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Coronavirus, l’infermiera posta una foto con il volto segnato dalla mascherina: “Ho paura, ma sono fiera”

Immagine di copertina

Coronavirus, l’infermiera mostra i segni della mascherina su Instagram

È un viso stanco e pieno di segni lasciati dalla mascherina quello di Alessia B., infermiera di 23 anni di Grosseto che da sei mesi lavora presso un ospedale di Milano. Quel volto, mostrato senza alcuna vergogna su Instagram, ha fatto il pieno di like perché quelli sono i segni dell’impegno infaticabile del personale medico che da giorni, senza sosta, sta lavorando per dare assistenza a tutti i pazienti affetti da Coronavirus (e non solo).

Una foto, dunque, che è il simbolo della battaglia contro l’emergenza dovuta al diffondersi del Covid-19. Sono tantissimi, d’altronde, i medici e gli infermieri che in questi giorni stanno facendo doppi turni e straordinari per fronteggiare l’epidemia e fare in modo che chi entra in ospedale possa ricevere tutte le cure adeguate al fine di essere dimesso, in salute, nel più breve tempo possibile. Alessia, che ha raccontato come indossare per tutto il turno la mascherina sia davvero fastidioso e mostrato a tutti i segni da essa provocati, è una di quelle operatrici sanitarie che è stata trasferita dal proprio reparto per aiutare i contagiati.

Visualizza questo post su Instagram

Sono i un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

Un post condiviso da Alessia Bonari (@alessiabonari_) in data:

“Sto in un reparto completamente dedicato ai sospetti, al pronto soccorso: non posso bere perché non mi posso alzare la mascherina. Per andare in bagno stesso discorso: dovresti toglierti tutto e poi rivestirti da capo a piedi, ma non puoi lasciare il reparto così”, continua la sua testimonianza nel post social, la quale fa emergere tutte le difficoltà di un turno di lavoro così “particolare”. “Ho paura anche io – ha poi continuato Alessia, non facendo tesoro delle sue preoccupazioni – ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti – è poi la conclusione – perché sono fiera e innamorata del mio lavoro”.

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