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Omicidio Stefano Leo, il killer libero per un errore giudiziario: “Era stato condannato a un anno e mezzo”

Immagine di copertina
Said Mechaquat mentre viene portato in carcere dai carabinieri (Credit: ANSA/Alessandro Di Marco)

E adesso arrivano gli ispettori del ministero per chiarire il fatto

Quel 23 febbraio 2019 era libero per un errore giudiziario, Said Mechaquat. Nel 2018, infatti, il 27enne di origini marocchine che ha confessato l’omicidio di Stefano Leo avvenuto ai Murazzi del Po’, a Torino, era stato condannato a un anno e sei mesi per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie.

Perché allora l’anno successivo Mechaquat era ancora a piede libero? Quello che emerge nelle indagini degli inquirenti è un vero cortocircuito tra gli uffici giudiziari, che ha fatto sì che la procura non potesse disporre l’ordine di carcerazione.

Pare infatti che la sentenza si sia inspiegabilmente fermata in Corte d’appello, il 18 aprile 2018, senza mai arrivare all’ufficio esecuzioni della procura. E adesso gli ispettori del ministero della Giustizia vogliono vederci chiaro e hanno aperto un indagine sull’accaduto.

“Pensavamo che fosse tutto tranquillo e che l’iter giudiziario fosse ancora in corso”, ha spiegato l’avvocato Fabrizio Reale, che ha assistito nel processo l’ex compagna di Said Mechaquat.

Omicidio Stefano Leo, l’arrivo dell’assassino e la sua fuga ripresi dalle telecamere di sorveglianza | VIDEO

La condanna, come detto, era legata alla denuncia da parte dell’ex compagna, che nel 2014 aveva accusato l’uomo di maltrattamenti. Nel 2016 era arrivata la sentenza di primo grado: un anno e sei mesi di carcere senza sospensione condizionale a causa del coinvolgimento del minore nelle violenze e dei precedenti dell’uomo (una rapina da minorenne, per cui aveva ottenuto il perdono giudiziale, e una denuncia a Milano per resistenza e lesioni).

Il ricorso in appello, poi, era stato considerato inammissibile. Nel 2018, dunque, la sentenza nei suoi confronti è diventata definitiva.

Sarebbe dunque a causa di questo errore che alla sentenza nei confronti di Mechaquat non è seguito il carcere. Un abbaglio che si è rivelato letale per un ragazzo di 34 anni, “ucciso perché felice“.

Negli ultimi giorni sono stati aggiunti nuovi elementi alle indagini sull’omicidio di Stefano Leo. L’avvocato di Said Mechaquat, Basilio Foti, ha sostenuto che il suo assistito sia “un mitomane” e non il reale esecutore dell’omicidio.

Gli inquirenti, invece, indagano anche su una seconda pista: quella dello scambio di persona. Stando al racconto del padre del nuovo compagno dell’ex moglie di Mechaquat, infatti, il 27enne ha più volte minacciato il ragazzo di ucciderlo. A quanto pare, tra lui e Stefano Leo c’era anche una grossa somiglianza fisica, che avrebbe condotto l’assassino in errore in quel tragico sabato 23 febbraio.

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