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“Oggi basta nulla per contagiarsi, mettete occhiali protettivi o visiera anche al supermercato”. Intervista al presidente del Sis 118 (positivo al Covid)

A TPI parla Mario Balzanelli, direttore del 118 della provincia di Taranto e presidente nazionale del Sis 118, che ha annunciato di essere risultato positivo al Sars-CoV-2

Di Anna Ditta
Pubblicato il 17 Nov. 2020 alle 19:16 Aggiornato il 17 Nov. 2020 alle 19:20
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Immagine di copertina
Mario Balzanelli, presidente nazionale di Sis 118

“Basta niente e il virus si fa strada nel nostro corpo senza che neanche ce ne accorgiamo”. Mario Balzanelli, medico di Taranto e presidente nazionale del Sis 118, parla per esperienza. Nonostante il massimo livello di protezioni che racconta di aver adottato, ieri ha annunciato di essere risultato positivo al Covid-19. Il suo invito, rivolto alla responsabilità individuale degli italiani, è il seguente: “Il virus ha tre vie d’accesso al nostro organismo: occhi, naso e bocca. Oltre alla mascherina, nel caso in cui non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza di oltre un metro, utilizzate la visiera o gli occhiali protettivi anche al supermercato, costano pochi euro e sono fondamentali”.

Dottor Balzanelli, come sta?
Ho una tosse fastidiosa, secca, che con il cortisone riesco a tenere sotto controllo. Ho una disfunzione olfattiva, mentre ho conservato il gusto. Per il resto ho una profonda stanchezza. Considerando ciò che è in grado di fare, anche in poco tempo, il Sars-CoV-2, sono contento di come va al momento.
Chi fa il suo lavoro è sempre a rischio, ma lei ha idea di come si sia potuto contagiare?
In realtà, dato il mio ruolo di direttore del 118 della provincia di Taranto, non rientrava tra i miei compiti lavorare in prima linea. Ho altri compiti di natura dirigenziale. Ma quando i colleghi mi hanno detto che erano stremati come potevo stare dietro una scrivania? Ho deciso di scendere in campo per stare con gli ammalati e dare un supporto ulteriore.
Di che tipo?
Ho visitato tutte le notti 53 pazienti gravi, con problemi di respirazione, presenti nella struttura intermedia di gestione temporanea che abbiamo predisposto come 118, dove si trovano i pazienti in attesa del ricovero. Ho sempre garantito il massimo della sicurezza a me stesso: mascherina Ffp3, occhiali paradroplets e visiera, tuta a norma. Le protezioni c’erano tutte. Ma quando stai dentro una battaglia di quel genere basta un piccolo errore, una vestizione in modo sbagliato o un gesto inconsapevole con cui ci si porta la mano agli occhi o alla bocca. Penso anche che potrei essermi contagiato probabilmente una notte in cui viaggiavo in automedica con un autista soccorritore, risultato poi positivo al Covid. Quella notte ero particolarmente stanco e ho tolto la visiera.

Come ha scoperto di essere positivo?
Avevo una tosse secca, ma questo inizialmente non mi aveva allarmato perché sono un soggetto asmatico. Poi mia moglie mi ha detto che non riusciva più a sentire odori e sapori. A quel punto ho fatto un tampone d’urgenza a tutta la famiglia. Io e mia moglie siamo risultati positivi, i nostri tre figli, per fortuna, sono negativi.
Vi siete isolati in casa?
Sì, abbiamo la fortuna di avere una casa con due bagni. Ci muoviamo solo con regole rigide, prima di uscire dalla camera ci scriviamo su Whatsapp con i ragazzi, così non rischiamo di incrociarci nei corridoi. E teniamo sempre la mascherina.

Questa seconda ondata ha colpito il sud in maniera più forte rispetto alla prima. La situazione dei sanitari è peggiore?
Assolutamente sì. C’è un progressivo tasso di saturazione delle terapie intensive che desta preoccupazioni non da poco in tutti gli addetti ai lavori. Sono sature anche le pneumologie, le terapie subintensive. Il sistema sanitario rischia il collasso. Per questo sono d’accordo con il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, che ha chiesto al governo un lockdown nazionale e produngato. Bisogna chiudere tutto, e non per riaprire il 23 dicembre. Occorre che chi prende queste decisioni ascolti chi lavora sul campo.
Eppure il commissario Arcuri ha detto che i posti ci sono.
Arcuri dovrebbe lasciare da parte le valutazioni sanitarie, perché mi risulta che non sia un medico, si occupa di altro. Inoltre, il dato da osservare non è il tasso di occupazione delle terapie intensive, ma la velocità con cui cresce.

Quanto pensa che possiamo resistere ancora?
Non posso dirlo perché non ho tutti i dati, che ha il ministero della Salute. Ma il lockdown deve essere immediato. Ma, aggiungo, serve subito un atteggiamento responsabile da parte di tutti i cittadini.
Qual è il suo invito?
Il virus ha tre vie d’accesso al nostro organismo: occhi, naso e bocca. Per questo, oltre alla mascherina su bocca e naso, suggerisco di utilizzare la visiera o gli occhiali protettivi nel caso in cui non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza di oltre un metro, ad esempio al supermercato, dove ci sono i cosidetti assembramenti, anche se il Sis 118 preferisce l’espressione “affollamenti”. Le visiere costano pochi euro, basta comprarle una volta e poi disinfettarle. Per proteggerci sono fondamentali, se li usassimo tutti non servirebbe più nessun lockdown, perché il virus non saprebbe dove andare a parare.

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