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Istituto Superiore di Sanità: “Netto miglioramento, ma serve cautela. Indice di contagio tra 0,2 e 0,7”

Immagine di copertina
Silvio Brusaferro, presidente Iss Credits: Ansa

La conferenza stampa dell'Istituto superiore di sanità. Gli aggiornamenti del presidente Silvio Brusaferro e gli ultimi dati del Comitato tecnico scientifico

“Il contagio si sta fermando, ma la battaglia con il Coronavirus non è ancora vinta”. La narrativa è molto cauta durante la conferenza stampa dell’Istituto superiore di sanità (Iss) di oggi, venerdì 24 aprile. Il presidente Silvio Brusaferro fa il punto della situazione sul Coronavirus in Italia insieme al direttore del dipartimento di Malattie infettive Giovanni Rezza e al dottor Giorgio Locatelli del Consiglio Superiore di Sanità. Ogni settimana si tiene infatti l’incontro con la stampa per analizzare l’evoluzione di un’epidemia che ancora non conosciamo perfettamente.

La cautela è veramente il tema del giorno: “Dobbiamo muoverci passo dopo passo – dice Brusaferro –  perché la situazione è nettamente migliorata ma dobbiamo tenere conto che il virus circola ancora, e seppur in modo diverso nelle varie zone del paese bisogna avere molta cautela”. ​

L’indice di contagio in miglioramento

​L’indice Rt, che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva, già dal 6 aprile si attestava mediamente a un valore tra 0,2 e 0,7, considerando l’intero Paese. Lo dimostrano i modelli matematici elaborati dall’Iss e dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento, presentati durante la conferenza stampa di approfondimento epidemiologico. Questo indice rappresenta il numero medio delle infezioni prodotte da ciascun individuo infetto dopo l’applicazione delle misure di contenimento dell’epidemia stessa. “Rt – sottolineano gli esperti dell’Iss – è solo uno degli indicatori che servono a definire i provvedimenti da adottare nella Fase 2. La differenza tra gli indici regionali non rappresenta necessariamente una condizione per differenziare le misure successive a questa fase. Il valore di Rt, che sarà pubblicato settimanalmente, rappresenta uno strumento importante per monitorare le misure di controllo nel tempo e la loro efficacia”.

44 per cento delle infezioni aprile in Rsa, 24 per cento in famiglia

Su circa 4.500 casi di Covid notificati tra l’1 e il 23 aprile, il 44,1 per cento delle infezioni si è verificato in una Rsa, il 24,7 per cento in ambito familiare, il 10,8 per cento in ospedale o ambulatorio e il 4,2 per cento sul luogo di lavoro.

I dati dell’Osservatorio sulle Rsa promosso dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) indicano un vero e proprio bollettino di guerra a livello nazionale: sono stati fra 6.000 e 7.000 i decessi avvenuti nelle strutture di ricovero per anziani a partire dal primo febbraio. E i sintomi da Coronavirus sono stati individuati in oltre il 40 per cento dei deceduti, anche se secondo l’ISS “è difficile distinguere fra influenza e Covid-19”. Di questi, la maggior parte si trova nel Nord Italia. In pratica, se continueranno a mancare i dispositivi di protezione, i tamponi e soprattutto il personale, gli anziano continueranno a morire come mosche.

Nel video: Bollettino della Protezione Civile

 

 

Il caldo uccide il Coronavirus

Secondo l’ultimo rapporto tecnico dell’Istituto superiore di sanità, “Indicazioni ad interim sull’igiene degli alimenti durante l’epidemia da virus SarS-CoV-2”, a temperatura ambiente il Coronavirus può essere rilevato “fino a sette giorni a 22 gradio fino a un giorno a 37°C”Per quanto riguarda le temperature rilevanti per i processi di preparazione dei cibi (cottura e mantenimento dalla temperatura nelle attività di ristorazione), poi, il rapporto realizzato dal Gruppo Sanità pubblica veterinaria e Sicurezza alimentare dell’Iss, svela che “il Sars-Cov2 mantiene un comportamento analogo a quello di altri Coronavirus come Sars e Mers, non essendo possibile rilevare virus infettante dopo 30 minuti a 56°C e dopo 5 minuti a 70°C”.

Secondo lo studio, i dati disponibili mostrano che “il virus ha una diversa sopravvivenza in base alla tipologia di superficie. In uno studio in condizioni controllate di laboratorio, il virus infettante era rilevato per periodi inferiori alle 3 ore su carta (da stampa e per fazzoletti), fino a un giorno su legno e tessuti, due giorni su vetro, e per periodi più lunghi (4 giorni) su superfici lisce quali acciaio e plastica, persistendo fino a 7 giorni sul tessuto esterno delle mascherine chirurgiche”.

Tracce di Rna nelle acque di scarico di Roma e Milano

Il materiale genetico del virus Sars-Cov-2 può essere trovato nelle acque di scarico, permettendo quindi di usare questo tipo di campionamenti come “spia” della presenza di un focolaio epidemico. Lo suggerisce uno studio condotto a Roma e Milano dal gruppo guidato da Giuseppina La Rosa del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute Del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che sarà pubblicato a breve.

“Abbiamo selezionato e analizzato per la ricerca del virus, un gruppo di 8 campioni di acque di scarico raccolti dal 3 al 28 febbraio a Milano e dal 31 marzo al 2 aprile a Roma”, ha spiegato La Rosa all’Agi. “In 2 campioni raccolti nella rete fognaria della zona Occidentale e Centro-orientale di Milano è stata confermata la presenza di RNA del nuovo Coronavirus. Nel caso di Roma, lo stesso risultato positivo è stato riscontrato in tutti i campioni prelevati nell’area orientale della città”, aggiunge. L’Iss sta ora estendendo la ricerca ad altri campioni di acque di scarico provenienti da una rete di raccolta in diverse regioni, costruita negli anni nell’ambito di un progetto finanziato dal Centro Nazionale di prevenzione e Controllo delle Malattie (CCM) del ministero della Salute.

Leggi anche:

1. Coronavirus, tracce di Rna nelle acque di scarico di Roma e Milano: la conferma dell’Istituto Superiore di Sanità 2. Parigi, tracce di Coronavirus trovate nell’acqua della Senna: stop al lavaggio delle strade 3. Il Coronavirus colpisce più bimbi del previsto: “Per uno in terapia intensiva, infetti altri 2.381” 4. Coronavirus, il laboratorio di Wuhan al centro delle indagini Usa sull’origine della pandemia rompe il silenzio: “Non è uscito da qui”

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