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Pierfrancesco Favino confessa: “Ho vissuto un periodo buio, ero apatico”

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 8 Mag. 2020 alle 20:50 Aggiornato il 8 Mag. 2020 alle 20:50
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Immagine di copertina

Pierfrancesco Favino confessa: “Ho vissuto un periodo buio, ero apatico”

Pierfrancesco Favino si confessa a cuore aperto, tornando indietro nel tempo, quand’era appena un ragazzo e doveva ancora incamminarsi verso la strada della fama. L’attore ha raccontato il suo periodo buio dell’adolescenza, iniziato quando il papà decise di trasferirsi insieme alla famiglia a Fregene. Fu una decisione molto sofferta per il giovane Favino, che riteneva Roma la sua unica casa, la sua città, dove aveva tutte le sue amicizie. E, si sa, durante l’adolescenza le amicizie sono tutto. “Entrai rapidamente in una specie di buio. Mi sentii sradicato all’improvviso dal mio ambiente e fu difficile ricostruire le amicizie. Quelle dell’infanzia le persi una dopo l’altra.”, ha raccontato l’attore a Vanity Fair.

Trasferitosi a Fregene, quelle amicizie romane lentamente vennero meno, scomparvero mano a mano finendo nell’oblio e Favino accusò la solitudine, cadde in un drastico stato d’apatia che rallentò la sua adolescenza. Quel periodo della vita in cui si ha voglia di fare e di scoprire il nuovo, Favino invece lo passò freddo e distaccato da tutto e tutti. “Non avevo amici che mi spalleggiassero. Ero solo contro una forza, i miei genitori, che era obiettivamente più potente della mia. Non avevo nemmeno la forza di valicare il limite del proibito perché non farlo in compagnia perdeva di senso. Fino a 25 anni non bevevo, non fumavo e affogavo la noia nello sport. Ho avuto un’adolescenza tardiva e forse è stato meglio così”, ha spiegato l’attore.

Favino e quell’adolescenza tardiva

Pierfrancesco Favino ha dichiarato di aver vissuto un’adolescenza tardiva: questo significa che ha iniziato a ritrovare il fascino nelle cose soltanto quando ha compiuto 25 anni, quand’era ormai già adulto. Entrando all’Accademia di recitazione di Roma, Favino ha iniziato a mettersi alla prova, spiegando di reputarsi davvero scarso agli albori. Ma il talento c’era e lo ha dimostrato negli anni, recitando in tantissimi film, ultimo tra questi Il Traditore di Bellocchio, candidato ai David di Donatello 2020.

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