su Rai Uno.

“Al netto della condanna totale sulla vicenda del pane calpestato, noi rileviamo tensioni sociali dove ci sono i campi i rom. I campi rom vanno chiusi e non possiamo dire ai sindaci d’Italia occupatevene voi con le vostre risorse”, dice Di Maio a Fabio Fazio.

“Ma non le devo fare io da ministro dello Sviluppo Economico – aggiunge – lo deve fare il ministro dell’Interno. Il percorso immaginabile è quello dell’integrazione per chi è italiano e dei ricollocamenti per chi non lo è”.

Beffarda, per Fazio, la circostanza che i due vicepremier, dopo giorni di scontri feroci, ritrovino l’armonia proprio nella sua trasmissione, continuamente bersagliata da Lega e Cinque Stelle in quanto considerata troppo di sinistra e pro-accoglienza.

Di Maio, da Fazio, ha dichiarato anche che alle elezioni europee ha intenzione di nominare cinque donna come capilista, e di volerle scegliere tra “eccellenze nella scienza, nell’università, nell’imprenditoria”.

Una chiosa anche sui gilet gialli: “No, non li incontrerei. Ho preso le distanze – spiega il capo politico del M5s – Quando ho visto che una parte dei gilet gialli voleva creare una lista sono andato ad incontrarli. Ma abbiamo scoperto che c’erano delle idee un po’ violente e eversive. Quelle persone che abbiamo incontrato hanno detto delle cose che non condividiamo”.

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