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Esclusivo TPI. La notte dei tamponi che imbarazza la sanità campana: in quella RSA test ogni due minuti senza cambiare guanti fatti dal medico indagato

Inchiesta tamponi Campania: Parte 2. Amalia De Simone ha ricostruito quanto avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 marzo all’interno della RSA di Madonna dell’Arco, uno fra i principali focolai in Campania, e ha scoperto che l’uomo che quella sera ha eseguito oltre 100 test per conto dell'ASL Napoli 3 è anche il principale indagato per la truffa dei tamponi falsi svelata da TPI nella Parte 1 dell’inchiesta. Le testimonianze esclusive di chi quella notte c’era: “Test fatti senza cambiare guanti e senza disinfettarsi le mani. Tutto è avvenuto con leggerezza. Quel medico ci ha messo in pericolo”. Ma per l’ASL era solo un sub-appalto

Di Amalia De Simone
Pubblicato il 16 Nov. 2020 alle 13:30 Aggiornato il 16 Nov. 2020 alle 15:13
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Esclusivo TPI/ Parte 2: Continua la nostra inchiesta sui tamponi in Campania. Vi ricordate quel “Che me ne fotte, io gli facevo il tampone già usato e gli dicevo… è negativo guagliò“? Dopo la rivelazione di quei tamponi inaffidabili e in alcuni casi persino falsi, di cui vi abbiamo dato conto con una serie di intercettazioni e testimonianze inedite, ora Amalia De Simone ha scoperto che il medico ritenuto dagli inquirenti al centro delle indagini per la vicenda dei tamponi falsi (ovvero il dott. Raffaele Balbi, con cui abbiamo parlato) è lo stesso uomo che a marzo scorso entrò per conto della ASL Napoli 3 nella RSA Madonna dell’Arco, all’epoca principale focolaio della Campania (10 morti tra cui un frate e 50 positivi). E anche in quel caso, il medico indagato fece oltre 100 tamponi senza rispettare i protocolli di sicurezza sanitari (faceva un test ogni due minuti e non si è mai cambiato guanti). Il tutto rischiando di trasformare quel posto pieno di anziani in una bomba epidemiologica, come ora rivelano due nuove testimonianze video di chi quella notte era presente. La ASL – da TPI interpellata – ammette il fatto, cioè che si trattava del dott. Raffaele Balbi.

ESCLUSIVO TPI, di Amalia De Simone – “Ci sono delle cose che non mi tornano sull’esecuzione dei tamponi quella terribile notte. Cose che mi sembrarono strane. Tutti noi che eravamo presenti dovemmo dare una mano e aiutare a compilare i documenti, le etichette e le provette. Nel frattempo il medico inviato dall’Asl per l’esecuzione dei tamponi dirigeva le operazioni e il tutto fu fatto in maniera frettolosa e leggera. Lui non si cambiava mai i guanti e non si disinfettava le mani e il suo comportamento forse, oltre a mettere il rischio se stesso, ha messo a rischio tutti noi”, spiega padre Alessio Romano, priore del santuario di Madonna dell’Arco.

Parla il priore della RSA: “Quel medico indagato ci ha messi tutti in pericolo”

Sembra chiarissimo il ricordo di padre Alessio Romano, priore del santuario di Madonna Dell’Arco, responsabile della RSA colpita a marzo scorso da una gravissima emergenza con alcuni anziani deceduti, una decina in tutto compreso un frate, e una cinquantina contagiati dal Covid. Il racconto del giovane prelato è molto preciso: parla di tamponi fatti ogni due minuti e fa riferimento all’intervento, nell’esecuzione degli esami per l’individuazione del Coronavirus, del dottor Raffaele Balbi, successivamente indagato dalla procura di Napoli per la vicenda dei “falsi tamponi”, svelata da TPI con un’inchiesta esclusiva (qui la prima parte della nostra inchiesta). Si tratta di un’indagine che cerca di fare chiarezza su un’organizzazione che avrebbe eseguito tamponi con strumenti non idonei e personale senza titoli sanitari.

Dopo una serie di dolorosi decessi nel periodo più grave dell’emergenza Covid tra gli ospiti della RSA di Madonna dell’Arco, una struttura considerata di eccellenza sul territorio campano, la conseguente chiusura e l’isolamento fiduciario di chi lavorava all’interno, fu disposta l’esecuzione dei tamponi per tutti: ospiti della RSA, personale sanitario e parasanitario, assistenti sociali, lavoratori e i monaci del santuario dedicato a una delle madonne più popolari e venerate.

