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Bambina di 10 anni assume cocaina: la scoperta shock in un ospedale della Brianza

I familiari, preoccupati dalle reazioni incontrollabili della figlia, hanno deciso di portarla al pronto soccorso

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 2 Ago. 2019 alle 12:06 Aggiornato il 2 Ago. 2019 alle 18:10
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Immagine di copertina

Bambina di 10 anni cocainomane a Monza Brianza

Un caso limite e delicato quello registrato a Vimercate, in provincia di Monza, dove una bambina di appena 10 anni è risultata positiva alla cocaina: “È cocainomane”, hanno dichiarato i medici del pronto soccorso della comune brianzolo.

La bimba è arrivata in ospedale accompagnata dai genitori al culmine di una crisi di nervi, all’apice di una serie di comportamenti aggressivi. I familiari, preoccupati dalle reazioni incontrollabili della figlia, hanno deciso di portarla al pronto soccorso. Soltanto lì hanno scoperto la terribile notizia, la figlia fa uso di droghe: non solo canne, ma anche cocaina.

A riportare la tragica storia è Il Giorno (QN), mamma e papà portano la figlia in ospedale e dopo la prima visita medica, i primi sospetti dei medici è arrivata la conferma scioccante dalle analisi cliniche. La bambina, che frequenta la quinta elementare, aveva cominciato fumando spinelli – gli esiti parlano chiaro -, era già passata alla cocaina.

Bambina cocainomane a 10 anni. Aggressiva, agitata, violenta, a suo modo disperata. Così l’hanno descritta gli psichiatri della struttura ospedaliera. La piccola si è poi in parte confidata con i medici, aprendo uno spiraglio su quel baratro nel quale è scivolata senza che nessuno se ne accorgesse.

“Un uso sporadico, ma sufficiente a lasciare una nitida traccia sulla carta del referto e nella sua fragile psiche. E tutto – si legge su Quotidiano Nazionale – era accaduto senza che nessuno si accorgesse di nulla. Non una segnalazione, né a casa né altrove. Risultati che hanno sconvolto anche i medici ai quali lei stessa, con i mezzi dei suoi pochi anni, ha raccontato il vuoto di lunghi pomeriggi trascorsi da sola perché madre e padre sono costretti a lavorare. Ore riempite andandosene a zonzo coi soldi della paghetta. E un’angoscia che cresce, fino all’incontro fatale. Gli specialisti capiscono che dietro c’è anche il rapporto con spacciatori senza scrupoli che non si fermano davanti a niente: neppure alla sua età”.

“Alcuni giorni fa, la piccola ha rotto gli argini e se non ci fosse stato quel grave episodio, forse non ci sarebbe stata più speranza. Dopo il ricovero – riporta ancora l’edizione de Il Giorno di Monza – è stata trasferita in una comunità per minori dove si sta curando. Prima, le ferite dell’anima che l’hanno trascinata sull’orlo del baratro, poi il resto. C’è da dipanare il groviglio interiore di cui la droga è una manifestazione. Il percorso, lungo, è cominciato. Coinvolge anche la famiglia. Per gli specialisti un lavoro carsico: ‘Non giudichiamo nessuno, cerchiamo solo di aiutare tutti a riannodare i fili di una trama lacerata”.

Bambina di 10 anni cocainomane. Parla il primario di psichiatria di Vimercate

La giornalista Barbara Calderola ha intervistato Antonio Amatulli, il primario di psichiatria che ha accolto la bambina nel suo reparto. “Un caso limite, che ci fa capire quale sia la tendenza di oggi e quale emergenza dovremo affrontare in futuro. Ma quei segni sono purtroppo inequivocabili: sguardo vuoto, rabbia, confusione”, dice il medico dell’ospedale di Vimercate.

“L’abuso di stupefacenti e di superalcolici per quanto in aumento non basta a giustificare tutto questo. Ci sono altre due cause: la complessità della società e l’inadeguatezza della famiglie e della scuola. Mancano ruoli chiari, senza i quali non si matura”, dichiara il medico per spiegare il boom di pazienti vittime di droga.

Nell’intervista di Qn, il medico denuncia: “Manca un sistema di valori da rielaborare per evolvere, ma che è un insostituibile punto di partenza”.

E cita anche la vicenda del carabiniere ucciso a Roma: “Uno dei due ventenni americani che ha confessato di avere ucciso il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega scriveva di sé su Internet: sono il re del nulla. Ecco, i ragazzi sono corde tese sul niente. Manca la base. E poi la figura del padre è assente. I papà sono pari, ce lo raccontano drammatici fatti come l’incidente di Alcamo in cui due figli muoiono perché il padre ha assunto cocaina, si è messo al volante postando un vi- deo su Facebook. È il terzo fratello, non un papà”.

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