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Caso Diciotti, chiusa la votazione su Rousseau: gli iscritti M5S dicono no al processo a Salvini

Hanno votato 52mila attivisti: il 59 per cento si oppone all'autorizzazione a procedere. Problemi tecnici sulla piattaforma dei Cinque Stelle. Di Maio: "Sosterrò il risultato del voto"

Immagine di copertina
Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Credit: ANSA/FABIOFRUSTACI

Salvini, il voto M5S su Rousseau

Gli iscritti del M5S hanno votato contro l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sul caso Diciotti.

Questo l’esito delle operazioni di voto sulla piattaforma Rousseau. Hanno votato 52.417 iscritti: di questi, 30.948 (il 59 per cento) hanno votato contro il processo e 21.469 (il 41 per cento) a favore.

Le operazioni di voto si sono aperte alle 11 e si sono concluse alle 21.30 di lunedì 18 febbraio 2019. In origine era previsto che si potesse votare dalle 10 alle 19, ma c’è stato un ritardo a causa di alcuni problemi tecnici sulla stessa piattaforma web.

L’esito del voto determina la linea che il Movimento Cinque Stelle seguirà in Senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Si tratta di una partita molto delicata dal punto di vista della tenuta della maggioranza di governo: se il M5s votasse a favore del processo a Salvini, potrebbe aprirsi una crisi nell’esecutivo, anche se lo stesso Salvini ha smentito.

>>>LEGGI ANCHE: Caso Diciotti-Salvini, cosa succede dopo il voto dei Cinque Stelle su Rousseau

Di Maio e il voto di Rousseau

“Grazie a tutti i 52.417 iscritti che oggi hanno partecipato alla votazione online su Rousseau”, ha commentato su Facebook il capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio.

“Far votare i cittadini fa parte del nostro DNA, lo abbiamo sempre fatto come accaduto per il contratto di Governo, per la scelta dei nostri parlamentari o per i programmi. L’altissimo numero di votanti dimostra anche questa volta che Rousseau funziona e si conferma il nostro strumento di partecipazione diretta”, si legge nel post.

“Con questo risultato  i nostri iscritti hanno valutato che c’era un interesse pubblico nella vicenda Diciotti e che era necessario ricordare all’Europa che c’è un principio di solidarietà da rispettare”, scrive Di Maio. “Sono orgoglioso di far parte dell’unica forza politica che interpella i propri iscritti, chiamandoli ad esprimersi. Presto ci saranno votazioni anche sulla nuova organizzazione del MoVimento 5 Stelle”.

Salvini e il voto di Rousseau

“Li ringrazio per la fiducia, poi non sono qua ha stappare spumante, né mi sarei depresso se fosse stato il contrario. Ero tranquillo prima e sarò tranquillo domani”. Così Salvini ha commentato a caldo il voto sulla piattaforma Rousseau.

Prima del voto, Salvini aveva lanciato un messaggio di pace al M5S. “Nessuna crisi in caso di processo, il governo andrà avanti”, ha detto. “L’Italia va avanti a prescindere da quello che si deciderà su Salvini. Non sono così importante da decidere le sorti del Paese”.

“Siamo in due al governo, Lega e Cinque Stelle, perché da solo non sarei riuscito a fare nulla e devo dire che ho trovato dei compagni di viaggio rispettosi, coerenti e leali. Luigi Di Maio è una persona corretta provano a farci litigare tutti i giorni ma non ci riescono”.

Rousseau: il quesito su Salvini-Diciotti

Poco prima dell’inizio delle operazioni di voto, il quesito sottoposto agli iscritti M5S è stato rimaneggiato.

Qui la nuova formulazione:

“Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?

– Si, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere negata l’autorizzazione a procedere.

– No, non é avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere approvata l’autorizzazione a procedere.

Qui la precedente formulazione:

“Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?

– Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere.

– No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere.

La formulazione del quesito ha generato polemiche, in quanto disarmonica rispetto al modo in cui si dovranno esprimere i senatori M5S nella Giunta per le autorizzazioni a procedere.

In altre parole, il voto Sì sulla piattaforma Rousseau corrisponde al voto No in Senato. E, viceversa, il voto No sulla piattaforma Rousseau corrisponde al voto Sì in Senato.

Anche Beppe Grillo, garante del Movimento Cinque Stelle, ha criticato il quesito. “Se voti Si vuol dire No Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!”, ha commentato il comico.

>>>Leggi anche: M5S, ora vacilla anche il mito della piattaforma Rousseau: grillini in rivolta

Rousseau in tilt

Nel giorno della votazione la piattaforma Rousseau ha registrato alcuni problemi che hanno ritardato le operazioni.

La piattaforma è stata anche duramente criticata dalla senatrice pentastellata Elena Fattori: “L’associazione Rousseau usufruisce di 90mila euro di soldi ‘pubblici’, versati dai parlamentari dai loro stipendi, dal mese di marzo 2018. Quindi ha ottenuto circa un milione di euro per implementare la piattaforma”, ha attaccato la senatrice.

Ad oggi, tuttavia, secondo Fattori, “non è dato di avere né una fattura o una ricevuta del versamento né un rendiconto puntuale di come sono stati impiegati questi soldi”. “Almeno dovrebbe funzionare come un orologio svizzero. E invece non riesco neanche a connettermi”, protesta Fattori.

Caso Diciotti: il riassunto della vicenda

La vicenda Salvini-Diciotti è stata riassunta dal M5S in un post pubblicato sul Blog delle Stelle. Di seguito il testo integrale del post.

“Ricordiamo brevemente i fatti: tra il 20 e 25 agosto scorso, mentre 137 migranti si trovavano sulla Diciotti, ovviamente con assistenza sanitaria e alimentare, il Ministro degli Esteri e il Presidente del Consiglio Conte stavano sentendo i leader degli altri paesi europei affinché ognuno accogliesse la propria quota di migranti. Questo accordo doveva essere raggiunto prima dello sbarco perché, altrimenti, sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia. E questo a causa del Regolamento di Dublino, che impone che il primo Paese di approdo debba farsi carico di tutti i migranti che arrivano in Europa”.

Il ministro dell’interno Salvini, d’accordo con il Ministro dei Trasporti Toninelli, il Vice Presidente del Consiglio Di Maio e con il Presidente Conte, negò quindi lo sbarco fino a che l’accordo non fosse stato raggiunto. Per questa vicenda il Tribunale dei Ministri di Catania ha deciso di inquisire il Ministro dell’interno perche’ ha considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona e ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere”.

“Su questo si è espresso con un voto prima la Giunta per le autorizzazioni a procedere e poi l’Assemblea del Senato. In pratica, se il Parlamento nega l’autorizzazione a procedere, sta affermando che il Ministro ha agito per interesse pubblico o interesse dello Stato, e che quindi non sarà processato. Nel caso invece venga data l’autorizzazione, il Ministro dell’interno andrà a processo”.

“Questo quindi non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari. Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Noi mandammo a processo i nostri portavoce Paola Taverna e Mario Giarrusso e entrambi votarono per farsi processare”.

“Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale”.