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Home » Sport

Tour de France 2026: nobody does it better colpisce anche sui Vosgi

Immagine di copertina
Credit: AGF

Il campione del mondo Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) ha vinto la quattordicesima tappa del 113° Tour de France, lungo i 155 chilometri che hanno portato i corridori da Mulhouse a Le Markstein-Fellering. Il fuoriclasse di Komenda ha coperto la distanza in 4h00’07” precedendo di 38″ il compagno di squadra, il messicano Isaac Del Toro, che ha regolato nello sprint per la piazza d’onore il francese Paul Seixas (Decathlon CMA CGM). Si dilata ulteriormente il vantaggio dello sloveno in graduatoria. Ora può vantare un margine di 4’30” sul danese Jonas Vingegaard (Visma Lease a Bike), dietro a cui infuria una lotta feroce per il terzo posto, attualmente occupato dal fiammingo Remco Evenepoel (Red Bull Bora Hansgrohe) a 5’04”, tallonato, nell’ordine, da Seixas a 5’19”, dallo spagnolo Juan Ayuso (Lidl Trek) a 5’22”, dal tedesco Florian Lipowitz a 5’44” e da Del Toro a 5’50”.

Dopo 12 chilometri, Jasper Philipsen (Alpecin Premier Tech) si è aggiudicato il traguardo volante di Watwiller, che assegnava punti per la maglia verde, precedendo il leader di tale classifica, il danese Mads Pedersen (Lidl Trek), e il tedesco Max Kanter (XDS Astana). Dopodichè, la corsa è entrata nel vivo con scatti e controscatti a raffica. Al termine della discesa successiva al Col du Page si è formato un sestetto composto dai seguenti corridori: il francese Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick Step), l’ecuadoriano Richard Carapaz e l’irlandese Ben Healy (EF Education Easy Post), il colombiano Einar Rubio (Movistar) e i gemelli norvegesi Anders e Tobias Johannessen (Uno-X Mobility). Questo drappello ha imboccato il Ballon d’Alsace, ai meno 65 dall’arrivo, con un vantaggio di due minuti su un primo gruppo di inseguitori, comprendente il sempre più belligerante Tom Pidcock (Pinarello Q36.5 Pro Cycling), e di tre sul plotone della maglia gialla.

La scalata alla cima iconica d’Alsazia ha registrato il compattamento degli inseguitori. Puntuale come le tasse è iniziata, a questo punto, la rimonta del plotone, naturalmente condotto dalla UAE. Il sacrificio di Healy, per Carapaz, e di Anders, a favore del gemello Tobias, ha consentito ai fuggitivi di conservare un minuto di vantaggio all’inizio dell’ultima, e più dura, ascesa di giornata, l’inedito Col du Haag ai meno 17 dal traguardo. Sotto la spinta dapprima della Decathlon e poi di Vingegaard, in prima persona, Carapaz e Johannessen, gli ultimi a cedere, sono stati raggiunti a 2.000 metri dal GPM. Al ricongiungimento è seguito un breve momento di incertezza, stroncato da Tadej che, ai meno sei, ha innescato la modalità NDIB. Per la terza volta in questa Grande Boucle si è assistito a una difesa di Vingegaard, inizialmente strenua ma poi sempre più fievole. Simile al jolly di Giochi senza Frontiere, il figlio del Tricorno ha raddoppiato il margine di 19″ allo scollinamento nei 4.000 metri finali per andare a cogliere la sua venticinquesima vittoria al Tour.

Archiviati i Vosgi, domani il Tour punterà verso il Giura, la catena montuosa che separa la Francia dalla Svizzera. La quindicesima tappa, infatti, porterà i corridori, attraverso 184 chilometri da Champagnole ai 1.508 metri dell’inedito arrivo sul Plateau de Solaison. GPM Hors Categorie. Si comincerà a fare sul serio ai meno 37 dall’arrivo con l’ascesa a Salève – Col de la Croisette, un prima categoria di poco meno di cinque chilometri con una pendenza media dell’11%. Una breve pausa farà da preludio alla breve salita del Mont, 2.100 metri all’8%. Seguiranno 25 chilometri di discesa prima d’imboccare l’erta finale, 11 chilometri 9%. Alla vigilia del secondo giorno di riposo, sarà battaglia o tacita tregua tra gli uomini di classifica?

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