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Una delle vittime di Genovese: “Una striscia di stupefacente rosa e non ricordai più niente. Poi mi accorsi della violenza”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 18 Nov. 2020 alle 13:53
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Immagine di copertina

Vittima di Genovese: “Dopo lo stupefacente rosa non ricordai più niente”

Continuano ad arrivare nuove testimonianze su Alberto Genovese, l’imprenditore ex amministratore delegato di Facile.it arrestato con l’accusa di violenza sessuale, spaccio e sequestro di persona, e sulle feste a base di droga che organizzava sia a Milano che a Ibiza in alcune ville, dove poi – secondo le accuse – stuprava alcune giovani ignare vittime, drogandole con uno stupefacente rosa. Nell’ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Tommaso Perna, ha convalidato il fermo di Genovese (che si trova nel carcere di San Vittore), si legge il racconto di un’altra delle vittime che ha trovato il coraggio di denunciare l’uomo dopo aver trascorso, questa estate, alcuni giorni a Ibiza, ospite proprio dell’imprenditore. “Sono stata ospite in alcune case affittate da Alberto – ha dichiarato la ragazza – dal 1 al 12 luglio 2020, sono stata invitata da lui personalmente”.

I fatti che la giovane ha raccontato agli inquirenti ricalcano il racconto che qualche giorno fa ha fatto una 18enne, la prima ad aver denunciato Genovese per uno stupro avvenuto in un appartamento di Milano. “Dalla narrazione della ragazza – scrive infatti il giudice Perna – emerge che Genovese sia solito organizzare feste nelle quali la sostanza stupefacente viene messa a disposizione degli invitati, e che egli abusa sessualmente delle donne drogandole a loro insaputa”. “Il biglietto aereo – continua il racconto della ragazza della festa a Ibiza, riportato da Il Fatto Quotidiano – ci è stato regalato da Alberto, che ci ha fatto pervenire tramite una ragazza, che non so se sia una sua segretaria o cosa. Per andare da casa all’aeroporto di Malpensa è venuto a prenderci uno degli autisti di Alberto. Preciso che la sera prima di partire ho saputo che oltre ai nostri bagagli, io e lei avremmo dovuto portare un’altra valigia a testa per conto di Alberto Genovese. Non ho idea di cosa potessero contenere, perché non le ho aperte. La cosa mi aveva insospettito, visto e considerato che Alberto, la fidanzata e altre persone erano partiti per Ibiza, poco prima di noi, con un Jet privato. Non ho avuto modo di capire cosa ci fosse nelle valige, neanche una volta arrivate ad Ibiza”.

Una volta sull’isola, “i primi giorni di vacanza li abbiamo trascorsi normalmente – ha aggiunto la vittima – facendo feste, bagni in piscina, e consumando droghe (cocaina, 2CB e pasticche di vario genere) che Alberto metteva liberamente e gratuitamente a disposizione di tutti gli ospiti, poste in dei piatti in sala. Ad un certo punto della serata io, Alberto e altre ragazze siamo andate nella sua camera ed abbiamo assunto della cocaina. Da quando sono entrata in camera ed ho tirato una striscia di stupefacente di colore rosa che io pensavo fosse 2CB, non ricordo più nulla”. La ragazza ha dichiarato di essere caduta in uno stato di “intontimento, appesantimento e con impossibilità di alzarsi”, durato diverse ore. Solo quando si è ripresa si è accorta di avere i “vestiti strappati, un sacco di lividi sulle gambe e un forte dolore ai polsi. Ho sentito più volte gente che entrava in stanza a chiedermi come stessi”.

Infine, la giovane vittima ha detto agli inquirenti che, a suo avviso, gli amici più stretti di Genovese conoscono il suo modus operandi. Come il suo collaboratore Andrea Leali, che le avrebbe detto che ogni tanto lui “esagera”. “Tra i conoscenti di Alberto – ha detto ancora – circolano voci strane che questi metta della droga, del tipo cocaina o chetamina, analmente alle ragazze, in modo da stordirle immediatamente. Ho avuto paura della reazione che avrebbe potuto avere Alberto, in considerazione del fatto che mi era giunta voce, non so bene da chi, che in una occasione lui aveva mandato sotto casa delle persone di una ragazza che voleva denunciarlo per una cosa simile. Quindi ho avuto ed ho tuttora il timore che Alberto possa, anche in via trasversale, fare del male non tanto a me, quanto ai miei genitori con i quali io vivo ancora. Preciso che non ho detto nulla fino ad ora anche per tutelare loro, poiché non sanno nulla di tutta questa storia e voglio che ne restino fuori, e che nessuno dica loro niente”.

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