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Esclusivo TPI. L’Asl Napoli 3 ammette: “L’uomo che ha fatto tamponi nella RSA è lo stesso indagato nell’inchiesta per tamponi falsi. Ma era solo un sub-appalto”

Parla il direttore generale della ASL Napoli 3 Gennaro Sosto, che riconosce che la persona entrata quella notte nella RSA di Madonna dell’Arco è la stessa oggi al centro delle indagini per l’inchiesta sui tamponi falsi scoperta da TPI. Ma si è trattato di un sub-appalto solo per quella sera, una decisione presa dalla società privata a cui la ASL ha affidato la raccolta e il trasporto dei test

Di Amalia De Simone
Pubblicato il 16 Nov. 2020 alle 13:40 Aggiornato il 16 Nov. 2020 alle 15:19
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Un’inchiesta esclusiva di TPI rivela che un medico campano oggi indagato per truffa in relazione alla vicenda dei tamponi falsi (svelata proprio dal nostro giornale) è lo stesso che lo scorso marzo entrò per conto della ASL Napoli 3 nella RSA Madonna dell’Arco, all’epoca principale focolaio della regione (10 morti tra cui un frate e 50 positivi). Anche in quel caso, il medico fece oltre 100 tamponi senza rispettare i protocolli di sicurezza sanitari (faceva un test ogni due minuti senza cambiarsi i guanti, non si disinfettava le mani). Il tutto rischiando di trasformare quel posto pieno di anziani in una bomba epidemiologica, come ora rivelano due nuove testimonianze video di chi quella notte era presente, il priore della RSA e un’assistente sociale (guarda qui la testimonianza del priore e qui quella dell’assistente sociale).

Raffaele Sosto, direttore generale della ASL Napoli 3, contattato dal direttore di TPI Giulio Gambino ha ammesso che a eseguire i tamponi nella RSA è stato proprio il medico oggi indagato per la presunta truffa dei tamponi falsi. La ASL precisa di aver affidato il servizio dell’esecuzione dei tamponi (anche per il suo stesso personale) a una società esterna, Campania Emergenza Srl, la quale ha incaricato Balbi di entrare nella residenza sanitaria assistita. Si trattava, quindi, di un sub-appalto. Gennaro Sosto, nell’intervista al direttore di TPI, ha inoltre affermato che è necessaria “una verifica maggiore sulle persone che vanno ad eseguire le singole attività, visto che il vulnus si è verificato nel momento in cui è stato di fatto eseguito il tampone, essendo in questo caso andato un soggetto che non era ufficialmente di quella società”. Ha poi aggiunto di non poter escludere che un caso simile sia capitato anche altre volte.

L’INCHIESTA DI TPI SUI TAMPONI FALSI IN CAMPANIA: PARTE 1 

L’INCHIESTA DI TPI SUI TAMPONI FALSI IN CAMPANIA: PARTE 2

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