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Covid, riconosciute già sei mutazioni del virus: ecco le conseguenze per i vaccini

Di Anna Ditta
Pubblicato il 26 Nov. 2020 alle 12:38
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Credit: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Con il passare del tempo gli scienziati sono in grado di conoscere sempre meglio il virus che causa il Covid-19. Uno dei punti su cui si sono interrogati gli esperti nei mesi scorsi e su cui non c’è ancora una risposta definitiva è quello della possibile mutazione del Sars CoV-2. Ma cosa sappiamo ad oggi sulle mutazioni del nuovo Coronavirus e sull’effetto che possono avere sul vaccino?

Mutazioni Covid e vaccini

Uno studio pubblicato a novembre su Science e realizzato dai ricercatori dell’University of North Carolina a Chapel Hill e dell’University of Wisconsin-Madison, ha confermato che anche il Sars CoV-2 muta, come tutti gli agenti virali. Gli esperti hanno studiato gli effetti della mutazione in vitro e su modelli animali.

Finora sono stati depositati nelle banche internazionali oltre 150mila genomi di virus circolanti e conosciamo sei diversi sottogruppi del virus imparentati con quello comparso nella città di Wuhan probabilmente già a dicembre del 2019. Tuttavia, il Sars CoV-2 muta dalle 5 alle 10 volte meno rispetto ai virus dell’influenza e dell’epatite C. Una sola mutazione (la D614G) ha dimostrato di dare un vantaggio al virus nella capacità di trasmissione.

La mutazione si è verificata nel gene che codifica la proteina Spike, quella che il virus utilizza per agganciare e penetrare nelle nostre cellule. Tale mutazione, anche se ha reso il virus più contagioso, non lo ha reso più mortale o pericoloso per l’uomo. Inoltre, secondo i ricercatori, i cambiamenti avvenuti nella proteina Spike potrebbero rendere il virus “più suscettibile a un vaccino“.

Tuttavia, come sottolinea un articolo pubblicato sul Corriere della Sera e firmato da Margherita De Bac, in un altro studio pubblicato in questi giorni da Nature Communications, coordinato dall’University College di Londra (Ucl) e basato sull’analisi di 46.723 genomi di persone positive al Covid 19, si osserva che le mutazioni conosciute hanno un effetto neutro sulla trasmissibilità del nuovo Coronavirus, quindi il dibattito è ancora aperto. In ogni caso, anche gli esperti dell’Ucl si dicono “ottimisti” sull’efficacia dei vaccini contro il Covid in arrivo nei prossimi mesi e si esprimono in modo favorevole sulla possibilità di “segnalare la presenza di mutazioni per eventuali aggiornamenti dei vaccini”.

La questione dei visoni

Nelle ultime settimane è emersa anche la notizia di una variante di Coronavirus che sarebbe stata trasmessa all’uomo dai visoni. La questione è emersa in Danimarca, dove in un allevamento di visoni si sono avuti 12 casi di infezione non grave tra gli operatori del settore, contagiati da varianti trasmesse dagli animali che a loro volta erano stati contagiati dall’uomo.

Questa variante, denominata cluster 5, non è più in circolazione, secondo quanto affermato dal ministero della Sanità danese. I ricercatori dell’università di Oxford, in un articolo pubblicato su Nature, hanno scritto che le mutazioni dei visoni non sono particolarmente preoccupanti e che non compromettono l’effetto dei vaccini. Anche in Italia il ministero della Salute ha sospeso a scopo cautelativo fino a febbraio 2021 l’attività negli allevamenti di visoni, che sono comunque molto meno numerosi rispetto a quelli presenti in Danimarca o in altri Paesi.

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