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M5S, ora vacilla anche il mito della piattaforma Rousseau: grillini in rivolta

La piattaforma digitale ideata da Casaleggio viene usata solo in tre casi dal M5S: quando il risultato è scontato, quando non serve a niente oppure quando il gruppo dirigente non si vuole prendere responsabilità

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 16 Feb. 2019 alle 18:38 Aggiornato il 16 Feb. 2019 alle 19:11
Immagine di copertina
Beppe Grillo e Davide Casaleggio

CASO DICIOTTI ROUSSEAU M5S – Il “caso Diciotti”? L’autorizzazione a procedere del Tribunale dei Ministri contro Matteo Salvini? Dopo giorni di frenetica e patetica tiritera, alla fine il Movimento 5 Stelle ha deciso di non decidere: meglio, come dicono loro, hanno deciso di far decidere alla base, quella stessa base che è incazzata nera per decisioni prese senza mai essere consultata, e così finalmente si capisce a cosa serva il Sistema Rousseau:

  • A votare cose già decise
  • A non prendersi responsabilità su scelte che costerebbero in termini di rapporti di voti e invece si può sempre dare la colpa al voto su Rousseau
  • A continuare a coltivare la narrazione della democrazia diretta (sparita invece su vaccini, TAP e altro)
  • A dare un senso alla sagomata di soldi che la Casaleggio preleva dalle tasche dei Parlamentari.

Tutti su Rousseau, quindi, e chissà come sarà contento l’alleato Salvini di sapere che uno degli snodi principali nei rapporti di questo governo degli ultimi mesi alla fine è diventato un bel minireferendum secondo la più pilatesca delle ipotesi.

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Con la proposta Rousseau tra l’altro cadono anche tutte le scenette precedenti: prima tutti a difendere Salvini all’orrido grido di “processateci tutti”, poi tutti a chiedere aiuto al presidente Conte e ora tutti a decidere a colpi di clic.

Peccato che proprio un paio di giorni fa, sempre a proposito del sistema elettronico di Casaleggio, qualcuno abbia addirittura messa in discussione la sicurezza della privacy, mica roba da poco. Si legge in un passaggio dell’Adnkronos:

«Nella risposta a una mail di sollecito inviatale dallo ‘Staff’ – e visionata dall’Adnkronos – Vizzini lancia un pesante j’accuse nei confronti del meccanismo di tirendiconto: “Il sito – scrive – è organizzato in modo violento e lesivo della dignità del parlamentare e non si possono caricare i bonifici senza prima aver superato degli step in cui si devono inserire fatture e cedolini contenenti dati sensibili e che diventano immediatamente proprietà dell’Associazione Rousseau, ossia della Casaleggio Associati (aspetto quest’ultimo che farò presente nelle sedi opportune, istituzionali e non)”. “Ribadisco che ho restituito, restituisco e restituirò ciò che mi sono impegnata a versare, ma assolutamente non nelle forme imposte e decise non si sa bene da chi”, rimarca Vizzini in un altro passaggio della mail, chiedendo allo ‘Staff’ di “firmarsi con nome e cognome” in virtù della “trasparenza tanto decantata”. “Pretendo – aggiunge ancora – ricevuta dei bonifici effettuati all’Associazione Rousseau se volete che continui a versarli”.»

E la domanda che rimbalza un po’ dappertutto è perché ci si dovrebbe fidare di un sistema chiuso (e privato, privato!) se non si fidano nemmeno i parlamentari?

Ah, saperlo. Quello che è certo che la democrazia via web promessa da Casaleggio padre sembra ben diversa da ciò che si è realizzato: a meno che a voi davvero non sembri che Di Maio, Toninelli e gli altri ministri coinvolti (non solo) in questa vicenda stiano fungendo da semplici portavoce del popolo. O a meno che il voto valga come delega totale, come piaceva tanto a Giulio Andreotti.

Intanto si può registrare che è sempre più vicina anche la caduta della regola del secondo mandato per i parlamentari. Chissà che ne dice, Rousseau.