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Test sierologici a docenti e bidelli o la scuola a settembre non riapre: ecco il piano del Cts

Due settimane prima dell’avvio delle lezioni ci si dovrà sottoporre al test e chi risulterà positivo sarà sottoposto al tampone

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 7 Lug. 2020 alle 09:47 Aggiornato il 7 Lug. 2020 alle 10:16
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Immagine di copertina
Sanificazione a scuola Credits: ANSA

Riapertura scuole a settembre: le indicazioni del Cts

La riapertura delle scuole resta un grande interrogativo, ma c’è una nuova certezza: prima dell’inizio dell’anno scolastico gli insegnanti e il personale dovranno effettuare il test sierologico. A due settimane dall’avvio delle lezioni in tutti gli istituti italiani sarà infatti necessario effettuare le analisi e chi risulterà positivo sarà sottoposto al tampone. È questa l’ultima l’indicazione che il Comitato tecnico scientifico (Cts) ha consegnato al governo.

Riapertura scuole: 2 milioni di test

Per gli screening a tappeto nelle scorse settimane — quando era stata ventilata la possibilità di effettuare controlli sanitari su docenti e impiegati — il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e quello della Salute Roberto Speranza, ne avevano condiviso la necessità. Adesso si dovrà prendere la decisione finale, ma appare scontato che si procederà in questa direzione. Tanto che il commissario Domenico Arcuri sarebbe già pronto ad attivare la gara d’appalto per la fornitura di due milioni di test. Diversa l’indicazione sugli studenti: secondo gli scienziati le verifiche dovranno essere fatte “a campione” durante il corso di tutto l’anno. Ora si dovranno mettere a punto i dettagli del piano suggerito dal Cts, ma nella proposta che sarà formalizzata in queste ore molti punti sono già stati affrontati .

Due settimane per capire il contagio

Secondo gli esperti è necessario che gli accertamenti vengano effettuati a ridosso dell’avvio dell’anno scolastico per avere la garanzia che al momento di entrare in classe non ci siano problemi. Si spera che a settembre la morsa del Covid-19 possa essersi ulteriormente allentata, ma il rischio che un insegnante o un dipendente positivo possa trasmettere il virus o addirittura creare un focolaio rimane alto. E dunque si dovrà procedere per tempo. Gli scienziati ritengono indispensabile che tutti siano sottoposti al test sierologico che fornisce risposta quasi immediata. Per chi risulterà positivo, si procederà con il tampone e, in caso di conferma, scatterà la quarantena.

Riapertura scuole: i controlli

Lo screening riguarderà circa un milione e 900mila persone. Non potrà essere obbligatorio, ma appare scontato che alla fine tutti decideranno di sottoporsi al test proprio nell’interesse della collettività e dei ragazzi. La pianificazione sarà effettuata in collaborazione stretta con le Regioni che dovranno fornire l’elenco di tutte le scuole e programmare l’effettuazione delle analisi in accordo con i provveditorati. A quel punto — questo è il suggerimento dei componenti del Comitato tecnico scientifico — potrebbe rivelarsi indispensabile l’impiego dei soldati e delle forze di polizia che si recheranno negli istituti con i kit e procederanno ai prelievi.

Così come avviene in tutti gli altri luoghi, chi ha una temperatura superiore ai 37,5° non potrà entrare. Non ci saranno i termo-scanner all’ingresso delle scuole, ma appare scontato che uno studente con sintomi debba rimanere a casa. E soprattutto segnalare alla Asl la situazione sanitaria in modo che si possa procedere al tampone per poter così escludere il contagio.

La prevenzione per gli studenti

L’orientamento è che la stessa procedura non potrà essere seguita per i ragazzi. Si tratta di circa 8 milioni tra bambini e giovani, impensabile che si possa verificare l’eventuale positività di tutti prima dell’avvio dell’anno scolastico. E in ogni caso la precauzione non viene ritenuta indispensabile. Dunque la proposta del Comitato è dilatare i tempi effettuando i controlli nel corso dell’anno. In queste settimane si sta testando l’efficacia dei test salivari. Se la sperimentazione dimostrerà che i risultati sono attendibili, si pensa di programmare verifiche di questo tipo “a campione”. Intanto ci si affida ai controlli dei genitori e alle prescrizioni già fornite nelle linee guida emanate nelle scorse settimane.

E per i DPI?

Molti aspetti devono essere stabiliti riguardo ai dispositivi di protezione. Secondo gli scienziati la mascherina dovrà essere indossata quando si sta a contatto con gli altri e non è possibile garantire il distanziamento di almeno un metro. Qualche esempio? Si potrà stare senza la mascherina se si è al banco e si seguono le lezioni, si dovrà invece indossare quando ci si muove per andare negli spazi comuni, in palestra o a pranzo.

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