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Woody Allen: “Abusi su mia figlia? Appoggiai la testa sul suo grembo, ma Mia Farrow la plagiò”

Di Anna Ditta
Pubblicato il 24 Mar. 2020 alle 13:12
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Immagine di copertina
Woody Allen. Credit: Flickr

Woody Allen: “Abusi su mia figlia? Appoggiai la testa sul suo grembo, ma Mia Farrow la plagiò”

“Eravamo tutti nel seminterrato a guardare la televisione, bambini e baby-sitter comprese. Siccome non c’era posto per sedermi, mi piazzai sul pavimento e per un attimo posso avere appoggiato la testa in grembo a Dylan, che era sul divano. Di certo non feci nulla di inopportuno”. Per la prima volta Woody Allen racconta la sua versione sul pomeriggio del 4 agosto 1992, la data dei presunti abusi sessuali subiti dalla figlia adottiva Dylan Farrow, che allora aveva 7 anni. Il famoso regista, a 84 anni, racconta l’episodio nella sua autobiografia A proposito di niente, uscita oggi in formato digitale in Italia, in anteprima mondiale per “La nave di Teseo“.

Proprio alla replica alle accuse di molestie mossegli da Mia Farrow e dalla figlia Dylan sono dedicate diverse pagine del libro, tanto da spingere Allen a spiegare, con la solita ironia: “Mi dispiace aver ​dovuto dedicare tante pagine alla falsa accusa di cui sono stato vittima, ma la cosa ha portato acqua al mulino dello scrittore, aggiungendo un suggestivo elemento drammatico a una vita altrimenti abbastanza banale”.

A causa delle accuse di molestie, il memoir negli Usa è stato ritirato dalle stampe dal gruppo editoriale Hachette, che lo avrebbe dovuto pubblicare. Ma oggi è arrivato l’annuncio che il volume sarà pubblicato da un’altra casa editrice, Arcade. A determinare il ritiro del libro sarebbero state anche le pressioni del giornalista e paladino del movimento MeToo Ronan Satchel Farrow, unico figlio naturale di Woody Allen e Mia Farrow, che aveva pubblicato proprio con Hachette l’inchiesta-bestseller sugli abusi sessuali per cui aveva vinto il Premio Pulitzer nel 2017.

Intanto, il libro è stato pubblicato in Italia, ed è quindi possibile leggere l’autodifesa del regista di fronte alle accuse. Allen si difende accusando l’ex moglie Mia Farrow, colpevole a suo dire di aver plagiato di due figli piccoli – Dylan di 7 anni, convincendola che era stata molestata dal padre adottivo, e Ronan di 5 anni a cui aveva fatto “il lavaggio del cervello” convincendolo che il padre fosse un orco – che si sarebbe voluta vendicare del tradimento di Allen con l’altra figlia adottiva di Farrow, Soon-Yi (con cui il regista è sposato da oltre 20 anni).

Su quel 4 agosto 1992, Woody Allen scrive: “Era metà pomeriggio, ero in una stanza piena di persone, stavo vedendo la TV. Mia aveva detto a Alison, la nervosa baby-sitter della figlia di una sua amica, di fare particolare attenzione; e Alison disse alla sua datrice di lavoro, Casey, che a un certo punto avevo appoggiato la testa in grembo a Dylan. Anche se l’avevo fatto davvero, era una cosa del tutto innocua e non morbosa. Nessuno disse che avevo molestato Dylan ma, quando Casey telefonò a Mia il giorno dopo, riferendole quello che le aveva detto la sua baby-sitter, Mia si precipitò da Dylan. Secondo Monica, un’altra tata, avrebbe detto: “L’ho incastrato.” La testa in grembo con il tempo si sarebbe trasformata nelle molestie in soffitta”.

Sarebbe questo secondo il regista l’episodio da cui si sarebbero innescate le accuse, diffuse con interviste e lettere aperte che i figli Ronan e Dylan hanno cominciato a diffondere nel 2014, descrivendo il padre come un pedofilo. Nel libro Allen giustifica i figli. Dylan, scrive, “è cresciuta con la convinzione assurda di essere stata vittima di molestie. E lo stesso è successo a Satchel. Bambini di sette e cinque anni, facilmente suggestionabili e dipendenti unicamente da una madre manipolatrice”.

Su Ronan invece, scrive che “è sempre stato un paladino del diritto delle donne di far sentire la propria voce – scrive – ma, quando Soon-Yi ha raccontato la propria versione dei fatti, non gli e piaciuto quello che ha sentito. A lui, certo, sta bene che le donne dicano la verità, basta che sia la verità approvata dalla mamma”.

Woody Allen racconta con amarezza anche le delusioni arrivate per la carriera proprio dopo le accuse di molestie sessuali, come la mancata distribuzione negli Usa del film “Un giorno di pioggia a New York”. “Tanti, nel mondo dello spettacolo, dicevano in privato, a me e ai miei amici, di essere allibiti per l’ingiusto e disgustoso trattamento che ricevevo dai media, e che erano dalla mia parte; ma quando poi si chiedeva loro perché stessero zitti, ammettevano di temere  ripercussioni sul lavoro”, scrive. “Ironia della sorte -era lo stesso motivo per cui le donne per anni non avevano denunciato chi le molestava: la paura che le loro carriere venissero danneggiate”.

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