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Tour de France 2020: un pinguino sui Pirenei

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Non era un tappone pirenaico nel senso classico del termine. Tuttavia l’ottava tappa del Tour de France 2020, 141 km da Cazeres – sur – Garonne a Loudenville, di risposte ne ha fornite tante. Il successo di giornata è andato al francese Nans Peters (Ag2R La Mondiale) che ha preceduto sul traguardo di 47” il lettone Toms Skujins (Trek – Segafredo) e lo spagnolo Carlos Verona (Movistar). Quarto a 1’09” il russo Ilnur Zakarin, al quale la nota idiosincrasia per le discese è probabilmente costata la vittoria. Peters, nativo di Grenoble, soprannominato, per una presunta somiglianza, come il noto nemico di Batman immortalato da Danny De Vito, non è nuovo a queste imprese. L’anno scorso colse la sua prima vittoria da professionista al Giro d’Italia staccando tutti sulla salita che portava ad Anterselva. Oggi ha confermato la sua predilezione per i traguardi di prestigio.

Dietro la corsa dei big, distanziati più di 10 minuti per quasi tutta la giornata, non è stata priva di sorprese. Detto del ritiro degli azzurri Giacomo Nizzolo (NTT Pro-Cycling) e Diego Rosa (Arkea – Samsic), la prima vittima illustre è stato Thibaut Pinot (Groupama – Fdj), uscito definitivamente di classifica dopo essere giunto al traguardo con 25 minuti di ritardo. Poco meglio ha fatto Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step) arrivato a più di dieci minuti dai migliori. Le speranze francesi sono ormai circoscritte a Guillaume Martin (Cofidis), che ha anche tentato un attacco ad un km dalla vetta del Col de Peyresourde nella speranza di guadagnare quel pugno di secondi che gli avrebbero consentito di vestire la maglia gialla, e Romain Bardet (Ag2R La Mondiale).

La Jumbo Visma ha vissuto una giornata in chiaroscuro. Tom Dumoulin si è sacrificato per Primoz Roglic imponendo un passo altissimo sul Peyresourde per poi staccarsi e giungere all’arrivo com due minuti di ritardo sui migliori. Lo sloveno, però, non ha capitalizzato il lavoro della farfalla di Maastricht. Dopo aver fatto il vuoto con il connazionale Tadej Pogacar (UAE Emirates) ed un ritrovato Nairo Quintana (Arkea – Samsic), Roglic si è inspiegabilmente rialzato permettendo ad un Egan Bernal (Ineos Grenadier) in palese difficoltà di rientrare su di lui. Una titubanza, quella mostrata da Roglic nell’occasione, che ha ricordato il suo incerto comportamento l’anno scorso al Giro nella tappa sul Nivolet. Chi esce da questa giornata con le quotazioni decisamente in rialzo è Tadej Pogacar, l’altro sloveno. Desideroso di recuperare il quasi minuto e mezzo perso ieri nel ventaglio di Castres, il non ancora 22enne di Komenda ha attaccato nuovamente dopo che Roglic si era rialzato, riuscendo all’arrivo a recuperare metà del tempo perso sul traguardo di Lavaur.

La classifica si è ulteriormente allungata. Adam Yates (Mitchelton- Scott) resta in giallo con 3” su Roglic e 9” su Martin (Cofidis). Ora, però, sono solo dieci i corridori racchiusi nello spazio di un minuto e tutto fa pensare che siano ancora meno domani sera dopo la seconda tappa pirenaica. Si viaggerà da Pau a Laruns lungo 153km caratterizzati da ben cinque GPM. In realtà, solo due di questi sono di prima categoria: l’inedito Col de la Hourcere dopo 69km ed il ben più noto Col de Marie Blanque dopo 135km quando all’arrivo ne mancheranno solo 18. Più che sul percorso, però, c’è da confidare nella vis pugnandi dei corridori, Pogacar su tutti.

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