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Coronavirus: arriva l’app che individua i possibili contagi e limita l’epidemia

A inventarla è stata una società di comunicazione che si trova in provincia di Sondrio

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 17 Mar. 2020 alle 10:46 Aggiornato il 17 Mar. 2020 alle 10:49
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Coronavirus: arriva l’app che individua i possibili contagi al fine di limitare l’epidemia

È italiana l’app che individua i possibili contagi al fine di limitare l’epidemia di Coronavirus nel nostro Paese. A idearla è stata la Webtek SpA, società di comunicazione che si trova in provincia di Sondrio. L’applicazione, dal nome stopCovid19, sarà scaricabile gratuitamente sia su App Store, che su Google Play, ed è stata messa a disposizione delle autorità. Il suo scopo è quello di ricostruire i movimenti e i contatti di una persona affetta da Covid-19, al fine di evitare che questi possa contagiare inconsapevolmente altre persone.

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Intervistato da La Repubblica, Emanuele Piasini, fondatore della società che ha ideato l’app, ha raccontato: “Quando in Valtellina abbiamo registrato il primo caso positivo, un ragazzo che era stato a Codogno, un amico che lavora nella Protezione Civile mi raccontava delle difficoltà di tracciare tutte le persone che possono essere state contagiate nel tragitto”. Per tornare a casa, infatti, il giovane “ha preso due treni ed un pullman e si è potuto ricostruire il contatto e il contagio solo con sette persone”.

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L’app, le cui possibilità criticità dovute alle violazioni della privacy hanno superato i controlli dello studio legale Scardaccione Pelandini di Milano, ha lo scopo di prevenire nuovi contagi di Covid-19 in Italia. “Una volta che un fruitore della app venisse riscontrato positivo al virus, le autorità possono ricostruire la mappatura delle persone che ugualmente sono a rischio di contagio, e avvisarle di mettersi in quarantena” spiega ancora Piasini.

Quella italiana è una versione meno invasiva e allarmistica dell’applicazione che in Cina ha contribuito a rallentare il contagio. Nel Paese asiatico, infatti, il cellulare suonava quando si era vicini a una persona affetta da Covid-19, creando terrore tra le persone. Uno strumento assai simile è stato adottato in Corea del Sud, ma in entrambi i casi i dispositivi hanno suscitato diverse perplessità sul rispetto della privacy.

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