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Iva Zanicchi: “Mi pento di quella offesa a Lilli Gruber. Berlusconi rovinato da certe donne. Stimo Giorgia Meloni”

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Si può fare un’intervista sull’intervista? Se solo sapessi che cosa vuol dire, si può fare una metaintervista? Insomma, si può intervistare una persona facendole le stesse domande fatte dieci anni prima, parlando degli stessi argomenti, controllando se sono state dette delle imprecisioni, delle bugie o semplicemente se si sono cambiate delle idee, si sono stravolte delle convinzioni? Controllando i danni del tempo, su persone ed opinioni. Frasi desuete, previsioni azzeccate e cose del genere.

Si può fare. Che poi questa attività produca dei risultati utili, è tutto da dimostrare. E forse la risposta è no. E facendo riferimento alla nobile figura del benaltrismo, si può anche arrivare ad affermare che, dovendo impegnare il proprio tempo, c’è ben altro impiego che si può farne. Ma io ci ho provato e i risultati mi sono piaciuti. Ho usato dei contenuti (le cinquecento interviste realizzate nella mia lunga carriera) e un mezzo (o se vogliamo un luogo) Clubhouse, il nuovo social che impazza in tutto il mondo ed ora anche in Italia.

Ho cominciato beneficiando della collaborazione di Iva Zanicchi (anche se non siete anziani come me, avete capito chi è vero? “Prendi questa mano, zingara”, “Ok il prezzo e giusto” e roba pop del genere). L’avevo intervistata 17 anni fa. Iva si è sottoposta all’esperimento rivoluzionario mai tentato nel mondo. Abbiamo aperto una room in Clubhouse (titolo “Cazzoni stonati”, e già ci siamo portati avanti col programma) e abbiamo cominciato. Siamo andati avanti per tre ore. Lei disponibile e spiritosa. Io recitando il ruolo del giornalista a schiena dritta che cercava di coglierla in castagna.

E alla fine anche i listeners e gli speakars della room, cioè i veri “cazzoni stonati”, si sono esibiti nel gioco dei piccoli giornalisti subissandola di domande spesso molto più intelligenti delle mie. Insomma abbiamo dato vita a un esperimento nell’esperimento (un metaesperimento?). Una lezione di intervista dal vivo. Volete vedere come funziona? Ecco, basta che stiate un po’ attenti.

Ricordo a chi fosse un po’ distratto che Clubhouse è un social esclusivamente audio. No video, no scritti. Praticamente una radio realizzata dagli ascoltatori. Iva entra nella room con un po’ di ansia. E confessa subito di essere messa male quasi quanto me.

“È tutto il giorno che ho un patema d’animo. Pensavo di non riuscire ad aprire tutte queste camere, queste cose, adesso ho imparato bene. Ho pigiato sulle mattonelle giuste. Ma pensa che io, deficiente, mi sono tutta truccata. Ma ti rendi conto? Poi è venuta mia nipote che mi ha detto: ‘Nonna guarda che non ti vedono mica, ti sentono solo’. E no, bestia, è tutto il giorno che mi trucco! Mi sono messa perfino la ciglia finta. Va bene, partiamo, non dico parolacce. Prometto”.

E comincia a cantare. “Canzoniii stonateee”.
Iva, sai che canti bene? Dovresti fare la cantante.
“Amore, ne avrei bisogno, vorrei fare un disco, se mi puoi raccomandare”.
Inizio decente, ma, non so perché, cominciamo a parlare di politicamente corretto. “Oggi parlare è diventato pericoloso, ti attaccano tutti. Bisogna stare attenti. Non si può dire povero perché offendi i poveri. Bisogna dire diversamente ricco. È una stronzata, o no?”.

Sì, ammetto, è una stronzata.
“Stronzata si può dire?”.
Stronzata si può dire.
“E vuoi mettere le favole? Sono tutte politicamente scorrette. Cenerentola, Cappuccetto rosso, tutte diseducative”.

Io muoio dalla voglia di cominciare la metaintervista, ma i ricordi sono tanti. I ricordi di quando la intervistai (Startekking, Rai3, con Filippo Solibello), sotto le Torri del Vajolet e lei mi svenne fra le braccia e gli alpinisti la riconobbero e cominciarono dalla cima del Catinaccio a urlare “Cento! Cento! Cento!”. “È stata l’intervista più singolare della mia vita”, dice. Poi, se Dio vuole, cominciamo.

L’intervista che andiamo ad affrontare la feci per Sette il 22 luglio di 17 anni fa. Preistoria. Facciamo il tagliando. Controlliamo se hai detto bugie, se sei pentita di qualche risposta, se hai cambiato idea. Le elezioni europee. Perdesti per pochi voti. “Mi telefonò Berlusconi con tutti i casini che aveva e anche con tutti i follini. Bella questa battuta, vero?”. Splendida. La capisco solo oggi dopo 17 anni. “Berlusconi è stupendo, non come tutta la gentaglia di cui si circonda”.

