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Omicidio di Stefano Leo, parla l’avvocato di Said Mechaquat: “Secondo me non è stato lui, è un mitomane”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 2 Apr. 2019 alle 13:02 Aggiornato il 4 Apr. 2019 alle 09:47
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Immagine di copertina

“Secondo me non è stato lui, ci sono troppe incongruenze. È un mitomane”. A parlare è Basilio Foti, l’avvocato Said Mechaquat, il ragazzo di 27 anni di origini marocchine in stato di fermo dopo aver confessato l’omicidio di Stefano Leo, il 34enne accoltellato alla gola ai Murazzi di Torino lo scorso 23 febbraio.

Nel corso dell’interrogatorio, Mechaquat ha fornito agli investigatori una confessione a dir poco scioccante: “Non conoscevo Stefano – ha detto – ma l’ho scelto perché tra i tanti mi sembrava felice. Volevo ammazzare un ragazzo come me, togliergli tutte le promesse che aveva, toglierlo ai suoi figli e ai suoi parenti. Ho visto Stefano, lui mi ha guardato e ho pensato che dovesse soffrire come sto facendo io”.

Nonostante l’arma del delitto, fatta ritrovare proprio da Said Mechaquat in una cassetta dell’Enel, sia compatibile con le ferite riportate da Leo, da più parti sono stati sollevati alcuni dubbi sulla confessione dell’uomo.

Il commento: ucciso perché felice

Una tesi sposata anche dall’avvocato di Said Mechaquat, come confermato dallo stesso Basilio Foti in un’intervista a Radio Capital: “O è malato di testa – ha dichiarato – o non è stato lui. D’istinto mi sembra un mitomane. Io ancora ho qualche riserva”.

Tra gli elementi della confessione dell’uomo che non convincono il suo avvocato spiccano le modalità di acquisto del coltello, “ma anche l’utilizzo della mano sinistra: non è un mancino, né un professionista. È impensabile che, utilizzando la mano sinistra, con un pugnale abbia colpito la vittima in un punto vitale”.

“Stefano Leo – ha aggiunto Foti – aveva anche gli auricolari, che sono stati recisi. Ma Said Mechaquat parla di un solo colpo diretto al collo, non di un colpo orizzontale”.

In ogni caso, l’avvocato ha affermato che verrà chiesta la perizia psichiatrica: “È vero che non conosceva la vittima, non ci ha nemmeno mai parlato. Non c’è stato l’incontro di sguardi di cui si è tanto parlato. Se venisse confermato che è stato lui, significherebbe che non ha la ragione ed è quindi da perizia psichiatrica”.

Infine, un giudizio sul suo assistito: “Non è un terrorista, è un poveretto per mille motivi”.

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