Tour de France 2026: Tadej fa il Cesare nelle terre di Vercingetorige
Il campione del mondo Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) ha vinto per distacco la decima tappa del 113° Tour de France, coprendo i 166 chilometri da Aurillac a Le Lioran, nel cuore del Massiccio Centrale, in 3h58”08″. Alla piazza d’onore, con un ritardo di 32”, si è piazzato il belga Remco Evenepoel (Red Bull Bora Hansgrohe) che ha preceduto il diciannovenne francese Paul Seixas (Decathlon CMA CGM), giunto terzo a 34”, che, proprio nel giorno della festa nazionale, ha conquistato il suo primo podio alla Grande Boucle.
La classifica generale vede il fuoriclasse di Komenda sempre più saldo in maglia gialla. Il margine sul tradizionale antagonista, il danese Jonas Vingegaard (Visma Lease a Bike), è cresciuto a 3’36” mentre è salito al terzo posto in graduatoria Evenepoel, che dista 4’06” dallo sloveno. Con 3.000 metri di dislivello e sette Gran Premi della Montagna in una giornata torrida, c’erano tutti gli ingredienti per una frazione che celebrasse degnamente l’anniversario della Presa della Bastiglia.
Fin dalle prime pedalate è stato chiaro che Pogacar voleva la vittoria di giornata. Questo fatto ha praticamente stroncato ogni tentativo di fuga a dispetto dei ripetuti scatti del colombiano Harold Tejada (XDS Astana) e dello spagnolo Javier Romo (Movistar Team), decisamente i due più attivi nelle prime fasi di gara. La corsa vera, di fatto, è cominciata ai meno 38 dal traguardo, nel momento in cui l’iberico, ultimo ad arrendersi, è stato ripreso. A 35 chilometri dall’arrivo è scattato Richard Carapaz (EF Education Easy Post). Inizialmente, è parso che al campione olimpico di Tokyo 2021 venisse concesso spazio per poter conquistare il successo parziale.
Il vincitore del Giro d’Italia 2019 si è così presentato all’imbocco del Col de Pertus, penultima e più dura asperità di giornata a meno 20 dallo striscione finale, con un vantaggio superiore al minuto. Sull’ascesa, la UAE ha continuato a imprimere un ritmo non proibitivo che non ha scalfito il margine dell’ecuadoriano. Poi, nel momento in cui ha smesso di tirare Adam Yates (UAE Team Emirates), Davide Piganzoli (Visma Lease a Bike) si è portato in testa producendo una forte accelerazione.
A questo punto, era legittimo attendersi l’attacco di Vingegaard; invece, è partito Pogacar. La modalità non era il sublime nobody does it better cui lo sloveno ci ha abituati, oserei dire viziati, negli ultimi anni. Seppur meno armoniosa e decisamente più muscolare, l’azione di Tadej ha comunque sortito i soliti effetti: un iniziale guadagno di 20”, in un solo chilometro di salita, è stato ampliato tanto in discesa quanto nel successivo falsopiano. Sul traguardo dove due anni fa Vingegaard lo beffò di mezza ruota, il figlio del Tricorno ha colto la sua terza vittoria in questo Tour, la ventiquattresima in assoluto. Cavendish e Merckx sono sempre meno lontani.
Dopo la mattanza odierna, domani andrà luogo una frazione che si annuncia decisamente tranquilla. I corridori pedaleranno da Vichy a Nevers attraverso 161 chilometri piatti come un tavolo da biliardo in vista d’un volatone di gruppo in riva alla Loira.