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La casa editrice di Woody Allen boicotta Woody Allen. Addio libertà di stampa (di Luca Telese)

Di Luca Telese
Pubblicato il 7 Mar. 2020 alle 12:46 Aggiornato il 7 Mar. 2020 alle 16:14
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Immagine di copertina
Woody Allen. Credit: Flickr

Ho pena per Ronan Farrow, il figlio che si trasforma in censore del padre. E trovo terrificante, e non certo una storiella di colore, la notizia che una casa editrice possa mandare al macero un libro dopo aver già deciso di stamparlo. Siamo alla caccia alle streghe, alla censura preventiva, ai roghi nelle piazze. Eppure è tutto vero, e il bando ormai totale per Woody Allen prosegue, dopo quello che è già accaduto in America per i suoi film, con l’annuncio della casa editrice Hachette di cancellare la pubblicazione dell’autobiografia “Apropos of Nothing” che sarebbe dovuta uscire il 7 aprile.

La società era stata sommersa di problemi e non ha retto. Un’ondata di polemiche, avviate dalle proteste della figlia Dylan Farrow che accusava il grande regista (nonché padre adottivo), di averla molestata. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata appunti la presa di posizione di Ronan Farrow, fratellastro di Dylan, figlio biologico di Woody e della sua storica compagna, (poi moglie) Mia Farrow. Ronan è diventato una bandiera di MeToo, dopo aver chiuso la celebre inchiesta contro Harvey Weinstein (il suo libro è tradotto in Italia con il titolo di “Predatori”).

Il figlio di Woody Allen sostiene che gli editor della casa editrice non abbiano condotto verifiche sui capitoli controversi del testo, fidandosi della ricostruzione dei fatti presentata da Allen. Il che, ovviamente, è una follia: tutte le autobiografie si fondano su “autocertificazioni” narrative: alcune delle più belle sono anche le più false. Ma provo a fare degli esempi: avremmo forse dovuto censurare “Stretta nel tempo”, la strepitosa autobiografia della regista Leni Riefensthal, regista e musa di assolo Hitler, per il fatto che fosse piena di reticenze sul nazismo? Avremmo dovuto mandare al macero “Le memorie del Terzo Reich”, il più importante libro per capire il nazismo, solo perché il suo autore, Albert Speer ci sembrava nascondere qualcosa sul suo ruolo?

La cosa incredibile in Francia è un fenomeno fino ad oggi inedito: alle proteste dei Farrow si è aggiunta una minaccia dei dipendenti di Hachette, che negli uffici di New York sono usciti dagli uffici della casa editrice. Ed io ho il terrore di una libertà di stampa sottoposta a vaglio sindacale. Ma questo è solo l’epilogo di quel che sta accadendo negli Stati Uniti, dove gli ultimi film di Allen sono stati banditi nelle sale. Negli Stati Uniti, dunque, nessuno potrà leggere il racconto di uno degli artisti che più ha contributo alla diffusione della cultura americana nel mondo: chissà se adesso gli revocheranno anche, retroattivamente i quattro premi Oscar vinti nella sua lunga carriera.

Mi diverte che un newyorkese, figlio della patria della libertà, potrà leggere questo libro solo in Italia, dove uscirà il 9 aprile, con il titolo “A proposito di nulla” (La Nave di Teseo). Mi spaventa l’ossessione censoria di un mondo di matti dove non ci si limita più a boicottare, ma si cerca di cancellare: cosa che, come è noto, facevano gli inquisitori dei roghi e i nazisti.

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