“Fu l’Asl a comunicarci l’arrivo in serata di un medico che avrebbe provveduto ad eseguire gli esami per la ricerca del Coronavirus – spiega il Priore – Il dottore arrivò con un’ambulanza: indossava tuta, una visiera e dei guanti che non cambiò mai. Io credo che abbia messo in pericolo tutti quanti: non si cambiava i guanti tra un un tampone effettuato e il successivo, non si disinfettava le mani, permetteva che un mio confratello fosse lì a scrivere i nomi di tutti quanti, seppur con la mascherina, in un ambiente in cui sono entrate 40 persone di cui poi una buona ventina sono risultate positive”.

Esclusivo TPI. “Non si cambiava i guanti e non si disinfettava le mani, quel medico (indagato) ha messo in pericolo 100 anziani”: parla il priore della RSA

Tuttavia ci sono delle norme ben precise da seguire per l’esecuzione e a spiegarle a TPI è il virologo e professore ordinario di Microbiologia dell’Università di Padova Andrea Crisanti: “Una persona da sola riesce a fare circa 60 tamponi all’ora. La cosa fondamentale però non sono tanto i tempi, ma le condizioni di sicurezza con cui vengono fatti. Di norma, bisognerebbe cambiare guanti ad ogni nuovo paziente. Perché potenzialmente i guanti si contaminano, dovendo avvicinarsi alla bocca di una persona che potrebbe essere positiva. Quindi si devono indossare due paia di guanti. Si fa il tampone, si mette il tampone nella provetta. Poi si disinfettano i guanti con un gel disinfettante, in modo da non contaminare i guanti esterni quando si levano. Dopo ogni paziente si buttano i guanti esterni e si mette un altro paio di guanti sopra quelli interni”. E sul lavaggio delle mani, Crisanti chiarisce: “Si devono disinfettare le mani che sono coperte da due paia di guanti, dopo ogni nuovo prelievo. Altrimenti il rischio epidemiologico è alto”.

“So che il medico in questione – prosegue il priore delle RSA di Madonna dell’Arco nel suo racconto a TPI – è stato chiamato dall’Asl per venire ad effettuare i tamponi, quindi immagino che quello fosse il suo compito. Ora chiaramente dovrebbe essere lui il giudice di se stesso e capire se in quel momento ha svolto il suo lavoro coscienziosamente o con leggerezza, rischiando di metterci in una situazione di pericolo ancora maggiore rispetto a quella a cui già eravamo esposti. Trovo comunque riprovevole che, avendo visto quello che veniva fatto qui con sacrificio e abnegazione, possa aver pensato di speculare sulla salute e sul dolore delle persone. Su questo credo che sia condannabile senza nessuna attenuante”.

Il priore ha poi voluto ringraziare le persone che sono entrate nella struttura e che si sono preoccupate di soccorrere chi si trovava in difficoltà, garantendo l’assistenza agli ospiti della Rsa. “Sono invece molto amareggiato da chi tra i miei dipendenti stessi si è tirato indietro e ancora oggi, dalla fine di febbraio, non è rientrato a lavorare. Credo che chi sceglie di fare il medico, l’operatore sanitario o un qualsiasi lavoro che abbia a che vedere con il bene degli altri non possa tirarsi indietro”.

“L’ho riconosciuto: il medico venuto a farci i tamponi era quello indagato”: parla l’assistente sociale della RSA

Rosa Anastasio certamente non si è tirata indietro. Lei, assistente sociale con un ruolo di responsabilità nella struttura, era negativa al Covid eppure non ha abbandonato nemmeno per un attimo gli anziani. “L’unico pensiero che avevamo era quello di salvare più persone possibili. Ho riconosciuto il medico coinvolto nell’inchiesta dei falsi tamponi dal tono della voce. È lui che è venuto quella notte ad eseguire i test”, racconta a TPI. Rosa chiarisce che Balbi è arrivato in tarda serata con una ambulanza e che il suo arrivo era stato preannunciato telefonicamente da un funzionario dell’Asl.

