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Mondiali di ciclismo 2026: Vollering incontenibile, McNulty ripaga la fiducia di Tadej

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AGF

Si sono disputate nel fine settimana le due prove mondiali élite che hanno assegnato le maglie iridate 2026 del ciclismo. Si è pedalato a Montreal lungo i 13.400 metri del circuito Montréal sul Mont-Royal che gli uomini hanno percorso 12 volte e le donne 8. Ai giri cittadini si sono aggiunti i chilometri iniziali, 103 per i maschi e 67 per le femmine, che hanno portato rispettivamente a 273 e 180 quelli totali da percorrere. Sono state due giornate di gara esaltanti che hanno visto l’olandese Demi Vollering e lo statunitense Brandon McNulty laurearsi campioni del mondo.

La gara femminile è stata probabilmente la più bella mai corsa considerando non solo le competizioni iridate ma anche le grandi classiche. La favorita Vollering ha tentato un’azione alla Pogacar partendo a 50 chilometri dal traguardo. Grazie al lavoro dell’azzurra Elisa Longo Borghini e della polacca Kasia Niewiadoma, la tulipana è stata ripresa a metà del penultimo giro, a 20 chilometri dal traguardo. Sfruttando un attimo di rallentamento, in coincidenza del suono della campana indicante l’inizio dell’ultima tornata, la campionessa d’Italia, conscia di non poter vincere allo sprint, ha tentato il tutto per tutto, guadagnando 20” sulle due avversarie. Simile a un mastino, la Vollering è rientrata sulla piemontese in cima a La Voie Camillien-Houde, lo strappo di 1.700 metri posto a inizio giro. Successivamente, è arrivata anche la Niewiadoma a ricomporre il terzetto da cui, però, si è staccata poco dopo l’italiana, sotto la spinta incessante della rediviva Vollering. Dopo aver guadagnato mezzo minuto sulla Longo Borghini, tallonata, nel frattempo dalla rientrante svizzera Marian Reussler, le due battistrada hanno nuovamente rallentato, consentendo alle due inseguitrici di riavvicinarsi pericolosamente. Sul lungo e infido rettilineo conclusivo, in subdola ascesa, la Niewiadoma ha tentato di saltare l’olandese a 150 metri dall’arrivo, inserendo una marcia forse troppo agile. La Vollering, che aveva mantenuto un rapporto decisamente più duro, ha prima rintuzzato lo scatto della polacca, lasciandola sul posto negli ultimi 50 metri nel momento in cui Kasia aveva finito le energie. Con saggia accortezza, Elisa ha conservato la medaglia di bronzo, giungendo a 4” e vanificando la prodigiosa rimonta di Reussler, quarta a 8”.

Splendida, seppur leggermente meno emozionante, anche la prova maschile. Simile alla connazionale Vollering tra le donne, è stato Mathieu van der Poel a forzare la situazione a 80 chilometri dal traguardo. A resistergli, contribuendo anche all’azione, sono stati lo sloveno Primoz Roglic, il britannico Oscar Onley e lo statunitense Quinn Simmons raggiunti poi dall’irlandese Ben Healy. A favorire questo attacco è stata anche la titubanza tra gli inseguitori con il Belgio mal coordinato tra i suoi due capitani, Remco Evenepoel e Wout Van Aert, entrambi non al meglio, e i due galletti, il messicano Isaac Del Toro e il francese Paul Seixas, che hanno alternato tirate veementi a pause che hanno abbassato vistosamente l’andatura. In questa fase, si è distinta l’Italia con il leader Giulio Ciccone e i due scudieri Davide Piganzoli e Cristian Scaroni in bella evidenza.

A 35 chilometri dal traguardo l’episodio decisivo. Grazie soprattutto alla perseveranza di Del Toro, il quintetto al comando è stato raggiunto. Nella fase d’incertezza che ha seguito il ricompattamento, è scattato McNulty che, forse perché sottovalutato dagli avversari, ha rapidamente guadagnato un minuto, iniziando con questo vantaggio l’ultimo giro. Dietro la realistica possibilità di riprendere il corridore di Phoenix è stata vanificata dalla totale mancanza di collaborazione tra gli inseguitori. Uno scatto di Ciccone, insieme a Healy, ha riportato il margine di McNulty a soli 20” al termine dell’ultimo passaggio in cima a La Voie Camillien-Houde. A questo punto, il rientro di altri corridori in discesa sui due contrattaccanti ha provocato l’ennesimo, fatale, rallentamento, che ha permesso al corridore dell’Arizona di riportare a 40” il distacco. Sul traguardo dove un anno fa il suo capitano, Tadej Pogacar, gli aveva regalato il successo più importante della sua carriera, McNulty ha ripagato in pieno la fiducia del fuoriclasse di Komenda conservando la maglia iridata in casa UAE e riportandola negli USA 33 anni dopo il trionfo di Lance Armstrong a Oslo.

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