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Home » Sport

Mondiali di ciclismo 2026: lotta intestina belga tra i maschi, l’Italia attende una medaglia da Elisa Borghini

Immagine di copertina
Credit: AGF

Si disputeranno nel fine settimana a Montreal le prove su strada élite femminile e maschile che assegneranno i titoli mondiali 2026. L’evento celebra il mezzo secolo dai giochi olimpici del Quebec e cade a 52 anni dalla precedente edizione canadese che registrò il terzo, e ultimo, trionfo di Eddy Merckx. Ambedue le gare seguiranno lo stesso copione con una fase iniziale in linea prima dell’entrata sul circuito finale di 14.200 metri di Montréal sul Mont-Royal. Per le ragazze la distanza da coprire sarà 180,4 chilometri di cui 66, 8 in linea con i restanti 113,8 consistenti in otto giri del circuito. I maschi, a loro volta, dovranno affrontare 273,7 chilometri di cui 103,3 in linea e 170,4 distribuiti su 12 tornate. Il dislivello della gara rosa sarà di poco meno di 2.500 metri che salirà a 3.800 per quella maschile. Il punto cardine della corsa sarà la salita di La Voie Camillien-Houde, uno strappo di 1.700 metri al 7,4% con punte fino al 10% nel tratto più arcigno.

Tra le donne, la selettività del percorso indica una netta favorita nell’olandese Demi Vollering, già conquistatrice quest’anno di Giro e Tour al femminile. Segue nei pronostici, a debita distanza, l’azzurra Elisa Longo Borghini, apparsa in splendida forma nelle due prove già disputate, la crono individuale e la staffetta mista in cui ha contribuito alla conquista dell’oro italiano. Un po’ più sotto nei pronostici, probabilmente a contendersi l’ultimo gradino del podio, troviamo la mauriziana Kimberley Le Court, la polacca Kasia Niewiadoma e la mai doma fuoriclasse belga Lotte Kopecky.

Tra gli uomini l’assenza del vincitore delle ultime due edizioni, lo sloveno Tadej Pogacar, rende più incerta la corsa. Non costituisce un fatto irrilevante che due dei grandi favoriti vestiranno la stessa maglia, quella del paese dominante a livello numerico nella storia dei mondiali professionisti. Stiamo parlando del Belgio che domenica tenterà di conquistare la sua 28ma maglia iridata nelle 96 edizioni finora disputate. Il principale candidato al successo, già vittorioso domenica scorsa nella prova a cronometro, è il millennial islamico Remco Evenepoel che tenterà di bissare sia il successo ottenuto quattro anni fa a Wollongong in Australia che la doppietta olimpica di Parigi 2024, dove seppe imporsi sia in linea che contro il tempo. Il primo avversario da cui dovrà guardarsi sarà il suo connazionale Wout Van Aert, uscito in forma smagliante dalla recente Vuelta a Espana. La storia delle corse iridate è ricca di casistiche in cui la nazione più forte, causa dissidi interni in gara, ha buttato via la vittoria. I casi più famosi sono stati quelli di Gino Bartali e Fausto Coppi, per l’Italia, a Valkenburg nel 1948 cui fece seguito, nel 1975, la guerra intestina belga, tra Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck, sul circuito casalingo dell’Yvoir che regalò l’iride all’olandese Hennie Kuiper.

Ammesso e non concesso che ci sia armonia in casa belga, saranno tre gli avversari da cui Remco e Wout dovranno guardarsi. In primis, l’olandese Mathieu van der Poel, già iridato a Glasgow nel 2023 e praticamente imbattibile se lo si dovesse portare in volata; il messicano Isaac Del Toro, delfino di Tadej Pogacar potrebbe beneficiare della presenza di molti compagni di club della UAE in altre squadre felici di dargli manforte; il neo-ventenne francese Paul Seixas, già ottimo terzo contro il tempo, potrà contare su una squadra di ottima qualità interamente votata alla sua causa.

L’Italia, nel ricordo della giornata nera del 1974 in cui il solo Giacinto Santambrogio seppe tenere alto l’onore patrio, presenta una formazione che, con un po’ di ottimismo si potrebbe definire futuribile. Il candidato più accreditato per un piazzamento è l’abruzzese Giulio Ciccone per il quale il gradino più basso del podio costituirebbe una specie di Oscar alla carriera. L’altro Giulio, il quasi ventitreenne marchigiano Pellizzari, potrebbe sfruttare le occasioni che si presentassero strada facendo. Infine, c’è Lorenzo Finn, la risposta italiana a Seixas. Non ancora ventenne, l’anglogenovese va a caccia di qualcosa che, se realizzato, riscriverebbe la storia del ciclismo. Iridato due anni fa a livello juniores e l’anno scorso tra gli Under 23, se vincesse domenica compirebbe un’impresa senza precedenti tra le due ruote. Molto improbabile che avvenga ma, per qualche ora, è bello crogiolarsi nel pensiero di questa fantastica tripletta color arcobaleno.

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