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Conte: “Porto mio figlio a scuola”, ma la preside lo gela: “Mancano banchi e docenti”

Di Antonio Scali
Pubblicato il 13 Set. 2020 alle 11:05 Aggiornato il 13 Set. 2020 alle 11:16
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Lunedì 14 settembre per molti ragazzi sarà tempo di tornare tra i banchi di scuola e risentire il suono della campanella dopo i tanti mesi di lockdown e lezioni a distanza. Un rientro sicuramente diverso dal solito, viste le rigide misure di distanziamento che bisognerà rispettare a causa del Covid. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte qualche giorno fa, in conferenza stampa, si era detto ottimista: “Non solo sono fiducioso per l’inizio, ma sarò tranquillo di portare mio figlio a scuola. Anzi, gli comunicherò tutto l’entusiasmo di questo anno, la fatica dello studio, ma anche la soddisfazione delle conquiste del sapere”.

A gelare il premier ci ha pensato proprio la preside dell’istituto dove studia il figlio di Conte, che frequenta la terza media. Il dirigente scolastico, in un messaggio inviato ai genitori, ha infatti fatto capire che la situazione nella sua scuola, che si trova nel quartiere Prati di Roma, è tutt’altro che buona. “Non sono arrivati i banchi monoposto, neppure quelli che abbiamo ordinato in luglio. Abbiamo ancora troppe cattedre libere (docenti che devono essere nominati con procedure non di pertinenza della scuola) per cui dovremo limitare le ore di lezione. Devono essere nominati molti docenti di sostegno. Sono in servizio pochissimi collaboratori scolastici”, ha scritto la preside.

“Devono essere ancora svolti gli usuali interventi manutentori previsti per l’inizio dell’anno scolastico compreso lo sfalcio dell’erba dove indispensabile. Non è stato nominato il Direttore dei Servizi generali amministrativi. Non sappiamo se e quali docenti avranno diritto ad assentarsi in quanto rientranti nella categoria “fragili”. L’organico della Segreteria è ancora incompleto”, continua il dirigente scolastico. Insomma, la ripresa sarà tutt’altro che facile.

“Lo scenario che si prospetta non risponde assolutamente a quello che avremmo desiderato. Per tutto quello che ho esposto (e certamente è sfuggito qualche aspetto) non posso darvi garanzie di pieno funzionamento, almeno in queste prime settimane”, si legge ancora nella missiva. Intervistata dal Corriere della Sera, la preside del figlio di Conte ha aggiunto: “Fosse dipeso da me avrei chiesto di posticipare l’inizio delle lezioni a dopo il referendum, sarebbe stato tutto molto più lineare, ma ormai così non è, quindi…”.

Alla domanda su cosa chiederà al premier, il dirigente ha risposto: “Ora come ora chiederei indicazioni univoche: basta cambiare le regole, come sulla distribuzione delle mascherine, sarà un caos consegnarle all’ingresso a ciascuno, non possiamo ritrovarci ogni mattina con tutto il lavoro da fare daccapo, è la cosa che ci fa perdere più tempo e che ci fa sbandare”.

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