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Omicidio di Stefano Leo, spunta un altro possibile movente: ipotesi scambio di persona

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 3 Apr. 2019 alle 10:23 Aggiornato il 4 Apr. 2019 alle 10:11
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Immagine di copertina

Spunta una nuova ipotesi sull’omicidio di Stefano Leo, il commesso biellese di 34 anni accoltellato alla gola ai Murazzi di Torino lo scorso 23 febbraio. Dopo il fermo disposto nei confronti di Said Mechaquat, 27enne di origini marocchine che ha confessato di aver ucciso Leo “perché sembrava felice“, arriva adesso una testimonianza che potrebbe cambiare le carte in tavola.

Nel corso del suo interrogatorio, Mechaquat ha spiegato la sua difficile situazione familiare, con l’ex moglie che non gli permetteva di vedere i figli: “La cosa peggiore – ha dichiarato agli investigatori – è sapere che il mio bimbo di quattro anni chiama papà l’amico della mia ex compagna”.

Ed è proprio il padre del compagno dell’ex moglie di Mechaquat a dare un nuovo spunto alle indagini: “Aveva minacciato mio figlio che un giorno o l’altro gli avrebbe tagliato la gola”, ha detto a Repubblica.

A questo si aggiunge anche la straordinaria somiglianza tra Stefano Leo e il figlio: “La barba, il sorriso, a parte gli orecchini e il colore degli occhi si assomigliano come due gocce d’acqua. Quell’uomo voleva sgozzare mio figlio, non quel povero ragazzo”.

Il commento: ucciso perché felice

“Said e mio figlio si conoscono – ha continuato il padre – e hanno litigato spesso perché mio figlio difendeva la sua compagna con cui vive da diversi anni. Ma forse Said si è confuso, non lo so. Ci è andata bene, ma è terribile cosa è successo a quel ragazzo e alla sua famiglia“.

Se la minaccia arrivata in passato da parte di Mechaquat venisse accertata, dunque, si aprirebbe di certo un nuovo filone dell’indagine, che finora si concentra quasi esclusivamente sulla scioccante confessione dell’uomo, che si è consegnato spontaneamente alle forze dell’ordine il 31 marzo, subito dopo la conclusione di una marcia organizzata a Torino da genitori e amici di Stefano Leo.

Ieri, inoltre, è intervenuto sulla questione anche Basilio Foti, l’avvocato difensore di Mechaquat: “Secondo me – ha detto – non è stato lui. È un mitomane e nel suo racconto ci sono troppi elementi poco convincenti”.

Gli inquirenti, ovviamente, sono al lavoro su diverse ipotesi. Fin dal primo momento, infatti, la confessione dell’uomo ha presentato alcuni elementi poco convincenti. Ma davanti a una confessione, che rimane un elemento molto importante, occorreranno prove molto forti per indirizzare le indagini su altri binari. Nel frattempo nella mattinata di mercoledì 3 aprile è in programma l’udienza di convalida dell’arresto per Said Mechaquat.

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