Oscar, il toccante discorso di Joaquin Phoenix: “Lottare contro razzismo e disuguaglianze, stiamo distruggendo il pianeta”

Di Redazione TPI
Pubblicato il 10 Feb. 2020 alle 07:01 Aggiornato il 10 Feb. 2020 alle 10:34
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“Dobbiamo lottare contro l’idea che una razza, un’idea sia dominante rispetto a qualcuno impunemente”. È un passaggio del toccante discorso di ringraziamento di Joaquin Phoenix dopo aver ricevuto il premio Oscar come miglior attore protagonista per il suo ruolo in Joker di Todd Phillips.

“Il dono più grande che mi ha dato il cinema – ha detto – è quello di poter dare voce a chi voce non ce l’ha. È arrivato il momento di iniziare a farci portavoce di altre cause”.

Durante il suo discorso, Joaquin Phoenix ha lanciato un appello a lottare a favore dei “diritti” contro “le diseguaglianze di genere, il razzismo, o la discriminazione Lgbt”.

“Siamo così disconnessi dalla natura, con un punto di vista egocentrico – ha sottolineato – che andiamo nella natura e la distruggiamo. Commettiamo crimini contro gli animali. Abbiamo paura dell’idea di cambiare, ma dovremmo usare l’amore e la compassione come principi di guida”.

Concludendo il suo discorso, l’attore ha ammesso di aver “fatto cose brutte nella vita, sono stato egoista, cattivo e crudele. Un collega difficile con cui lavorare. Molti di voi qui seduti in platea mi hanno dato una seconda possibilità – ha concluso – ed è lì che viene il meglio dell’umanità”.

Prima di lasciare il palco accompagnato da una standing ovation, ha citato una frase del fratello quando aveva 17 anni: “Corri verso il rifugio con amore e la pace seguirà”.

Qui il suo discorso integrale:

“Dobbiamo continuare a usare la nostra voce per darla a chi non ce l’ha. Ho riflettuto molto su alcune delle angoscianti questioni che affrontiamo oggi. Sia che stiamo parlando di disuguaglianza di genere o di razzismo o di diritti degli indigeni o degli animali, stiamo parlando della lotta contro l’ingiustizia. Stiamo parlando della lotta contro la convinzione che una nazione, un popolo, una razza, un genere o una specie abbiano il diritto di dominare, controllare e utilizzare e sfruttarne un’altra impunemente”.

“Penso che siamo diventati fortemente disconnessi dal mondo naturale. Ciò di cui siamo colpevoli è una visione del mondo egocentrica – la convinzione di essere il centro dell’universo. Andiamo nel mondo naturale e lo deprediamo delle sue risorse. Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca e quando lei partorisce, rubiamo la sua prole, anche se le sue grida di angoscia sono inconfondibili”.

“A quel punto prendiamo il suo latte, che è destinato al suo vitello, e lo mettiamo nel nostro caffè e nei nostri cereali, e penso che temiamo l’idea di un cambiamento personale perché pensiamo che dobbiamo sacrificare qualcosa per rinunciare a qualcos’altro”.

“Ma gli esseri umani, nel migliore dei casi, sono così ingegnosi, creativi: penso che quando usiamo l’amore e la compassione come principi guida, possiamo creare, sviluppare e implementare sistemi di cambiamento che siano benefici per tutti gli esseri senzienti e per l’ambiente”.

“Sono stato un mascalzone nella mia vita. Sono stato egoista. A volte sono stato crudele, ingrato, ma così tanti di voi in questa stanza mi hanno dato una seconda possibilità. E penso che facciamo del nostro meglio quando ci sosteniamo a vicenda, non quando ci colpevolizziamo per errori passati, ma quando ci aiutiamo l’un l’altro a crescere, quando andiamo verso la redenzione. Questo è il meglio che può esprimere una comunità. Quando aveva 17 anni, mio ​​fratello scrisse questo testo. Diceva: ‘Vai in soccorso degli altri con amore, seguirà la pace'”. 

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