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Ricolfi: “In 15 province l’epidemia è ripresa. La politica annacqua la verità per salvare il turismo”

Il sociologo sostiene che i dati mostrano che l'effetto delle riaperture delle attività ricreative a giugno ha provocato conseguenze molto più gravi di quelle delle attività economiche a maggio

Di Anna Ditta
Pubblicato il 22 Giu. 2020 alle 07:53
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Il sociologo Luca Ricolfi, professore di Analisi dei Dati all’Università di Torino, lancia un segnale d’allarme sulla risalita dei contagi da Coronavirus in Italia. In un articolo pubblicato sul sito della Fondazione Hume, di cui è presidente e direttore scientifico, sabato scorso Ricolfi sottolineava che “Ci sono almeno 15 province in cui, in base all’andamento dei nuovi casi, è possibile individuare indizi di ripresa dell’epidemia“.

“Molte (8) sono in Lombardia, e fra esse c’è Milano. Ma molte (7) sono in altre regioni del Nord o del Centro: Alessandria, Vercelli, Bologna, Arezzo, Rieti, Roma, Macerata”, ha spiegato Ricolfi in un’intervista all’Huffington Post. “Se poi consideriamo anche un secondo gruppo di province, in cui i segnali di ripresa dell’epidemia ci sono ma sono meno nitidi, se ne devono aggiungere altre 7, fra cui Padova, Firenze e persino una provincia del Sud (Chieti). In tutto fa ben 22 province (su 107) in cui dovrebbero scattare piani per evitare che il contagio torni a dilagare“.

Secondo Ricolfi la responsabilità di questo aumento è legata alla “pretesa della politica di proteggere il turismo a qualsiasi prezzo”. Questo – sottolinea – “ci è costato prima (nelle 2 settimane a cavallo fra febbraio e marzo) un imperdonabile ritardo nelle chiusure, a partire dalla tragica vicenda di Nembro e Alzano. E rischia di costarci ora una ripartenza dell’epidemia”. E aggiunge: “Quel che stiamo scoprendo, in queste settimane, è che la riapertura delle attività economiche, avvenuta essenzialmente a maggio, ha provocato conseguenze molto meno gravi di quelle che sta producendo la riapertura delle attività “ricreative”, che è in corso in questo mese di giugno”.

“Dopo il 2 giugno”, sottolinea il sociologo, “siamo tornati ad essere il gigantesco luccicante lunapark che da qualche decennio siamo sempre stati. Il Covid ringrazia”. E la politica perché non fa nulla? “Inutile girarci intorno: il rilancio del turismo e dell’economia del divertimento (ristorazione, calcio, sale giochi, eccetera) è incompatibile con un discorso di verità sull’andamento dell’epidemia”, sostiene Ricolfi. “E la politica ha scelto: in questo momento meglio annacquare la verità, se no la macchina dei consumi non riparte, e la società signorile di massa implode”.

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