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Un Tour all’ombra del tricorno

Di Simone Gambino
Pubblicato il 6 Set. 2020 alle 19:35 Aggiornato il 6 Set. 2020 alle 19:35
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Immagine di copertina

La seconda, ed ultima, tappa pirenaica del Tour de France 2020, 153 km da Pau a Laruns, ha modificato la classifica generale consegnando la maglia gialla al grande favorito della vigilia, lo sloveno Primoz Roglic (Jumbo Visma) che ora guida la graduatoria con un vantaggio di 21” sul vincitore della edizione 2019, il colombiano Egan Bernal (Ineos Grenadier), con il francese Guillaume Martin (Cofidis) terzo a mezzo minuto. Tutto questo, al termine di una tappa che, al contrario di ieri, ha prodotto più fumo che arrosto, concludendosi con il successo parziale dell’altro grande protagonista sloveno della corsa, Tadej Pogacar (UAE Emirates).

Era logico aspettarsi di più da una frazione che comprendeva ben cinque GPM. Invece, i favoriti si sono marcati per quasi tutta la giornata, dandosi battaglia solo nei tre chilometri finali dell’ultima asperità, il Col de Marie Blanque, il cui scollinamento distava 18 km dall’arrivo. Di questa situazione di stallo ha tentato di trarre vantaggio il coraggioso svizzero Marc Hirschi (Sunweb). Il pupillo di Fabian Cancellara, già protagonista domenica scorsa della seconda tappa a Nizza quando perse la volata per mezza ruota da Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step), è partito da un gruppo di fuggiaschi della prim’ora poco dopo metà corsa, ai piedi del Col de la Hourcere, inedita salita di prima categoria. Rapidamente, l’elvetico ha guadagnato un paio di minuti su un plotone di otto contrattacanti composto da Davide Formolo (UAE Emirates), Omar Fraile (Astana), Jonathan Castroviejo (Ineos), Lennard Kämna (Bora – Hansgrohe), Dani Martinez (EF Pro Cycling), Warren Barguil (Team Arkéa Samsic), David Gaudu e Sébastian Reichenbach, entrambi della Fdj Groupama, con il gruppo dei migliori a 4′.

All’inizio dell’ultima salita la Jumbo Visma si schierava davanti. A metà salita venivano assorbiti gli inseguitori mentre il vantaggio di Hirschi scendeva rapidamente. A tre chilometri dal GPM, Pogacar rompeva gli indugi. Resistevano all’azione del 22enne di Komenda, il connazionale Roglic, Bernal, apparso in crescita rispetto a ieri, ed il redivivo spagnolo Mikel Landa (Bahrein Mclaren). Perdevano qualche metro il colombiano Nairo Quintana (Arkea – Samsic), il duo della Trek Segafredo, composto da Bauke Mollema e Richie Porte, ed il tandem francese formato da Romain Bardet (Ag2R La Mondiale) e Guillaume Martin. Andava in affanno, cedendo decisamente terreno, la maglia gialla, il britannico Adam Yates (Mitchelton- Scott).

Hirschi passava al GPM con 15” sui due sloveni, affrontando a rotta di collo la discesa in cui riusciva a raddoppiare il sui vantaggio. Il quartetto alle sue spalle, però, con cambi regolari riusciva a riprendere l’elvetico a 1.500 metri dall’arrivo. Seguiva un rallentamento che permetteva al gruppo di Nairo Quintana di ridurre il distacco in termini minimi. Ancora non domo, Hirschi partiva ai 300 metri venendo saltato negli ultimi 20 dai due sloveni: a Pogacar la prima vittoria alla Grande Boucle; a Roglic la prima maglia gialla, posto che Yates arrivava con un ritardo di 54”.

Ironia della sorte, il successo di Pogacar arrivava nel giorno del ritiro del suo compagno di squadra Fabio Aru. Il cavaliere dei quattro mori ha abbandonato la corsa a metà tappa, quando viaggiava da solo all’ultimo posto, staccato un quarto d’ora dal gruppo. Il grande capo della UAE Emirates, Beppe Saronni, pur con pacatezza nelle forme, è stato durissimo con il corridore sardo, a suo giudizio assolutamente impreparato fisicamente e mentalmente per affrontare la grande corsa francese.

Dopo il trasferimento di stasera sulla mezza costa atlantica, il Tour vivrà domani la sua prima giornata di riposo. Martedì è prevista la decima tappa, una novità assoluta: si andrà da isola ad isola, passando per la terra ferma lungo i 169km da Ile d’Oleron ad Ile de Re. Nel 1983, quando il Tour arrivò ad Ile d’Oleron, vinse Riccardo Magrini. Servirebbe qualcosa di simile dopodomani per risollevare il morale dell’ormai sparuta pattuglia azzurra rimasta in corsa.

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