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Stadi da rifare (non solo per il calcio)

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Credit: AGF

Secondo uno studio di Banca Ifis, ammodernare le infrastrutture esistenti attirerebbe 5,3 milioni di nuovi spettatori e un indotto di spesa sul territorio da 1,3 miliardi di euro. Ma gli impianti del futuro vanno pensati per essere frequentati non solo il giorno della partita

In queste settimane il calcio è sul palcoscenico globale: i Mondiali che si stanno disputando oltreoceano sono seguiti in ogni angolo del pianeta. E l’Italia – per la terza edizione consecutiva – non c’è. La crisi del movimento calcistico del nostro Paese è sotto gli occhi di tutti e ha radici lontane, ma non si esaurisce nella qualità di gioco espressa dai calciatori sul rettangolo verde: c’è anche un enorme problema infrastrutturale. Gli stadi italiani sono in molti casi vecchi, carenti sotto il profilo dei servizi, anacronistici rispetto a funzioni sempre più articolate che oggi un impianto moderno è chiamato a svolgere.

Riqualificare e potenziare questo patrimonio infrastrutturale rappresenterebbe un importante volano di crescita per il nostro Paese non solo sotto la dimensione strettamente sportiva, ma anche da un punto di vista economico e sociale. Lo dimostra l’indagine “Nuovi stadi ed Euro 2032: quando infrastrutture e grandi eventi diventano valore”, realizzata nell’ambito dell’Osservatorio sullo Sport System di Banca Ifis e presentata a Parma in occasione del recente Festival della Serie A. Dallo studio è emerso che l’ammodernamento degli stadi di calcio porterebbe a un potenziale aumento di 5,3 milioni di spettatori e genererebbe una spesa aggiuntiva sul territorio pari a 1,3 miliardi di euro. 

Il tema è doppiamente importante se si considera che nel 2032 l’Italia, insieme alla Turchia, ospiterà gli Europei, un evento il cui impatto economico per la nostra penisola è stimato in oltre 4,5 miliardi di euro: arrivare preparati, con impianti adeguatamente rinnovati, sarà un fattore abilitante decisivo per la buona riuscita della kermesse e per le sue ricadute extra-sportive.  

Quattro modelli
Nonostante le difficoltà attuali del calcio di casa nostra, gli italiani restano un popolo fedele al pallone: circa il 52% della popolazione segue attivamente questo sport e il 45% – pari all’88% di chi segue il calcio – frequenta lo stadio almeno una volta l’anno. Tra questi, due su tre vanno a vedere più partite durante la stagione. In tale contesto, l’ammodernamento degli impianti sarebbe quindi in grado di attivare domanda aggiuntiva.

L’indagine identifica quattro tipologie di stadio – Global, Urban, Glocal e Local – ciascuna con un ruolo specifico in termini di posizionamento, integrazione urbana e impatto economico.

Il Global Stadium è quello pensato come grande hub internazionale, progettato per ospitare eventi globali e massimizzare l’attrattività turistica e commerciale. L’Urban Stadium è pienamente integrato nel tessuto cittadino, con una forte connessione a servizi, mobilità e vita urbana. Il Local è un’infrastruttura radicata nel territorio focalizzata sulla comunità e sulla sostenibilità economica locale, mentre gli stadi Glocal sono modelli ibridi, che combinano rilevanza internazionale e identità territoriale, adattando l’offerta del club a scala locale e globale.

Dallo studio di Banca Ifis emerge con forza la necessità di un rinnovamento infrastrutturale, ma questo framework risulta già applicabile a 21 stadi nel nostro Paese: significa che l’Italia ha avviato un percorso di rinnovamento infrastrutturale che, seppur ancora disomogeneo, presenta ampi margini di sviluppo. Alcuni interventi sono già stati realizzati, mentre altri sono in fase di progettazione o pianificazione.

In questo scenario, gli stadi evolvono da luoghi dedicati esclusivamente alla competizione sportiva a infrastrutture multifunzionali, aperte e integrate con il territorio, in grado di offrire esperienze prima, durante e dopo l’evento. I servizi legati a “Retail & Intrattenimento” (concerti, eventi, musei, negozi) sono identificati come la leva principale per aumentare l’attrattività, andando oltre il solo giorno della partita.

Vetrina continentale
Il tema infrastrutturale assume una rilevanza ancora più strategica in vista degli Europei del 2032, che saranno ospitati dall’Italia insieme alla Turchia. L’evento attirerà l’attenzione di oltre 1,1 milioni di spettatori, con una permanenza media superiore a tre notti e un’audience globale stimata in oltre 5,4 miliardi di persone: l’impatto economico complessivo per il nostro Paese è stimato oggi in 4,6 miliardi di euro, di cui 0,8 miliardi di eredità infrastrutturale, 1 miliardo di spesa diretta sul territorio e 2,8 miliardi di spesa differita sul territorio nei 12-18 mesi successivi. 

Il rinnovamento degli stadi rappresenterà un abilitatore decisivo per sfruttare appieno il potenziale della kermesse e rafforzare il posizionamento internazionale dell’Italia. 

Per il momento è sicuro il coinvolgimento di San Siro a Milano (che sarà ricostruito), dell’Olimpico di Roma e dello Juventus Stadium di Torino. La lista dei cinque impianti che ospiteranno le partite sarà definita il prossimo ottobre. 

Piattaforme multifunzionali
«Oggi gli stadi di calcio non sono più semplici luoghi che ospitano una competizione, ma piattaforme civiche multifunzionali, integrate nel tessuto urbano», sottolinea Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis. «L’analisi condotta dal nostro Ufficio Studi evidenzia come non esista una soluzione unica, ma come ogni territorio debba sviluppare il proprio modello di impianto in coerenza con le caratteristiche locali e le ambizioni di sviluppo. In tutti i casi, la direzione è chiara: ampliare la funzione dello stadio oltre il match-day, rafforzare il legame con il territorio e intercettare nuovi pubblici. Strutture moderne e polifunzionali possono infatti attivare nuova domanda». 

«Gli stadi – aggiunge Fürstenberg Fassio – non sono soltanto leve di sviluppo locale, sono anche una condizione abilitante per cogliere appieno le opportunità offerte dai grandi eventi internazionali. In questa prospettiva, l’orizzonte di Euro 2032 rappresenta un’occasione unica per il sistema Paese».

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