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Galli: “La campagna vaccini è in ritardo, bisogna richiamare i medici in pensione”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 4 Gen. 2021 alle 13:12
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Immagine di copertina
L'infettivologo Massimo Galli Credits: ANSA

“Non nascondo che la situazione che stiamo vivendo mi preoccupa. Credo che sarà comunque molto difficile condurre la campagna vaccinale se non si tiene conto che in tutta Italia il personale sanitario è duramente provato e difficilmente può farsi carico di altro lavoro straordinario”. Queste le parole di Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano intervistato da Il Messaggero. Secondo lui, l’obiettivo è quello di immunizzare il 70 per cento degli italiani dopo l’estate in queste condizioni è difficilmente realizzabile.

Galli cita la possibilità di richiamare personale sanitario in pensione per gestire il lavoro di queste settimane: “Fare ricorso a medici e infermieri che sono andati in pensione negli ultimi quattro anni e che siano volontariamente disponibili a farsi carico di parte del lavoro e aggiunto alla campagna vaccinale. Questo con i dovuti riconoscimenti e le garanzie assicurative del personale operativo a tutti gli effetti. Nel periodo festivo parte del personale si sia preso qualche momento di pace è comprensibile e questo ha rallentato le vaccinazioni, riducendo il numero sia dei vaccinatori sia dei vaccinandi disponibili, specie, immagino, in Lombardia”.

E sulla situazione dell’epidemia dice: “Non è che ci si aspetti un gennaio facile. L’attuale situazione dell’epidemia non può essere definita brillante”. Poi, sui dati inerenti i tamponi effettuati in questi giorni di festa, il primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano afferma: “Non mi stupisce che in questi giorni la percentuale dei positivi sui tamponi fatti, che sono meno del solito, come sempre nei periodi di festa, sia più alta. In questi giorni è probabile che siano stati fatti in proporzione più tamponi a persone con sintomi. Ma anche questo non è un fenomeno privo di significato. Questo per dire che i casi sono ancora tanti e che rischiamo a breve una risalita. L’andamento dell’epidemia nel resto del mondo non conforta”.

La ripartenza delle attività del 7 gennaio “è fonte di apprensione – dice Galli -. Sull’organizzazione dei trasporti pubblici al momento mi toccherebbe professare un atto di fede, che tuttavia per il mio modo di pensare mi è molto difficile fare”. E sulla scuola: ″È importantissimo riaprire, ma bisogna farlo gestendo in sicurezza i problemi connessi”.

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