Le ricordo che l’avevo quasi convinta a cambiare bandiera, a passare a sinistra, con Prodi. “Ero molto tentata”. Io sono sempre stato convinto che tu sei comunista, una vera comunista. Li avevo convinti. Ti avrebbero presentato in Calabria. Avresti sfondato. Ma alla fine, detto con stile ed eleganza, ti sei cagata sotto.

L’esperimento finora sta funzionando. Iva conferma quello che mi disse. Ma il meccanismo si inceppa su Bandiera Rossa. Ai tempi ero riuscito a fargliela cantare. Stavolta si rifiuta. Ma come, tu, comunista di Ligonchio! “Io non sono comunista, amore. I miei erano tutti di sinistra, ma socialisti. Stimavano molto Saragat”.

Neanche da bambina? “Da bambina il prete di Ligonchio mi diceva: ‘Vai dalle vecchiette e digli di votare Dc perché altrimenti vanno all’inferno’. Io andavo dalle vecchiette e le accompagnavo fin dentro la cabina. E gli davo una mano a mettere la crocetta sul simbolo della Dc”.

Ma a casa tua erano tutti di sinistra! “Quando mio padre si presentò con il Psdi ebbe un solo voto, il suo. Non l’ho mai visto così incattivito. Non lo aveva votato nessuno, nemmeno il fratello, nemmeno il cognato. Neanche mia mamma lo aveva votato. Quando lesse i risultati prese mia madre per il collo e la sospese contro la parete. Le disse: ‘Vigliacca, perché non mi hai votato?’ Mia madre scese dalla parete e, con le mani su fianchi, disse: ‘Eh già, io vado all’inferno per te?’”.

Ovviamente arriviamo a parlare di Berlusconi, di quella volta che da Santoro disse: “Berlusconi? Proviamolo. E se non va bene gli diamo un calcio in culo”. “Questa mia boccaccia! Era la prima volta che dicevo una parolaccia in tv”. Ma poi gliel’hai dato il calcio in culo? “Berlusconi mi ha ringraziato. Ma mi ha anche detto che il calcio in culo me lo potevo risparmiare”.

Niente da fare, Iva mi conferma tutto. Il suo amore per il Cavaliere, la sua disistima per tutti quelli che lo circondavano. Soprattutto certe signore. Parli delle donnine? “Lo hanno massacrato per le donnine. Io andavo al parlamento europeo e tutti mi salutavano: ‘Ciao bunga-bunga’”.

Guarda che il bunga bunga lo ha inventato lui. “Io sono dell’idea che un uomo che ha una carica importante deve stare molto attento. Però, tra le quattro mura, può fare quello che vuole. Purtroppo si è fidato di gente tremenda. Entravano in casa sua, queste ragazze, e andavano dovunque liberissime di fotografare qualsiasi cosa. E che cavolo! Certe donne non dovrebbe tenersele lì, dovrebbe circondarsi di donne più valide”.

L’hai più sentito Berlusconi? “No. Per parlare con Berlusconi bisogna passare da due o tre di quelle che non stimo troppo. E allora preferisco non chiamarlo”. L’impressione che si ha, parlando con Iva Zanicchi, è quella di avere di fronte una donna libera. Magari si può sospettare che tra Berlusconi e Zingaretti preferisca chi ha qualche rete televisiva per farla lavorare. Ma non fino al punto da fale dire cose che non pensa.

Di gaffes nei confronti del suo Capo ne ha commesse tante. “La mia boccaccia”, dice. E non solo sul suo Capo. La Gruber? “Ho detto: ‘È alta uno e cinque, se mi passa attraverso le gambe, non me ne accorgo nemmeno…’”. Una cosetta leggera. “Ho detto una stronzata. Bestia che non sono altro. La Gruber è una persona che stimo”. Se l’è legata al dito? “Non l’ho più sentita. Se l’è legata al dito”.

Nell’intervista di 17 anni fa Iva mi parlò della sua campagna elettorale. Non aveva appoggi, alla tv non la invitavano. “Non mi restavano che i mercati rionali. Alle massaie dicevo le solite menate. Ho bisogno di voi. E loro mi hanno aiutato. E poi mi regalavano un sacco di cose. Ci guadagnavo in natura. Frutta, verdura, caciotte, salami. C’era un pescivendolo che urlava: ‘Zanicca! Zanicca! Votiamo tutti per Zanicca!’ E mi regalò un grande dentice. Ma la smettiamo di parlare di politica?”.

