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Camici e bonifico svizzero: Fontana parlerà davanti al Consiglio regionale, opposizioni pronte alla sfiducia

L'avvocato del governatore incontrerà in settimana i magistrati: "Non capisco, è tutto trasparente, quel bonifico è stato un atto di solidarietà"

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 26 Lug. 2020 alle 16:19 Aggiornato il 27 Lug. 2020 alle 14:25
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Immagine di copertina
Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. Credit: ANSA/Mourad Balti Touati

L’indagine giudiziaria, il clamore mediatico e le opposizioni sul piede di guerra. Dopo essersi difeso con due post su Facebook, il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, è pronto a riferire nell’aula del Consiglio regionale sul caso camici e su quel suo bonifico dalla Svizzera per compensare le spese sostenute dalla ditta del cognato. L’intervento potrebbe esserci già domani, lunedì 27 luglio, nel primo dei tre giorni consecutivi dedicata dall’assemblea alla sessione di bilancio.

Le opposizioni, in particolare il Movimento 5 Stelle, chiedono le sue dimissioni e il capogruppo pentastellato, Massimo Rosa, ha annunciato una probabile mozione di sfiducia. Intanto, l’avvocato del governatore, Jacopo Pensa, in settimana dovrebbe incontrare i magistrati, che hanno iscritto Fontana sul Registro degli indagati per il reato di frode in pubblica fornitura.

Il caso camici e il bonifico dalla Svizzera
L’inchiesta si concentra sull’operazione con cui ad aprile la Dama spa – società guidata dal cognato di Fontana, Andrea Dini (e partecipata al 10% dalla moglie del governatore) – si è impegnata a fornire alla Regione Lombardia circa 75mila camici e 7mila set sanitari: operazione, che secondo i pm, configura un’assegnazione senza gara in conflitto di interessi.

Inizialmente inquadrata come una normale vendita (dietro corrispettivo di 513mila euro per cui era stata anche emessa fattura), la fornitura è stata poi tramutata il 20 maggio da Dini in una donazione. Ma l’ipotesi degli inquirenti è che il manager lo abbia fatto proprio perché preoccupato di essere scoperto.

Fontana è indagato per frode in pubblica fornitura perché la Regione Lombardia non ha preteso che la Dama onorasse il suo impegno originario: nel momento in cui la fornitura è stata tramutata in donazione, infatti, la ditta aveva consegnato solo 50mila dei 75mila camici promessi e la restante quota non è mai arrivata. Anzi, sembra che Dini cercò di venderla altrove.

Fontana finora aveva sempre negato di essere a conoscenza della vicenda, ma nelle ultime ore è spuntato un particolare che lo smentisce: il 19 maggio – cioè il giorno prima che Dini tramutasse la fornitura in donazione – il governatore ha tentato di fare un bonifico da 250mila euro – segnalato all’anti-riciclaggio e successivamente cancellato – alla Dama spa. Il bonifico partiva da un conto in Svizzera intestato alla madre del governatore: un conto da 5 milioni di euro su cui – grazie a uno scudo fiscale – erano stati fatti arrivare somme provenienti dal paradiso fiscale delle Bahamas.

L’avvocato di Fontana: “Il bonifico? Un atto di solidarietà”
“Nelle dichiarazioni richieste dalle norme sulla trasparenza sono riportati nel dettaglio i miei patrimoni, non vi è nulla di nascosto e non vi è nulla su cui basare falsi scoop mediatici”, si è difeso Fontana su Facebook.

Il suo avvocato, Jacopo Pensa, si dice stupito di quanto sta accadendo: “Cercherò di capire, i giudici che stanno indagando sono persone corrette e preparate, ma in questo caso dovrebbero avere un fumus di anomalie perché altrimenti se fosse solo curiosità investigativa dovrebbero aprire fascicoli per tutti quelli che hanno fatto lo scudo”, ha dichiarato Pensa all’agenzia di stampa Adnkronos.

“In settimana incontrerò i magistrati per cercare di capire”, ha aggiunto l’avvocato, sottolineando che “oggi i capitali all’estero sono tutti chiari e trasparenti, tracciabili”. “Non so cosa possano avere visto i magistrati di anomalo in questo bonifico”, aggiunge il legale. “L’unico intervento vero del governatore è stato unicamente quel bonifico deciso per ristorare il cognato che aveva rinunciato al pagamento della fornitura a causa della parentela. In poche parole è stato un atto di solidarietà al cognato che in forza di quella parentela aveva solo avuto danni”.

Il conto in Svizzera e lo scudo fiscale “C’è di mezzo un’eredità della mamma: stare bene di famiglia spero non sia ancora un reato, ma da noi parlare di Svizzera e Bahamas vuole già dire rendere sospetta una situazione patrimoniale”, replica l’avvocato.

Leggi anche: 1. Fontana risponda: perché ha riportato in Italia 5,3 milioni di euro nascosti alle Bahamas usando lo scudo fiscale? (di Luca Telese) / 2. Caso camici Lombardia, Fontana e quel bonifico dal suo conto svizzero alla società di moglie e cognato / 3. Il caso dei camici di Fontana insegna: serve più trasparenza nelle partecipate (di Elisa Serafini)

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