Esclusivo TPI. Quella notte nella RSA focolaio della Campania: la testimonianza dell’assistente sociale di Madonna dell’Arco

Il dottor Balbi, la Asl Napoli 3 e quegli affidamenti diretti

In realtà la vera affidataria del servizio di esecuzione dei tamponi nella RSA di Madonna dell’Arco da parte dell’Asl Napoli 3 era la Campania Emergenze, che di fatto si era poi rivolta alla Pragmata Healtcare, società di Balbi, per il lavoro sul campo. Era stato proprio questo gancio a far affermare a Balbi, principale indagato nell’inchiesta sui tamponi, di aver svolto migliaia di tamponi per l’Asl Napoli 3. L’inchiesta in cui è coinvolto Balbi, e che a quanto pare non riguarda il periodo relativo a questo lavoro presso la Rsa di Madonna dell’Arco, ha a che fare con un’organizzazione veicolata proprio tramite la Pragmata Heltcare, che secondo i Nas avrebbe eseguito privatamente tamponi con mezzi non idonei e personale senza titoli sanitari.

Esclusivo TPI – Inchiesta tamponi falsi Campania. Parla il principale indagato: “La Asl Napoli 3 sapeva, ho fatto test per loro. Ho le fatture che lo dimostrano”

In realtà un infermiere c’era: un collaboratore storico di Balbi. Stando ad alcune intercettazioni, però, proprio lui sembra aver avuto un atteggiamento spregiudicato, confidando alla sorella di non curarsi dell’effettivo esito dei tamponi, comunicando sempre la negatività e utilizzando anche kit già usati.

Esclusivo TPI – “Non aspettavo neanche i 20 minuti e dicevo: il tampone è negativo guagliò, tutto a posto”: le intercettazioni

In un’intervista rilasciata da Balbi, il medico del 118 in servizio presso l’Asl Napoli 2 dice di non sapere nulla dell’operato “discutibile” di questo infermiere rivelato dall’intercettazione, ma ammette di aver utilizzato anche lui le commesse di lavoro relative all’esecuzione dei tamponi. In questa circostanza, come attesta una fattura di circa 5mila euro mostrata dallo stesso Balbi, la sua società Pragmata ha lavorato per Campania Emergenza.

Quest’ultima è una società che è stata destinataria nel tempo di numerosi affidamenti da parte dell’Asl Napoli 3. L’autorità anticorruzione ha stigmatizzato l’utilizzo frequentissimo da parte delle Asl campane degli affidamenti diretti, sollecitando un cambio di rotta. In particolare, aveva rilevato che l’Asl Napoli Nord ha affidato tra il 2017 e il 2019 senza alcuna gara d’appalto lavori per ben 24 milioni di euro ad alcune imprese. In tre anni l’Asl ha operato quasi esclusivamente affidamenti con un totale di 3.830 appalti e solo 45 procedure negoziate aperte.

L’ammissione della Asl Napoli 3 a TPI: “L’uomo dei test nella RSA è l’indagato per i tamponi falsi. Ma era un sub-appalto”

L’Asl Napoli 3, interpellata dal direttore di TPI Giulio Gambino, tramite il direttore Gennaro Sosto ha detto di aver chiesto spiegazioni alla Campania Emergenze e di aver saputo che questa azienda ha effettivamente affidato in due occasioni prestazioni di lavoro autonomo alla ditta di Balbi. Sosto ha poi dichiarato di aver appreso anche che quella drammatica sera, a Madonna dell’Arco, ad eseguire i tamponi c’era Balbi. “Può escludere che si siano verificati altri casi?”, chiede Gambino a Sosto. “Credo di no, ma se è capitato in questo caso non posso escludere che sia capitato in altri”, risponde il direttore dell’Asl Napoli 3.

“Se non può escluderlo, ritiene che ci sia qualcosa da rivedere nella procedura degli affidamenti degli appalti?”, chiede ancora il direttore di TPI. “Più che nella procedura – replica Sosto –  serve una verifica maggiore sulle persone che vanno ad eseguire le singole attività, visto che il vulnus si è verificato nel momento in cui è stato eseguito il tampone, essendo andato in questo caso un soggetto che non era ufficialmente di quella società”.

Esclusivo TPI. L’Asl Napoli 3 ammette: “L’uomo che ha fatto tamponi nella RSA è lo stesso indagato nell’inchiesta per tamponi falsi. Ma era solo un sub-appalto”

L’INCHIESTA DI TPI SUI TAMPONI FALSI IN CAMPANIA: PARTE 1 

L’INCHIESTA DI TPI SUI TAMPONI FALSI IN CAMPANIA: PARTE 2

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