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Mestre, chiusa casa di appuntamenti: arrivavano clienti anche durante il lockdown

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 28 Mag. 2020 alle 18:44 Aggiornato il 28 Mag. 2020 alle 18:48
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Immagine di copertina

Mestre, chiusa casa di appuntamenti: clienti anche durante il lockdown

I carabinieri di Mestre hanno scoperto e chiuso una casa di appuntamenti, gestita da due cittadini cinesi, all’interno della quale si faceva sesso a pagamento anche durante il lockdown imposto a causa del Coronavirus. L’attività era iniziata a novembre del 2019, ma è stato solo negli ultimi tempi che sono arrivate diverse segnalazioni alle forze dell’ordine da parte dei vicini dell’appartamento, che si trova in via Felisati, che denunciavano un sospetto andirivieni di uomini in zona. Così, gli agenti hanno scoperto una vera e propria industria del sesso, gestita da una donna cinese di 35 anni che si faceva aiutare da un collaboratore di 42. Entrambi sono stati denunciati per sfruttamento della prostituzione, ma la loro posizione potrebbe presto aggravarsi moltissimo.

Dal momento che la casa di appuntamenti, di per sé illegale, ha continuato la sua attività anche durante la pandemia da Coronavirus, i carabinieri sospettano che il flusso di clienti (anche 30 o 40 uomini a notte) che hanno avuto prestazioni intime con le 5 donne che si prostituivano nell’appartamento (tra i 30 e i 50 anni di età) possa aver innescato una vera e propria bomba virale. Ecco perché adesso i registri dei clienti verranno confrontati con le liste dei contagiati. Se dovessero essere trovate delle corrispondenze, nei confronti dei titolari della casa di appuntamenti si profilerebbe anche l’ipotesi di reato di epidemia colposa.

“Il rapporto sessuale – ha spiegato in un’intervista a Il Gazzettino il dottor Enzo Raise, ex primario di Malattie Infettive dell’Ulss 3 Serenissima ed esperto di malattie sessualmente trasmissibili – comporta un’enorme produzione di goccioline di saliva a distanza ravvicinata che, com’è noto, è il primo volano per il contagio. Che ci sia stato tutto questo movimento non può che far preoccupare. Queste persone ritornavano dai loro congiunti e siccome le statistiche dicono che il 25 per cento delle infezioni avvengono in un contesto intrafamiliare, chi vive accanto a questi signori potenzialmente potrebbe anche aver contratto l’infezione senza neanche sapere come. Questi signori dovrebbero avere la coscienza civica di andare dal proprio medico, spiegare la situazione e sottoporsi agli esami necessari a verificare lo stato di salute proprio e dei propri familiari”.

Nel corso delle indagini dei carabinieri è emerso che nei mesi di lockdown il fatturato della casa di appuntamenti di Mestre è aumentato moltissimo, a causa della contemporanea scomparsa delle prostitute dalle strade a causa dell’emergenza Coronavirus. Ogni cliente della casa del sesso gestita dai due cittadini cinesi pagava dai 50 ai 500 euro per passare del tempo con una delle cinque donne, a seconda della prestazione richiesta. Le donne sfruttate all’interno dell’appartamento sono tutte risultate irregolari in Italia. E’ stato anche accertato una sorta di ricatto da parte dei due cinesi nei confronti delle donne: non venivano pagate molto, solo a sufficienza per vivere e garantirsi un alloggio, con la promessa di procurare loro i documenti per regolarizzare la loro presenza nel nostro Paese. Il giro d’affari della casa del sesso di Mestre ammontava a circa 200mila euro al mese.

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