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La classifica dei virologi più coerenti secondo Reputation Science

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 30 Nov. 2020 alle 11:59 Aggiornato il 30 Nov. 2020 alle 12:25
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Covid, la classifica dei virologi secondo Reputation Science

Reputation Science, società italiana che analizza dati usando modelli matematici per fornire e implementare strategie di comunicazione, ha stilato la “classifica” dei virologi italiani che negli ultimi dieci mesi si sono espressi sulle misure anti-Covid adottate dal governo e in generale sulla pandemia. La società si è basata su due indicatori: l’indice di allerta, e cioè l’orientamento prevalente di ciascun esperto rispetto al grado di rigidità delle misure di contenimento da adottare, e il grado di coerenza tra le varie opinioni espresse nel tempo da ciascuno. Stando ai due indicatori, il virologo Fabrizio Pregliasco è risultato il più coerente e anche il più cauto nel commentare le misure di contenimento, mentre altri virologi come Andrea Crisanti o Ilaria Capua si sono rivelati più scostanti. Gli esperti cosiddetti “negazionisti” come Alberto Zangrillo si trovano invece agli ultimi posti in entrambe le classifiche.

Fonte: Reputation Science

Nello specifico, l’indice di allerta ha indicato l’opinione media degli esperti in merito alle soluzioni per contenere la pandemia secondo una scala che va da -5 (misure di contenimento minime) a +5 (misure di contenimento massime): stando a questa analisi il più prudente risulta essere stato appunto il direttore dell’Istituto Galeazzi di Milano Fabrizio Pregliasco, seguito da Ricciardi, Galli, Locatelli e Burioni (+4,5/+3,5) mentre agli ultimi posti della classifica figurano Zangrillo e Bassetti, che hanno posizioni totalmente opposte ai primi.

Per quanto riguarda l’indice di coerenza invece, la classifica ha premiato ancora una volta Pregliasco, che con 9,67 presenta l’indicatore più alto, seguito da Franco Locatelli (9,11), Matteo Bassetti (8,02), Massimo Galli (7,57), Antonella Viola (7,49), Walter Ricciardi (6,41), Roberto Burioni (4,21), Alberto Zangrillo (4,13) e Ilaria Capua (3,95). Al decimo posto invece c’è Giorgio Palù con un indice di coerenza pari a 3,09, all’undicesimo Andrea Crisanti (3,05), al dodicesimo Maria Rita Gismondo

Il gruppo di 80 esperti di Reputation Science ha rilevato che gli utenti del web sono entrati in contatto ogni giorni dall’inizio della pandemia con oltre 230 contenuti generati dagli esperti  di virologia, per un totale di oltre 70mila contenuti: ma l’effetto non ha fatto altro che aumentare il senso di confusione e incertezza nel pubblico. “Questo eccesso di voci continue, sovrapposte e contrapposte ha sortito l’effetto di disorientare ulteriormente. È chiaro che si tratta di una situazione inedita, però chiunque parli deve tenere conto degli effetti che le sue parole potranno sortire”, ha dichiarato a Repubblica Auro Palomba, presidente della società di analisi. “Come cittadini abbiamo sentito che era nostro dovere analizzare quanto stava accadendo“, ha aggiunto.

Non solo la maggior parte degli esperti ha cambiato approccio nei vari mesi, ma si è verificata una forte divergenza tra le opinioni soprattutto per quanto riguarda la gravità della pandemia e la severità delle misure, il che ha reso i contenuti registrati impegnativi da gestire dal punto di vista informativo. Invece di orientare il pubblico, dunque, la sovraesposizione mediatica ha creato disinformazione. Lo studio ha anche analizzato lo share generato dai singoli esperti nei vari periodi, con professionisti che hanno dominato la scena mediatica nei primi mesi e hanno molto ridimensionato le proprie presenze in seguito, e altri che sono rimasti “sulla cresta dell’onda” in modo costante, come Andrea Crisanti, che secondo la classifica di Reputation Science è il virologo che ha avuto più share (pari al 20 per cento) da giugno a novembre.

“Dalle analisi emerge in modo molto chiaro come il flusso di comunicazione innescato dagli esperti sia stato eccessivo e incoerente”, ha dichiarato Paolomba. “Ora più che mai è  necessario comprendere in modo chiaro i meccanismi della comunicazione, il peso che singole parole e messaggi più articolati possono avere sulla percezione e sui livelli di ansia delle persone, già sottoposte a forti pressioni dal contesto attuale. Purtroppo, stiamo assistendo a molti singoli professionisti che stanno utilizzato la ribalta mediatica per promozione personale e ad un gruppo di esperti che sta progressivamente perdendo la propria capacità di svolgere un ruolo di guida. Una deriva acuita dai casi di reciproche accuse a cui abbiamo assistito. Purtroppo, un effetto negativo di questo trend riguarda il fatto che rischia di ledere l’importanza delle misure e dei comportamenti fondamentali per limitare la pandemia”, ha concluso l’esperta.

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