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Coronavirus, tra Cina e Italia ora è crisi diplomatica. Pechino: “No a misure eccessive”

Da quando il presidente Conte ha annunciato la chiusura del traffico aereo da e per la Cina, sono aumentate le tensioni con Pechino. L'accordo sulla Nuova via della Seta sembra un lontano ricordo

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 10 Feb. 2020 alle 13:06 Aggiornato il 10 Feb. 2020 alle 13:09
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Coronavirus, crisi diplomatica Cina-Italia. Pechino: “No a misure eccessive”

Ad aprile scorso Italia e Cina firmavano il memorandum per la Nuova via della Seta: sembrava l’inizio di un periodo florido per le relazioni commerciali e politiche tra i due Paesi, ma poi è arrivato il Coronavirus. L’epidemia che sta spaventando il mondo intero, che in meno di due mesi ha provocato già 910 morti e oltre 40mila contagi, superando i dati del virus Sars del 2002 e superando i confini della Cina per arrivare anche in Europa.

Lo scorso 30 gennaio, quando si è diffusa la notizia dei due turisti cinesi ricoverati all’ospedale Spallanzani di Roma perché positivi al virus nCoV-2019, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato – proclamando lo stato d’emergenza – la chiusura del traffico aereo dall’Italia verso la Cina e nella rotta inversa. Qualche giorno dopo, il 6 febbraio, è arrivata anche la notizia del primo cittadino italiano contagiato dal Coronavirus, un ricercatore di 29 anni rientrato insieme agli altri connazionali da Wuhan, la città focolaio dell’epidemia.

L’Italia, così, è diventato il primo Paese a bloccare tutti i voli da e per la Cina. Poco dopo lo avrebbero fatto anche gli Stati Uniti, ma il comportamento del nostro esecutivo è stato considerato da Pechino alla stregua di un tradimento. Soprattutto perché, ribatte la Cina, non ci sono motivazioni sufficienti a giustificare una chiusura totale del traffico aereo.

“Speriamo che l’Italia possa valutare la situazione in modo obiettivo, razionale e basato sulla scienza, rispettare le raccomandazioni autorevoli e professionali dell’Oms e astenersi dall’adottare misure eccessive”, ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang. “Dopo lo scoppio dell’epidemia – ha continuato – la Cina ha adottato le misure di prevenzione e controllo più complete e rigorose, molte delle quali superano di gran lunga le raccomandazioni dell’Oms e ciò che il Regolamento sanitario internazionale ha richiesto. L’Oms ha ripetutamente affermato che non raccomanda di imporre restrizioni sui viaggi e sul commercio alla Cina”.

Come ricostruito stamattina da Repubblica, a Pechino sono convinti che la misura italiana sia eccessiva per vari motivi. Intanto perché la Cina stessa ha introdotto un bando per i viaggi di gruppo all’estero, sconsigliando persino quelli individuali. E poi perché le ambasciate italiane avevano smesso già da giorni di rilasciare visti di viaggio. Al momento, a poco è valso il tentativo del ministro degli Esteri Luigi Di Maio di ricucire lo strappo riaprendo i voli commerciali.

Anzi, giovedì scorso si è arrivati a un nuovo incidente diplomatico. Emissari cinesi e italiani si sono incontrati per concordare una riapertura parziale del traffico aereo, magari solo per la Cina, per permettere così ai cittadini di Pechino in vacanza in Italia in questi giorni di tornare in patria. Al termine dell’incontro, però, un comunicato cinese non concordato annunciava la volontà di Roma di riaprire i voli. Poi smentita sia da Di Maio che dal ministro della Salute Roberto Speranza.

Qualche giorno dopo, ha provato a metterci una pezza persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha fatto visita a una scuola romana frequentata da molti alunni cinesi. Un gesto simbolico che, tuttavia, ha trovato una fredda reazione da Pechino. Se e quando l’emergenza Coronavirus sarà rientrata, l’impressione è che la diplomazia italiana dovrà lavorare a fondo per recuperare il rapporto con la Cina.

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