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200mila persone hanno manifestato in Catalogna a sostegno dei due leader indipendentisti arrestati

Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, i presidenti delle organizzazioni civili indipendentiste Anc e Omnium, erano stati arrestati con l'accusa di sedizione. Le stime provengono dalla polizia catalana

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Credit: Afp

A Barcellona almeno 200mila persone hanno manifestato per chiedere la liberazione dei due leader indipendentisti, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, arrestati con l’accusa di “sedizione” lunedì 16 ottobre per ordine della giudice Carmen Lamela della Corte nazionale di Madrid. I due uomini presiedono altrettante organizzazioni civili indipendentiste, l’Assemblea nazionale catalana e l’associazione Omnium cultural.

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Le organizzazioni civili Assemblea Nazionale Catalana e Omnium si sono rivelate cruciali per il movimento indipendentista catalano e negli anni hanno catalizzato il consenso di migliaia di persone che hanno partecipato a diverse dimostrazioni a sostegno dell’indipendenza da Madrid. Proprio queste organizzazioni hanno convocato la manifestazione tenutasi il 17 ottobre.

La folla, composta da migliaia di persone secondo la polizia del capoluogo catalano, ha gridato “Libertat”, fischiando e protestando al passaggio degli elicotteri della polizia spagnola che sorvolavano l’area per ragioni di sicurezza.

Diverse manifestazioni si sono tenute in contemporanea in altre località della Catalogna. A Barcellona erano presenti in piazza esponenti di entrambe le associazioni presiedute dai due leader arrestati, insieme ai rappresentanti del governo locale catalano.

Il presidente della Catalogna Carles Puigdemont aveva infatti definito Sanchez e Cuixart dei detenuti “politici”. Il presidente catalano Puigdemont ha definito Sánchez e Cuixart due “detenuti” politici. “La Spagna incarcera i leader della società civile della Catalogna per avere organizzato manifestazioni pacifiche”, ha scritto Puigdemont sul suo profilo ufficiale Twitter. “Purtroppo ci sono di nuovo prigionieri politici”.

Il portavoce del governo di Barcellona, Jordi Turull, ha paragonato la situazione in corso in Catalogna al periodo più buio della storia recente spagnola, la dittatura fascista che ha governato il paese dal 1939 al 1975.

“Quello che il franchismo non aveva osato fare, lo ha fatto un tribunale del Ventunesimo secolo”, ha detto Turull. “Due persone innocenti sono state private di libertà da un tribunale incompetente per reati inesistenti”.

Lunedì 16 ottobre il tribunale di Madrid aveva deciso per l’arresto di Sanchez e Cuixart, ma di lasciare in libertà, anche se limitata da alcune misure cautelari, Josep Lluis Trapero, il capo della polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, e la sua collega, l’intendente Teresa Laplana. Questi ultimi infatti non andranno in prigione ma non potranno lasciare la Spagna fino al termine delle indagini.

La Corte Nazionale di Madrid sta indagando sul ruolo svolto da queste persone durante le manifestazioni per l’indipendenza della Catalogna tenutesi a Barcellona alla fine di settembre 2017 e durante il contestato referendum del 1 ottobre.

La polizia spagnola, in quel caso, arrestò diversi funzionari catalani e operò alcune incursioni negli uffici delle autorità locali catalane come parte della repressione voluta dal governo centrale di Madrid per impedire i preparativi del contestato referendum organizzato comunque il 1 ottobre.

L’accusa di sedizione mossa a Trapero e Laplana riguarda la presunta mancanza di intervento da parte della polizia della regione autonoma della Catalogna durante la repressione attuata dalla polizia spagnola il 1 ottobre, nell’ambito delle operazioni di voto per il contestato referendum sull’indipendenza catalana.

Il corpo di polizia guidato da Trapero è inoltre accusato di non aver obbedito agli ordini del governo centrale, che ne aveva assunto il coordinamento insieme a quello della Policia Nacional e della Guardia Civil.

In quell’occasione diverse unità delle forze dell’ordine spagnole erano intervenute di fronte ai seggi per impedire a migliaia di cittadini catalani di votare. Durante gli scontri tra la folla e gli agenti, quasi 900 persone erano rimaste ferite, tra queste almeno 33 appartenenti alle forze dell’ordine.

I Mossos d’Esquadra sono stati accusati di non aver protetto i propri colleghi della Guardia Civil e della Policia Nacional durante le proteste dei manifestanti indipendentisti il 20 settembre 2017.

In caso di condanna, Trapero rischia fino a 15 anni di reclusione. Il reato di “sedizione” è presente nel codice penale spagnolo dal 1822 e una accusa simile a quella avanzata dalla procura spagnola nei confronti del capo dei Mossos d’Esquadra non era stata mai formulata contro un membro delle forze di polizia spagnole nella storia recente del paese.