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Gli orologi del diavolo: la storia vera che ha ispirato la fiction

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 9 Nov. 2020 alle 17:45
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Immagine di copertina

Gli orologi del diavolo: la storia vera che ha ispirato la fiction

Da lunedì 9 novembre 2020 alle ore 21,25 su Rai 1 va in onda Gli orologi del diavolo, serie tv che prende spunto da una storia vera. Una vicenda realmente accaduta a Gianfranco Franciosi, detto Gianni, nella serie chiamato “Marco Merani”: il primo civile inserito a scopi investigativi in un contesto criminale. La storia di un uomo che ha visto (e vede tutt’ora) la sua vita stravolta per aver fatto la cosa giusta.

La storia vera

Nel gennaio 2005 Gianfranco (Gianni) Franciosi ha 25 anni e un talento innato come meccanico navale. A Bocca di Magra lo conoscono tutti. Un giorno riceve una strana visita: due clienti offrono un anticipo da cinquantamila euro in contanti per un gommone velocissimo, con doppio fondo ed equipaggiato con radar e GPS. Una richiesta particolare che insospettisce Gianni che – ovviamente – va dalla Polizia. Gli investigatori gli propongono di aiutarli a capirci qualcosa di più. Gianni con il passare dei mesi, diventa quindi un agente infiltrato a tutti gli effetti. Inizia così la sua seconda vita: quattro anni di viaggi in Sudamerica per trasportare enormi quantità di cocaina, quattro anni di festini con i narcos e di riunioni di emergenza con la polizia, quattro anni di paura. Diventa fratello acquisito del boss spagnolo Aurelio e guadagna una collezione di Rolex (“uno per ogni affare che faremo insieme”) ma al tempo stesso perde tutto. Persino la libertà, quando finisce in carcere vicino a Marsiglia e ci resta quasi un anno perché bruciare la copertura vorrebbe dire condannarsi a morte. Quando finalmente la polizia conclude il più grande sequestro di droga mai avvenuto in Europa, Gianni è pronto a riprendersi la sua vita, ma Aurelio sfugge all’arresto e vuole vendetta. È l’inizio di un incubo che continua ancora oggi…

Chi è Gianfranco (Gianni) Franciosi (nella serie: Marco Merani)

Gianfranco Franciosi nasce a Berna, in Svizzera, circa quarant’anni fa. Ma è nella città di La Spezia, in Liguria, dove i genitori si erano trasferiti per aprire un ristorante, che scopre la sua strada. “Mio padre avrebbe voluto che diventassi ristoratore come lui. Ma io avevo altro in mente. Volevo costruire imbarcazioni e volevo farlo con le mie mani. All’epoca ancora non avrei mai potuto immaginare che sarebbe stato proprio il mio lavoro a mettermi sulla stessa strada dei narcotrafficanti. Erano gli inizi degli anni Duemila e, una mattina, si presentò nel mio cantiere un uomo che disse di avere un’attività di diving e che voleva che realizzassi per lui gommoni da 30/40 posti. Sono tantissimi, considerato che in media questo tipo di imbarcazioni trasporta 10 persone – ha raccontato più volte Franciosi -. Mi pagò regolarmente, con tanto di bonifico e non ci pensai più”. Fino a quando tre mesi dopo vide al telegiornale la faccia di quell’uomo. Si chiamava Giuseppe Valentini, detto Tortellino, ex banda della Magliana, ammazzato a Roma. “Mi sentii gelare il sangue. Non appena riacquistai un po’ di lucidità andai dritto alla Polizia. Non sapevo se, realizzando per loro dei gommoni, io avessi commesso un reato. Ma il pagamento era stato regolare. Quindi mi dissero che ero a posto. E che, anzi, avrei potuto aiutarli dicendo loro tutto quanto sapevo su Valentini”.

Poi ci furono tre anni di silenzio. “Un giorno, arrivando in cantiere all’alba, trovai tre uomini che evidentemente conoscevano bene le mie abitudini. Mi dissero: “Ci manda Tortellino”. Sapevo che era morto e lo feci loro notare. Ma mi risposero a tono: “Appunto, ricordati che ci manda lui”. E allora capii di non avere scelta e che avrei dovuto ascoltarli”. Volevano altri gommoni. “Temporeggiai apposta perché volevo andare ad avvisare la Polizia. Mi dissero di assecondarli e io realizzai un gommone da 300mila euro. Mi diedero un acconto da 50mila. Tutti in contanti. Peccato non fossi a conoscenza del fatto che le persone con le quali avevo a che fare fossero legate al clan dei Di Lauro. Non solo. C’era anche Elias Pineiro Fernandèz, boss del narcotraffico internazionale”…

La serie tv Gli orologi del diavolo va in onda dal 9 novembre 2020 alle ore 21,25 su Rai 1 e RaiPlay.it.

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