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Lo spread oggi in leggero calo: chiusura a 278 punti base

Di Donato De Sena
Pubblicato il 16 Mag. 2019 alle 19:15 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:19
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SPREAD OGGI 16 MAGGIO A 278 PUNTI – Un leggero ribasso ma a un livello ancora alto per non destare preoccupazione. Lo spread tra Btp/Bund oggi, 16 maggio 2019, è tornato sotto i 280 punti base, precisamente a quota 278, con il rendimento del titolo a 10 anni del Tesoro al 2,68%. Ma l’allerta per il differenziale tra il rendimento dei titoli di Stato decennali italiani ed omologhi tedeschi resta alta.

Spread oggi | 16 maggio 2019 | Chiusura a 278

Ieri, 15 maggio, lo spread aveva sfiorato i 290 punti toccando quota 288 per poi scendere in chiusura a 284. Oggi, 16 maggio, c’è stata una piccola tendenza positiva.

Resta da vedere se il valore continuerà a calare anche nei prossimi giorni. L’interesse non è legato solo al costo del debito pubblico (un elevato tasso di rendimento significa alto prezzo da pagare per lo Stato per finanziare il suo enorme debito pubblico, una maggiore spesa per interessi) ma anche alla fiducia nel nostro governo e nel nostro Paese in generale.

Lo spread è sempre più considerato un barometro della stabilità del paese. Maggiori vendite dei nostri titoli di Stato indicano quanto sia negativo il giudizio sul nostro esecutivo, in questa fase elettorale troppo diviso.

Per quanto riguarda i massimi e i minimi di giornata lo spread oggi è arrivato a toccare anche quota 286 punti base per poi riscendere fino a 276 e chiudere, come detto, a 278.

Le reazioni, di preoccupazione, non si sono fatte attendere. “I premi sui Cds (credit default swaps) suggeriscono che il differenziale dei titoli di stato italiani è salito a seguito sia dell’aumento dei rischi di credito sia dei rischi di ridenominazione dei titoli in una diversa moneta” rispetto all’euro, ha affermato in queste ore il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

E ancora: l’effetto dell’aumento dello spread sul costo dei prestiti bancari a famiglie e imprese “è stato finora limitato”, “ma segnali di tensione stanno iniziando ad emergere”. “Secondo le nostre indagini – ha continuato Visco -, le condizioni di credito si sono irrigidite, specialmente per le piccole imprese, in seguito all’aumento dei costi di raccolta bancaria e al peggioramento delle previsioni economiche. Nel lungo periodo” spiega questo “colpirà l’economia reale”.