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La battaglia contro la violenza sulle donne delle attrici di Hollywood ai Golden Globe

Di Camilla Palladino
Pubblicato il 8 Gen. 2018 alle 12:13 Aggiornato il 27 Mar. 2018 alle 19:09
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Immagine di copertina

Il 7 gennaio 2018 si è tenuta a Los Angeles la settantacinquesima edizione dei Golden Globe, la cerimonia di premiazione dei migliori film e programmi televisivi della stagione.

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Durante l’evento di gala di quest’anno, però, si respirava un’aria differente; forse perché era il primo grande appuntamento mondano dopo lo scandalo del caso Weinstein, che ha sconvolto dall’interno l’industria cinematografica.

Infatti, a seguito della scossa provocata dalla catena di denunce e confessioni pronunciate dalle attrici vittime di molestia, è nata “Time’s Up” (“Tempo Scaduto”): un’iniziativa creata da trecento volti noti di donne di Hollywood che prevede un fondo per il sostegno legale a donne e uomini molestati sessualmente sul posto di lavoro.

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Dal momento in cui le dichiarazioni su Harvey Weinstein avevano cominciato a moltiplicarsi, l’attrice Alyssa Milano, a metà ottobre, aveva lanciato una campagna social attraverso l’hashtag #MeToo, invitando tutte le donne a rompere finalmente il silenzio e raccontare episodi simili a quelli di cui già si discuteva.

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Per l’edizione del 2018 dei Golden Globe, le donne si sono unite nel segno di questi movimenti femministi e contrari alla violenza di genere, sfilando tutte sul red carpet vestite di nero, decise a determinare il cambiamento in un sistema ormai radicato.

“Troppo a lungo le donne non sono state ascoltate o credute quando osavano dire la verità sul potere di quegli uomini, ma il loro tempo è scaduto. Il loro tempo è scaduto”, ha detto Oprah Winfrey durante il suo discorso di ringraziamento per aver ricevuto il premio alla carriera (il primo assegnato a una donna nera). E continua, speranzosa: “Sta arrivando un nuovo giorno in cui, anche grazie agli uomini nuovi, nessuna giovane dovrà più dire ‘Me too’”.

Sulla scia di queste dichiarazioni, le attrici di Hollywood hanno sfruttato le interviste di rito sul red carpet per discutere dell’uguaglianza di genere, della disparità di retribuzione tra uomini e donne, delle violenze e delle aggressioni sessuali.

Moltissimi volti noti hanno inoltre scelto di camminare lungo il tappeto rosso al fianco di attivisti e avvocati che si dedicano quotidianamente alle lotte per la parità di genere e per la giustizia sociale. 

In questo modo gli ospiti hanno avuto la possibilità di parlare con i giornalisti per raccontargli il loro lavoro e, dunque, sensibilizzare ulteriormente gli spettatori su questi temi.

Ogni discorso, ogni dichiarazione, ogni presentazione, è stato costellato di frecciatine e battute nei confronti di un’industria culturale che per troppo tempo ha imposto il silenzio alle sue vittime. “Ed ecco qui tutti gli uomini nominati”, ha sentenziato Natalie Portman prima di procedere con le premiazioni, in linea con l’ironia del presentatore Seth Meyers, che ha annunciato: “C’è una nuova era in corso, e lo posso dire perché erano anni che un uomo bianco non era così nervoso a Hollywood”.

E ha poi continuato: “Per gli uomini nominati che stasera sono in questa stanza, questa sarà la prima volta in tre mesi che non saranno terrorizzati nel sentire il loro nome letto a voce alta”.

Un ennesimo momento illuminante della serata è stato quello in cui Barbra Streisand, durante la premiazione per il migliore film drammatico, è stata presentata sul palco come l’unica donna ad aver vinto il premio per la miglior regia. Streisand, quindi, ne ha subito approfittato per criticare il mondo del cinema.

“Dietro le quinte ho sentito dire che io sono l’unica donna ad aver vinto il premio per la miglior regia. E, sapete, era il 1984: è stato 34 anni fa! Gente, il tempo è scaduto! Abbiamo bisogno di più donne alla regia e di più donne candidate al premio per la miglior regia.”

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