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Rarissimo caso di Lyssavirus in Toscana: gatto muore dopo aver morso la padrona

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 30 Giu. 2020 alle 10:07
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Nell’epoca del Covid, le notizie che riguardano i virus sono tra quelle che preoccupano di più. Ma negli ultimi mesi, sono circolate anche numerose bufale diventate presto virali. È per questo che solo organi verificati possono attestare la veridicità di alcune informazioni. È il caso della notizia di un gatto morto dopo aver morso la padrona. Circostanza in cui ha contratto il Lyssavirus, un raro virus diverso dalla rabbia e riscontrato solo una volta al mondo, nei pipistrelli. Il virus è stato isolato su un campione del gatto dal Centro di referenza nazionale per la rabbia dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

Il ministero della Salute, come fa sapere la Regione Toscana, ha costituito un gruppo tecnico scientifico per approfondimenti sul caso. Prima del quale, spiega una nota della Regione, questo specifico Lyssavirus era stato rinvenuto una sola volta, a livello mondiale, in un pipistrello del Caucaso nel 2002, senza che ne fosse mai stata confermata la capacità di infettare animali domestici o l’uomo. Attualmente, si legge ancora, secondo il ministero della Salute non ci sono evidenze di trasmissione da animale a uomo. A titolo precauzionale, le persone che sono state a contatto con il gatto sono state sottoposte a profilassi.

I veterinari: “Niente allarmismo”

Il presidente dell’Anmvi, l’associazione nazionale medici veterinari, Marco Melosi, ha detto che il rarissimo caso di Encefalite da Lyssavirus in un gatto, è “un caso di efficiente sorveglianza veterinaria non di allarmismo”. Il conseguente intervento delle autorità di sanità pubblica veterinaria (Asl, IZS e Ministero della Salute) “è il risultato di un circuito virtuoso”, spiega Melosi, “innescato dalla sorveglianza veterinaria di primo livello che si fa nelle strutture veterinarie italiane ogni giorno”. “Il caso”, ha aggiunto, “deve incoraggiare tutti i proprietari a far visitare regolarmente i propri cani e gatti e a valutare insieme al proprio medico veterinario anche le condizioni ambientali in cui vivono. Farlo è un gesto di responsabilità anche verso la salute collettiva”.

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