La smettiamo se canti Bandiera Rossa. E lì comincia la sarabanda. “No non la canto”. Allora un’altra domanda su Berlusconi. “C’è qui mia nipote che è una bambina intelligente e mi sta dicendo: ‘Nonna non cantare Bandiera Rossa’”. Passami tua nipote. “Cara, posso cantare una strofetta di Bandiera Rossa? Mi dai il permesso? Ha detto no”.

Allora faccio un’altra domanda su Berlusconi. “Noooo! Ti prego. Bandiera Rossa la trionferà, Bandiera Rossa la trionferà. Contento?”. Ce l’abbiamo fatta. Tu avresti sposato Berlusconi? “A me da giovane piacevano gli uomini piuttosto piccoli e molto intelligenti. E se erano ricchi non mi dispiaceva. Poi lui era talmente brillante! Sì, avrei potuto sposarlo. Ma io mi innamoravo sempre del batterista, del fonico, del più scannato che c’era nei pressi…”.

Quando hai detto che le casalinghe non leggono i giornali è successo un casino. “L’ho detto 17 anni fa. Nel frattempo l’Italia è cambiata un po’. Allora leggevano poco, adesso non leggono per niente. Io li leggo ancora. Due al giorno. Uno di estrema sinistra e uno di destra”. Vorrei capire qual è quello di estrema sinistra. “Il Corriere della Sera”. Ah, bè.

Mi dicesti che a Strasburgo avresti guadagnato quaranta milioni di lire. “Ma non dire cavolate”. Me lo dicesti tu. “Ma no. Magari per amore di battuta. Quello che avrei guadagnato a Strasburgo io lo guadagnavo a fare un solo spettacolo”. Ecco, l’abbiamo beccata. Prima intervista quaranta milioni di lire. Seconda intervista: amore di battuta. Il sistema della metaintervista funziona.

Le avevo chiesto, 17 anni fa, quali uomini della sinistra l’avessero affascinata. E lei mi aveva risposto: quello magro magro, quello che sembra la morte cilecca, Fassino. “Ho una attrazione fatale per le persone molto magre. Delle persone grasse non sentirai mai dire che hanno classe. Con quel culone! Invece una magrina…che classe…che eleganza… come porta bene i vestiti…E Fassino portava benissimo i vestiti. Sembrava un attaccapanni. Al mio paese dicono così, la morte cilecca, uno magrino magrino che sembra che possa morire da un momento all’altro. Che anche una folata di vento se lo porta via. Signor Fassino, se lei è in ascolto si ricordi che io la stimavo allora e la stimo ancora adesso. Ma mica è morto vero?” No, non è morto. Tranquilla.

Ma tu dimmi per chi voti “Non te lo dico. Magari non voto più per Forza Italia. Ma non sono una voltagabbana”. Ecco, il tempo passa e io ci provo: lo so, voti per Salvini. “Non sono leghista ma potrei votare per lui. Ti dirò di più: non sono una estremista. Però, ragazzi, in questo momento una lode lasciatemela fare per la Meloni. È una donna che stimo”. Ecco, appunto, il tempo passa. Ecco perché è indispensabile fare il tagliando alle interviste.

Ancora qualche chiacchiera. Enzo Ferrari che le voleva regalare una rossa e fiammante auto di lusso. Alberto Sordi che la corteggiava e le mandava fasci di rose ai tempi di Canzonissima. “Ma io sono scappata. Oggi non mi comporterei più così. Non scapperei. Hai capito?”.

La copertina di Playboy: “Ti posso garantire che dove si vede qualcosina erano foto un po’ ritoccate. Se per caso ti sei ‘divertito’ con le mie foto, era una truffa. Eh eh eh”. Il sesso che è come mangiare, come bere: “Io sono olimpionica nel sesso. Ne faccio una ogni quattro anni”.

E per chiudere, le domande dei Cazzoni Stonati. A Dolores rivela che sta scrivendo il suo quarto libro. A Riccardo ricorda quando Berlusconi telefonò in diretta durante la trasmissione di Gad Lerner intimandole di “uscire da quel postribolo televisivo” e lei non uscì. Ad Alessandro rivela che oggi in tv si va allo sbaraglio, senza professionalità e tutti parlano, anche quelli che non hanno niente da dire.

Sono passate due ore. Finisce in caciara con un generale “Cento, cento, cento, cento” e la sigla di chiusura, tutti in coro “Prendi questa mano, zingara”. Ed Iva: “Lasciate perdere, ragazzi”. Clubhouse è anche questo.

Leggi anche: “Noi siamo noi e voi non siete un … “: 8 giornali insieme per non farsi bruciare la notizia dai più piccoli

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