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Tour de France 2026: vince Schmid, rimonta Pidcock

Immagine di copertina
Foto AGF

Lo svizzero Mauro Schmid (Team Jayco AlUla) ha vinto la tredicesima tappa del 113° Tour de France, la più lunga di questa edizione, da Dole a Belfort attraverso 206 chilometri. Il ventiseienne di Bulach ha completato la distanza in 4h06”58″ precedendo, in volata, il colombiano Harold Tejada (XDS Astana Team) con il britannico Tom Pidcock (Pinarello Q36.5 Pro Cycling) che ha guadagnato la terza moneta, staccato di due secondi. Quest’ultimo è stato il grande protagonista di giornata, guadagnando in classifica generale 7’31” su tutti gli avversari.

Il due volte olimpionico di mountain bike è così salito al quarto posto in graduatoria a 4’15” dal campione del mondo Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) che resta saldamente in maglia gialla con un margine di 3’36” sul danese Jonas Vingegaard (Visma Lease a Bike) e di 4’06” sul belga Remco Evenepoel (Red Bull Bora Hansgrohe).

Il percorso odierno era caratterizzato da 150 chilometri iniziali privi di difficoltà con gli ultimi 50 che presentavano due GPM: il Col des Croix, di terza categoria, e il leggendario Ballon d’Alsace, di prima. Dopo 30 chilometri si è formato in avanscoperta un drappello di 37 corridori cui, successivamente, se ne sono aggiunti altri 20.

Tutto ciò è avvenuto nell’indifferenza completa del gruppo cui neppure la presenza tra i fuggitivi di Pidcock, decimo in classifica a 11’49” da Pogacar questa mattina in partenza, ha provocato alcuna reazione. Lo sloveno ha messo in testa un paio di corridori che, però, hanno impresso un ritmo blando al plotone consentendo così un ulteriore dilatamento del vantaggio dei fuggitivi.

Allo sprint intermedio di Mélisey, a 68 chilometri dall’arrivo, è transitato per primo Jasper Philipsen (Alpecin Premier Tech) che ha sopravanzato gli altri due contendenti per la maglia verde, il leader della classifica a punti Mads Pedersen (Lidl Trek) e l’eritreo Biniam Girmay (NSN Cycling Team). Gli uomini di classifica sono passati con un ritardo superiore ai sette minuti. Solo a questo punto ha preso il comando delle operazioni la Bahrain Victorious, preoccupata dal recupero di Pidcock.

Il margine tra battistrada e plotone degli uomini di classifica si è così assestato. I due GPM hanno causato una selezione naturale tra gli attaccanti. In questo modo, superate le due asperità, ai meno 20 dal traguardo sono rimasti in avanscoperta in 10: Schmid, Tejada, Pidcock, lo statunitense Brandon Mcnulty e il belga Tim Wellens (UAE Team Emirates XRG), il fiammingo Maxime Van Gils (Red Bull Bora Hansgrohe), l’australiano Luke Plapp (Team Jayco AlUla), i francesi Kevin Vauquelin (Netcompany Ineos), Clement Braz Afonso (Groupama FDJ) e Jordan Jegat (TotalEnergies). Schmid e Tejada hanno allungato a 14 dall’arrivo, guadagnando 20” sugli altri.

Presentatisi con questo vantaggio al triangolino rosso dell’ultimo chilometro, i due hanno cominciato a studiarsi, favorendo l’avvicinamento degli inseguitori. Lo scatto di Tejada ai 300 metri è stato prontamente neutralizzato da Schmid che ha saltato agevolmente il colombiano, rintuzzando, al contempo, la rimonta di Pidcock. Per l’elvetico, già vincitore a Montalcino al Giro d’Italia 2021, quello odierno è indubbiamente il successo più importante in carriera.

Domani si tornerà a pedalare per la classifica nella quattordicesima tappa lungo i 155 chilometri che porteranno i corridori da Mulhouse a Le Markstein-Fellering. In partenza ci sarà da scalare le Grand Ballon, un GPM di prima categoria di 21 chilometri con una pendenza media del 4,8%. Poi, dopo un primo passaggio sulla linea del traguardo, si entrerà in un anello di 111 chilometri comprendente il Col du Page, seconda categoria di 10 chilometri al 4,7%, il Ballon d’Alsace, prima di sette chilometri al 7% già affrontato oggi, e l’inedita ascesa finale al Col du Haag, prima di 11 chilometri al 7,3%.

Mancheranno a questo punto 6.000 metri all’arrivo a Le Markstein, il secondo nella storia della Grande Boucle. Tre anni fa a conquistare un successo privo di valore fu Pogacar. Il sospetto che possa ripetersi domani, in modo decisamente più importante, è più che legittimo.

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