“L’ospedale di Alzano ha ucciso mio marito: entrato per un controllo il 26 febbraio, ne è uscito morto. E a me ancora non hanno fatto un tampone”

La denuncia disperata di Gabriella Gandossi, cittadina di Nembro, uno dei comuni della Val Seriana più colpiti dal Coronavirus

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 27 Apr. 2020 alle 13:34 Aggiornato il 27 Apr. 2020 alle 13:52
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Immagine di copertina
Gabriella e Antonio

“Nell’ospedale di Alzano Lombardo hanno ucciso mio marito, è stato un omicidio”. Sono parole forti e piene di dolore e di rabbia quelle di Gabriella Gandossi, cittadina della Val Seriana che ha perso suo marito il 25 marzo 2020 a causa del Coronavirus. Da quel giorno nessuno l’ha chiamata per una visita medica o un controllo e non ha ricevuto né un tampone, né tantomeno è stata inserita nelle liste dei test sierologici. Finché non è andata a bussare direttamente alla porta dell’assessore ai Servizi Sociali del suo comune. Ormai più di un mese dopo. L’abbiamo intervistata per ripercorrere le tristi tappe che è stata costretta a vivere negli ultimi mesi a Nembro, uno dei comuni più colpiti dalla pandemia insieme a Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, dove la mancata zona rossa ha provocato danni inestimabili, come abbiamo raccontato in un’inchiesta in più parti a firma di Francesca Nava.

Ma cosa è successo esattamente a suo marito?
Mio marito non era una fascia a rischio. Non aveva altre malattie. Non era anziano. Aveva 63 anni e il 26 febbraio era andato all’ospedale di Alzano Lombardo per un banalissimo controllo medico per un neo. È lì che si è contagiato.
Non può essersi contagiato da nessun altra parte?
Ovviamente non ho la certezza matematica. Ma non può essersi contagiato da altre parti, perché da quel giorno le restrizioni per il lockdown sono cominciate e noi siamo stati a casa senza vedere nessuno. Ma poi adesso lo sanno tutti che il 23 febbraio l’ospedale di Alzano non ha chiuso e non è stato sanificato….Se lo avessimo saputo anche noi, non avrei mai mandato mio marito a fare la visita! (qui l’inchiesta sulla mancata chiusura dell’Ospedale di Alzano ndr)
E poi, quando sono iniziati i problemi?
L’1 di marzo Antonio ha iniziato a stare male. Esattamente in quei termini che ti dicono: dopo tre-quattro giorni arrivi a 40 di febbre. La guardia medica non veniva a vederlo perché inizialmente non manifestava problemi respiratori. Il 7 marzo aveva la saturazione altissima, quindi l’unica era ricoverarlo. Ho chiamato l’ambulanza alle 13.30, sono arrivati alle 19.30 e mio marito era delirante, stava malissimo. Ormai non stava respirando più. Da quel giorno non l’ho più visto.
Dove lo hanno ricoverato?
L’hanno portato ad Alzano, lì dove si era contagiato, e gli hanno messo un casco Cpap per 10 giorni, ma invece che migliorare, peggiorava. Quindi l’hanno intubato e trasferito al San Gerardo di Monza. Era troppo grave. E il 25 marzo è morto. Sono andata a ritirare le ceneri solo venerdì scorso, senza nemmeno un funerale.

Quei giorni dall’8 marzo al 25 marzo devono essere stati davvero duri…
Sì, decisamente. In più mi hanno fanno portare gli effetti personali di mio marito senza nessuna precauzione o dispositivo di protezione…
Cioè lei ha toccato delle cose infette?
Sì, perché l’esito del tampone non era ancora arrivato. Pensavano davvero che non fosse Covid, con tutti quei sintomi? Assurdo.
Ha sentito altri famigliari di vittime? Per sostenervi a vicenda e per confrontare le varie situazioni?
Guardi… Tutti vogliono giustizia, ma nessuno sta facendo sentire veramente la sua voce. Sicuramente vorrei organizzare qualcosa a livello collettivo, perché ci sono troppe verità non ancora venute a galla.

Lei ha avuto sintomi?
Quando hanno ricoverato mio marito ho avuto febbre e sintomi respiratori, quindi credo di aver passato il Coronavirus in forma lieve a questo punto.
Gabriella, ma davvero nessun medico della Ats (agenzia della tutela della salute territoriale) si è interessato al suo caso?
Assolutamente no. Non ho ricevuto nessuna chiamata. Nessuno mi ha contattato. Per questo non ho ricevuto un tampone, nonostante fossi stata a contatto con mio marito che è morto di Covid-19 il 25 marzo. Anzi, mi avrebbero dovuta chiamare l’8 marzo, quando mio marito è stato ricoverato.
E lei cosa ha fatto?
Ho deciso di fare un lungo post sui social, per farlo arrivare fino ai funzionari del comune di Nembro. E così è stato: finalmente hanno attenzionato il mio caso e mi hanno fatto quell’intervista per capire il rischio contagio che mi avrebbero dovuto fare quasi 2 mesi fa… Non ero neanche negli elenchi, quindi non sapevano neanche che mio marito fosse morto nell’ospedale di Alzano.

Cosa vorrebbe dire a suo marito su come sta andando la gestione di questa emergenza?
Vorrei dire a mio marito che l’hanno ucciso. Perché per quello che mi riguarda, è stato un omicidio. Io non mollo e cercherò di fare del mio meglio per avere giustizia. E quando dico giustizia non intendo giustizia economica, ma sapere la verità di come sono andate le cose. Che qualcuno si prenda la responsabilità di queste morti, che sono un dolore indelebile per me e per migliaia di altre persone.

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