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Fedez contro Fontana: “Vorrei risposte serie e vere”

Il cantante: "Dopo la raccolta fondi ho avuto 15 denunce dal Codacons"

Di Antonio Scali
Pubblicato il 11 Giu. 2020 alle 13:48
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Immagine di copertina

Fedez contro Fontana: “Vorrei risposte serie e vere”

Fedez, insieme alla moglie Chiara Ferragni, è sin dall’inizio dell’emergenza Coronavirus in prima linea nell’impegno sociale. I due, infatti, hanno lanciato una raccolta fondi che in pochi giorni ha ottenuto 4,5 milioni di euro, donati poi al San Raffaele di Milano per la creazione di un nuovo reparto di terapia intensiva.

Adesso il rapper però chiede risposte chiare e certezze, e lo fa come al suo solito senza giri di parole, in un’intervista a Repubblica: “Da cittadino io desidero che i soldi delle tasse che pago siano usati come si deve, non così. E sempre da cittadino, se posso, dopo aver visto Report vorrei delle risposte vere e serie da Fontana. E’ il momento di approfondire quel che è successo, di punire certe persone. Penso alla Pivetti: vorrei che non avesse più a che fare con la cosa pubblica”, dice Fedez, che ha appena pubblicato il suo nuovo singolo Bimbi per strada.

Un messaggio esplicito rivolto soprattutto al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, considerando il successo avuto con la rapida realizzazione del reparto di terapia intensiva all’ospedale San Raffaele, cosa che non si può dire per quello realizzato in Fiera, costruito in tempi biblici “al triplo o quadruplo dei costi di quello del San Raffaele”.

Sulla raccolta fondi Fedez spiega: “Sono state coinvolte 192mila persone, persone comuni, cosa che ci ha reso felicissimi. E ancor più felici è che sia stato realizzato, sia entrato in funzione e abbia salvato un gran numero di vite”. Eppure le conseguenze negative per il rapper non sono mancate: da quel momento è partita infatti una battaglia legale con il Codacons, l’associazione dei consumatori che si è opposta per via della piccola percentuale a carico degli utenti destinata alla piattaforma Gofundme, che ha ospitato la raccolta.

“Io comunque ne esco con 15 denunce del Codacons, se non ho perso il conto. Loro hanno criticato la mia raccolta fondi e io ho risposto per le rime, facendo notare… aspetti, calibro le parole – dice – perché non voglio la denuncia numero 16 e non voglio che denuncino anche lei…. ecco, la poca trasparenza delle loro azioni. Il risultato, atti giudiziari per diffamazione, calunnia, associazione a delinquere, violenza, minacce plurime e induzione a commettere reati e una richiesta di 393mila euro di danni, che avranno solo l’effetto di intasare i tribunali”, ha spiegato Fedez.

Infine, tirando le somme, il cantante ammette: “Per la prima volta ho percepito un senso collettivo di appartenenza all’Italia, la gente ha contribuito non solo con donazioni, ma anche con comportamenti civili e rispettosi. Ho visto tassisti portare gratis medici e infermieri per esempio. Non so dire se siamo stati più bravi di altri Paesi, di sicuro siamo stati bravi, e questo già mi conforta. Forse usciamo dal virus diversi”.

Fedez Report, lo scontro con il Codacons

In questi mesi ha tenuto banco anche la lite tra Fedez e il Condacons, culminata lo scorso 10 maggio con la querela nei confronti del cantante per  “diffamazione, calunnia, associazione a delinquere, violenza, minacce plurime e induzione a commettere reati”. La querela è la conseguenza di una guerra tra Fedez e il Codacons scoppiata dopo che l’associazione, lo scorso marzo, aveva denunciato il fatto che gli utenti, per partecipare alla raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme a sostegno della sanità italiana organizzata da Fedez e sua moglie Ferragni insieme a Salvo Sottile, erano obbligati al pagamento di una commissione. Denuncia che aveva portato ad un provvedimento d’urgenza dell’Autorità, oltre che ad un primo scontro tra il rapper e il Codacons che ha coinvolto anche l’opinione pubblica.

Fedez, infatti, aveva coinvolto i suoi follower e il popolo del web nella questione, spiegando in delle storie Instagram il meccanismo di funzionamento delle donazioni su Gofundme e puntando il dito contro l’associazione dei consumatori, accusata di ostacolare la solidarietà in un momento delicato come quello dell’emergenza Coronavirus. Il rapper milanese avrebbe inoltre, secondo il Codacons, accusato l’associazione “di aver avviato una raccolta fondi in favore degli ospedali italiani e di aver distratto le donazioni per finanziare se stessa”. A spiegarlo è lo stesso Codacons all’Adnkronos: “Questa è una tesi ridicola e smentita dalle informazioni contenute nella pagina in questione del sito Codacons, in cui si dichiarava in modo trasparente che le donazioni servivano a finanziare l’attività legale dell’associazione in tema di Coronavirus.

Fedez – proseguono – ha scatenato i followers contro il Codacons garantendo loro la totale immunità affermando testualmente che internet non è ‘un mezzo diffamatorio’ e che, pertanto, ‘si può dire il caz..o che si vuole’, tesi del tutto smentita dalle sentenze della Cassazione”. L’associazione, dopo questa storia, è stata colpita da numerosi e violenti attacchi e da minacce di morte, motivo per cui la denuncia è scattata anche nei confronti di molti follower del rapper. Fedez aveva commentato basito sui social la notizia della querela, dicendo ironicamente: “Omicidio, no?”.

Leggi anche: 1. Fedez querelato dal Codacons: le accuse dell’associazione contro il rapper / 2. Fedez intervistato da Report sulle donazioni per il San Raffaele: inizialmente dovevano andare al Sacco di Galli

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